Sono un soffio in un ruga, sono gli anni che passano e che racconti scandendo parole lente e stagioni veloci, è quel selvaggio esistere senza dover rendere conto a nessuno che si moltiplica vent’anni dopo acuizzato dalla consapevolezza. Sono occhi forse più disillusi ma comunque brillanti, capaci di non arrendersi. Sono mani che si cercano con esitazione e desiderio e trovandosi si riconoscono e al tempo stesso iniziano qualcosa di nuovo. E’ immaginarsi la vita dell’altro nella distanza del tempo e dello spazio, è sfogliarsi su corpi imperfetti che narrano la nostra storia e non resta che abbandonarsi all’abbraccio dell’altro, diventare un unico fremito e aggrapparsi senza etichette, senza domani, lasciarsi scorrere dal viaggio delle dita raccolti nel momento.

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