Racconterai delle mie labbra tortuose che pronunciavano baci e parole come scintille di un falò, delle albe che ci scioglievano di desiderio, di come dentro ai tuoi occhi fossi ancora più bella e di quanto, dopo i tuoi abbracci, tutto il mondo sembrava accorgersi della mia primavera. Racconterai, e lo farai sottovoce, quasi come fosse solo a te stesso, di un amore senza casa, senza fine, senza nome, che sapeva divorare distanze e tempo, di come io catalogassi i minuti non con i numeri ma con il nome dei tuoi sapori e profumi, di come tu conoscessi ogni cosa di me da sempre e prima di me. Racconterai di come si fa presto a innamorarsi delle parole e ancor prima a innamorarsi di uno sguardo fisso nel proprio in cui si vede riflesso il proprio universo e al tempo stesso molto di più di ogni prospettiva possibile. Racconterai di come il mare nel suo onesto azzurra ci abbia cullato e delle innumerevoli onde anomale delle tue mani tra le mie gambe. Sarà una narrazione di respiri di due che si amano e hanno solo voglia di viversi, di come il letto vuoto porti il nostro nome, di come tutto sussulti, di come la vertigine su un oceano di incognite possa chiamarsi “provarci e riuscirci”. Racconterai di come tra le tue braccia io sia rinata in mille donne e riprendedomi la vita avvinghiata a te ho iniziato ad abitarti.

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