Erano stati vicini, vicinissimi nella distanza di un soffio. Si erano sfiorati come due viaggiatori noti, persino baciati nel corso del tempo, mai distrattamente. Avevano sentito i loro battiti accelerare col desiderio di varcare per un attimo ad occhi chiusi i confini dei ruoli. Si abitavano dentro da anni, senza darsi una definizione, un nome, una cornice. Erano una tela meravigliosa, colorata di brividi e inquietudini, sentivano di appartenersi l’uno all’altra, senza recriminazioni nè aspettative. Erano rimasti nel limbo dell’ineffabile, ardendo e sentendosi. Ogni tanto ciascuno a modo suo aveva immaginato l’altro, sciogliersi in un bacio, in quel momento in cui le parole tacciono e lasciano le labbra parlare con altri mezzi, con altri umori e mentre si erano immaginati le mani correvano sui sentiri di una pelle impaziente. Sarebbe arrivato quel giorno in cui si sarebbero appartenuti, non sarebbe stato un incontro profondo ma un ritorno a casa senza aspettative, solo felicità.

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