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La bella stagione

Se ne va via col sorriso malinconico, qaui crudele eppure bellissima. La bella stagione estiva che ci ha visto rincorrerci, crucciarsi, sorridere, viaggiare, impararsi. Ogni mattina una lezione nuova, per apprezzare la vita daccapo proprio in un periodo in cui sembra così difficile sentirla leggera. Nello sguardo dei bambini, nei loro giochi, nei castelli di sabbia eretti o solo sognati, e poi bagnarsi come se fosse ancora un nuovo inizio. Ho guardato spesso l’orizzonte come un foglio bianco senza sapere effettivamente cosa mi sarebbe aspettato. In tutti questi mesi non è cambiato molto, l’incertezza del presente e del futuro prossimo resta uguale a quando l’estate ci ha iniziato a scaldare la pelle. Ma non siamo stati fermi, il vuoto e l’attesa sono stati pieni di piccoli passi, di cammini che procedono stretti nell’affetto e nei sogni di chi ci sta a fianco, non siamo stati immobili, siamo cresciuti forse, e anche se fa paura non sapere come finirà, sappiamo più che mai di  non essere soli, e forse è questo alla fine che conta.

Per mano

Per mano, P. Toto, Ed. Dudag

“Per mano” è la  silloge di Paola Toto che raccoglie alcuni componimenti poetici scritti secondo la modalità dell’ acrostico. L’opera è suddivisa in due parti: ” Adesso ” e ” Per nome” in cui l’autrice ha raccolto gli acrostici ispirati nomi del “le città invisibili” di Calvino. Ho letto Paola come autrice di poestia nella sua precedente pubblicazione ( “Come in un sogno” ) dove ho apprezzato la sua capacità di muoversi con sinuosità e profondità nella struttura poetica del keiryū. In questa nuova raccolta si cimenta in una ricerca espressiva nuova ed avventurosa, dove la musicalità è la costante presenza dei versi. La cifra di Paola si conferma vincente e definita: la sua sensibilità nel percepire le intimità dell’animo umano sia “liberamente” sia ispirandosi alla lettura calviniana, sono sempre colme di un’armonia atta a scavare nell’animo del lettore, facendo della poesia il luogo dell’incontro con l’autore, in un gioco di specchi avvincente. E’ un percorso avventuroso che dal keiryū protende in direzione del verso libero, senza perdere incisività e capacità. Pur essendo un testo di ricerca poetica, la silloge ha effettivamente personalità e completezza, per lasciare al lettore la voglia di leggere ancora i versi soffici e avvolgenti di Paola. La raccolta è finemente arricchita dalle foto dell’autrice rielaborate con un’applicazione specifica che le rende ancora più in simbiosi con i testi associati.

Rischiare

Tuoni e tempeste in tumulto, un’occasione per stringersi di più.
I pensieri che sanno di nuovo ed audacia sono il miglior incipit del mattino.
Perché tenersi negli occhi per un attimo molto lungo è ciò che spoglia i sogni per farne desiderio.
E nel giorno che ci aspetta ci saranno incontri, stupori, possibilità e istanti da ricordare.
E in quel momento i suoi occhi controllavano il mio respiro.
A volte gli occhi sembrano assenti, a fissare il vuoto, invece stanno rincorrendo l’immagine del tuo viso e tutto il resto delle emozioni.
Tentativi vani per rimuovere le distrazioni: l’odore della menta, la musica, progettare viaggi, ma ogni cosa torna dove parte, nel cuore.
Resistere resistere resistere, serve poi a qualcosa o è solo un’illusione ottica con se stessi?
A volte scrivendo si crede di dare corpo al passato nelle parole ma poi, a rileggersi, si scopre che sono puri desideri fra le calligrafie.
E il cuore si piegò alla tenerezza e alla forza dei suoi gesti, e ora ogni parte di me silenziosamente invoca il suo abbraccio.
Il tuo nome è inscritto sulla mia pelle da tempo, ma troppe corazze me ne impedivano la visuale. Ad occhi chiusi percorrendomi lo sento.
Un giorno non è altro che una nuova opportunità per spargere colori sul mondo e incontrarne altri.
Non è che fisso il vuoto. È che non faccio altro che pensarti.
Ogni tanto capita che la notte i sospiri non siano di scoraggiamento, ma di felicità e bellezza.
Questa pioggia lenta si insinua, fino a fare musica tra le pieghe dei pensieri più intimi. Questa pioggia lenta ti somiglia, senza dubbio.
E questo tempo che lava le strade si diverte a scrivere in carezze di vento tutta la nostalgia dell’impossibile.
E poi giorni leggeri, soffici, inattesi si fanno largo tra le nubi come sorrisi che si aprono.
È bello questo tramonto. Sembra che tutto ricominci.
Perché fidarsi è un grande atto d’amore, ma pochi sanno onorarlo.
Insomma, ci ho messo tanto a capire e un attimo solo per liberarmi.
Le parole che si donano non tornano indietro. Quanta amarezza vederle sprecate.
Sono i piccoli tradimenti, quelli che risiedono in gesti minimi ed omissioni a dissolvere in un attimo la costruzione di un’amicizia.
E il vento sfacciato, i cieli coperti, gli struggimenti di asfalti bagnati, si è fatto autunno in un momento nell’anima che era di sole.
Incastrati in un abbraccio, come puzzle che finalmente si trovano tra le lenzuola.
Forse è il dolore minore smettere di rischiare.

#Devastante/06

Forse è stato tutto un sogno, una bolla di sapone dentro la quale sulla scia tuoi occhi ho visto un mondo che non c’è. Ho avuto paura di perderti, nella risolutezza delle tue parole, nel guardare questo amore improrio scandagliarci i giorni senza fare troppi calcoli, nel legarsi senza nodi,  lame a scalfire angoli colmi di dubbi e di necessità. Ho bisogno di saperti e conoscere che quel che provi e a cui non possiamo nè vogliamo dare un nome, è l’univoco sentire. Cercati, aspettati, annusati, aspettati, entrati l’uno nell’altro come la pioggia nella terra. Mi resta tra i capelli il profumo delle tue dita, mi stendo nelle lenzuola che sanno di te come una crisalide in attesa di volare nel battito delle tue ciglia col cuore libero eppure bruciante.

Ho avuto la fortuna di nascere e crescere in una famiglia numerosa, dove convivere quotidianamente fra generazioni diverse l’ho sempre sentito e, col tempo, considerato un’autentica ricchezza. Sono insegnante di scuola primaria ed il lavoro per cui ho studiato e che ho la fortuna di svolgere è un altro modo in cui quotidianamente trovo conferma di come insieme, di generazione in generazione, si possa crescere insieme in tempi che risultano essere veloci, complessi e spesso difficili. Il Festival delle Generazioni di Firenze è ormai alle porte, il 2 Ottobre aprirà i suoi battenti con un programma di notevole spessore,  sono certa che sarà un’occasione importante per incontrarsi, incoraggiarsi per credere davvero, in una fase così delicata del nostro Paese, che la chiave sia superare le etichette e riappropiarsi intimamente e collettivamente dell’essere prima di tutto “cittadini”. Un confronto importante con artisti, scrittori, esperti della comunicazione e del mercato, al fine di rinnovare la consapevolezza che il futuro è nelle nostre mani, nel rispetto dei bisogni e delle aspettative reciproche. Saranno tre giorni densi e fantastici, emozionanti e significativi. Sarà un piacere anche cercare di trasmettere le belle sensazioni che ci accompagneranno attraverso le parole. Buon Festival a tutti!

http://www.festivaldellegenerazioni.it/index.aspx

#Devastante/05

Quella sera le stelle non erano poi così brillanti, colpa dei tuoi occhi accesi sulla mia pelle come tizzoni ardenti, le scintille di un falò di fine estate. Eppure i brividi non mancavano di rincorrersi, il tempo scivolava via come ghiaccio nel bicchiere.Quella sera fu un caso forse o forse la distrazione dei miei pensieri. L’audacia guidava la mia mano, arrivò sulla tua camicia di lino bianco, intorno la gente parlava, la musica era molto alta. Il mondo si è fermato per qualche secondo, il tempo di sentire nella mia mano la tua pelle, il suo calore, e ancora più sotto lo scalpitio del tuo cuore. Mi sono chiesta come possa tanto amore stare in intervalli minimi di un galoppo impazzito. Poi ho visto i miei occhi nei tuoi, e lì ho trovato la risposta.

#Devastante/04

Se devastante è  la tua presenza a un passo da me, dove sono gli occhi a sfiorarsi per improginare i pensieri, se devastante è la tua lontananza che mi cuce addosso malinconie e desideri, ancor di più lo è la libertà di lasciarsi andare. Sparire, dissolversi, senza sapere se faremo mai ritorno a ciò che in certi momenti siamo. Un’altalena, un elastico, ben arpionati sulle pareti scivolose del cuore. Lasciarti respirare, lasciarti spazio, lasciarti libero, anche di partire. Eppure anche questo io lo chiamo amore, e il sangue si fa inchiostro nella sua corsa impazzita, le vene si fanno pentagramma di armonie sgualcite. Il mio “dove sei” sarà un soffocato verso imperfetto come il fuoritempo che infondo siamo l’uno nella vita dell’altro.

Esercizi di stile

Esercizi di Stile, R.Queneau, ed Einaudi, trad e prefazione di U.Eco , postfazione a cura di S.Bartezzaghi

Ci sono libri che attendono sulllo scaffale eventuali letture e momenti adatti a essere letti, così nel week tropicale che ci ha preceduto, mi sono dedicata a Queneau e ai suoi “Esercizi di Stile”, da brava calviniano incuriosita da tale opera e autore. Ho sempre rimandato questa avventura di lettura, per il timore che potesse essere noiosa. E’ stata un’autentica scoperta davvero stimolante, e soprattutto divertente. Queneau racconta un episodio di vita quotidiana molto semplice e lo rielabora con 99 variazioni attingendo agli strumenti dei giochi linguistici, della retorica, dello stile e ottenendo un grande coinvolgimento e divertissement nei confronti del lettore. Un libro meraviglioso ricco di spunti interessanti che possono essere utili anche applicati alla didattica specialmente sulla rielaborazione del testo fin dalla scuola primaria, ma anche, in tempi di talend scout e laboratori di scrittura, un impareggiabile miniera per scribacchini che vogliono mettersi alla prova. Soprattutto credo che questo capolavoro sia la meraviglia perchè ci ricorda come sia prezioso giocare con la scrittura/lettura: un modo per affinare gli strumenti relativi ma soprattutto per sovvertire punti di vista. Imperdibile.

#Devastante/03

Anche se so che non ci sei, mi volto a cercarti. Sono legami i tuoi pensieri, mi stringono i respiri, l’anima, si annodano intorno ai polsi per non lasciarmi. Di questo ho bisogno: di appartenenza, necessità e calore. Conto i giorni in cui ancora ti incontrerò nel fondo dei miei occhi, sono sempre troppi. Ho congedato le aspettative, le definizioni, le cornici intorno alla tela dei colori impazziti sulle nostre emozioni, difatti è prova d’amore inappellabile il fatto che esista un noi. Non smettere di cercarmi, resto immobile e ardente per farmi prendere, risucchiare, stringere da te, ogni giorno, ogni momento.

#Devastante/02

C’è uno strano gioco fra sussulti e attese, consapevoli di regole non dette. Si schiude nel momento in cui i tuoi occhi mi afferrano,  uno sguardo penetrante che mi spoglia di ogni armatura. Illusa che fossi tu a leggere la mia nudità, è uno stupore che si fa respiro corto: nei tuoi occhi sono io che mi conosco, mi sento, mi vivo. Da quanto i tuoi occhi mi accarezzano, ho dimenticato tutto il tatto; c’è paura e bellezza. Nelle tue iridi corrono i battiti impazziti, come se il sangue che mi rimbomba nelle tempie fosse l’inchiostro con cui  mi racconti. Tu non fermarti.

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