E certo che ne abbiamo viste tanti in questi anni. Abbiamo visto carovane di viaggiatori andare, tornare o partire per sempre. I nostri cuori sono invecchiati o solo maturati: le rughe si sono avvicendate come ferite sulla pelle e ogni cosa si è insinuata con un effetto ancora maggiore su di noi. Chissà se mi riconosceresti ora come allora, come in quella sera di fine inverno nelle luci blu soffuse di un locale in un giorno feriale pieno di stanchezza e sogni arretrati. Forse riconosceresti da qualche parte nascosto il ricciolo sull’orecchio che ti colpì, ma poi spostandoti sugli occhi ti mancherebbe quella luce innegabile di chi ancora si aspetta tutto dalla vita. Quella ragazza non c’è più. Quella ragazza che chiamava le passioni con nomi propri, che ondeggiava sui fianchi come fossero onde, che sognava con la stessa tenacia di chi ha visto la morte in faccia è sparita, è partita. Si è allontanata lentamente, un pezzo alla volta. Si è smarrita, si è persa, ha rinunciato. Quella che amava e viveva di libertà ora  vive perchè respira e niente altro le sussulta tra i brividi. A volte ha paura, ma non può permetterselo più di tanta. Caccia indietro le lacrime, aspetta che gli istanti lunghissimi si dileguino e prosegue camminando sulla sua corda in equilibrio, cercando un rifugio in cui, anche solo per un attimo, fermarsi, chiudere gli occhi e vivere da capo, vivere altrove, vivere.

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