Non ho mai temuto la tua pistola anche se in certe sere l’ho ritenuta ingombrante e, per ossimoro, ingiusta. Di fianco a noi brillava nella notte con un fascino sinistro che ricordava i tuoi occhi. Era contro ogni mio ideale dormire al fianco di chi vicino al letto si portava un’arma da fuoco benchè per nobilissimi motivi eppure non avevo paura: ti stavo al fianco senza difese, delle tue sparizioni, dei tuoi viaggi non mi aspettavo spiegazione, mi bastava il tuo “ti amo”. La tua superiorità, il tuo controllo su di noi, era divenuta per me normalità così come la mia ubbidiente dedizione. Entravi ogni istante di più nei miei pensieri, ti facevi largo nei giochi col mio corpo, mi facevi credere all’indispensabilità reciproca. Tuttavia, seppure dentro a un vortice passionale intenso, ho sempre camminato sul filo della perdizione con coscienza. E poi un giorno non sei più tornato. 5 colpi. Uno per farmi fuori. Gli altri quattro per gioco. Forse non saprò mai il senso di tutto ciò, il motivo del tuo frastornarmi d’amore per poi dissolverti. So solo che i tuoi colpi erano netti: far innamorare, rendersi indispensabili, far impazzire, non spiegare, sparire. Facevo bene a non temere la tua pistola perchè sono stati i tuoi occhi, le tue mani, le tue parole a puntare dritto sul bersaglio del mio cuore. Tuttavia hai sottovaluto che per colpire al cuore un cuore bisogna averlo. E non è il mio caso, 5 colpi a vuoto sibiliano e poi spariscono senza lasciare traccia.

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