“Leggi nei miei occhi “Amami e fammi male” ma non è così, impossibile così.” Si ripeteva questa frase di ritorno dall’ultima corsa dell’autobus in un caldo afoso e morbido di grigi e ombre. Ogni tanto d’improvviso sentiva il suo profumo sul dorso della mano, ogni tanti ascoltava i suoi occhi lucenti e pieni di vita frugargli addosso seppure nella lontananza, lui c’era, addosso a lei come una musica che non si può fermare. La parola male non poteva certo andare col suo cuore. Ripensava così con leggerezza ed emozione a quell’amore che gli aveva donato. Un amore imperfetto, segreto, clandestino. Uno di quegli amori che fa la diffrenza ogni mattina quando aprendo gli occhi decidi se prenderti tutta la vita che c’è o dormire in un coma esistenziale. Un amore fragile, surreale, intenso, la debolezza di un vagito, l’irruenza di un orgasmo improvviso. Quell’amore le frugava l’anima. Scandagliava i suoi sogni, debellava ogni maschera, ogni difesa, la spogliava per renderla nuda e autentica. E’ che lui la sapeva amare, anzi ancora prima di questo la sapeva. A volte quasi si impauriva di quanto lui con pochi elementi, con pochi tocchi, con pochi incontri la conoscesse così bene, così intimamente ed era meraviglioso tutto ciò: essere capiti senza dover spiegare, senza dover tradurre quello spazio che c’è tra la pelle e l’anima ogni volta. Era un amore senza prosettive per questo le piaceva tantissimo. Contava solo lo scegliersi momento per momento, senza etichette nè date di scadenza. Era un amore che odorava di buono e che la faceva rinascere di giorno in giorno, essere migliore, conoscersi, avventurarsi, col rischio dell’irrinunciabilità.

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