Fece il conto. Possibile che lui in due mattonelle dinanzi al porto, in mezzo alla gente e alle code per i traghetti,in un giorno festivo e la luce sfrontata della primavera, l’avesse fatta sua? Ancora un attimo prima erano baci rubati sotto ai portici, fianchi che si riconoscevano con le spalle al muro e le braccia al collo, sguardi della gente sul loro aversi. Occhi che desideravano spudoratamente con audacia e infinita dolcezza. E poi all’improvviso il mare, quello grande immenso, di un azzurro quasi grigio come a volersi difendere dalla bellezza del loro amore. Le onde le sentiva dentro: ad ogni centimetro che lui rendeva brivido muovendo la sua gamba. Era come una pioggia leggera e tropicale,stillava colando silente, densa, calda mentre lui premeva sulla sua pelle. In mezzo c’era un esercito di vestiti, di paure, di interrogativi, eppure tutto era più forte di ogni razionalità e di ogni passione. Era qualcosa oltre. E tutto il mondo chiuso in due mattonelle, con la vita appoggiata al muretto del pontile: sembrava davvero perfetto quell’istante tra le loro braccia, tutto il resto fuori. Oppure come nello spazio tra due lenzuola, un sopra e un sotto, dove i corpi giocano a conoscersi, a inseguirsi, i respiri si intersecano, le parole non occorrono più, lasciano spazio alle mani e agli occhi per dirsi quanto di indicibile possa esserci tra due che si amano. Lei si fermò sul suo petto, voleva udire il ritmo di quel cuore grande che l’avvolgeva. Lui le accarezzava i capelli con le dita e l’anima con gli occhi, la sentiva sua e a lei piaceva molto questa sensazione. Annusava la sua pelle, odorava di buono e di desideri, amava passeggiare nelle pieghe dei suoi muscoli e delle sue vene, per un istante le sarebbe piaciuto essere Michelangelo e scolpire quel momento e rendere il marmo anima vera. Si chiedeva con la semplicità più innocua,come potesse accadere che la pelle dell’altro dopo poche ore potesse sembrarle così familiare. “E’ lo straordinario, accade” rispose lui. E a lei sembrava la vita che immaginava quello in cui lo straordinario era ordinario. Ansimò il suo nome, imparò l’amore da lui come una musica, una partitura di ritmi e attese, amava farlo felice. Non era più tempo di domandare ma di viversi. Più tardi, nel viaggio di ritorno, si sarebbe annusata la mano rendendosi conto di sapere di lui, lui dappertutto. E avrebbe sorriso, perchè non c’era altra cosa migliore di questa intimità in cui di due ci si sente uno.

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