La crudeltà delle fiere di paese nelle domeniche pomeriggio che sanno di primavera e solitudine. E’ una sfilata di maschere, dove i capelli, i vestiti, i trucchi tirati a lucido. Passano anni e stagioni in pochi istanti: i bambini di ieri che incontri per caso gà adolescenti, tra il dirti e lo sfuggirti, le mamme giovani e rampanti di un tempo, rassegnate nell’ultima ruga che forse lascia spazio ancora almeno a un sogno, gli assenti impronunciabili, e tutti quei futuri che per altri sono stati normali e che per te sono solo e soltanto ambizioni sbagliate, quella benedetta normalità così irraggiungibile. Sono crudeli le fiere di paese, concentrano in un tempo e spazio limitato tutti i mondi che non sono e che ti vedi passare dinanzi agli occhi, camminandoci attraverso per sentirti ancora nell’angolo della tua solutidine.

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