Ho sempre ritenuto l’essere donna un grande privilegio. Sono nata e cresciuta gioiosamente in una grande famiglia affollata di donne dove convivevano generazioni, storie e tradizioni regionali molto diverse: è in questo contesto che ho respirato che ho imparato la diversità come valore perchè le donne da sempre sanno per propria identità portarsela addosso e viverla come ricchezza. Ho avuto la fortuna di incontrare docenti capaci di mettere in risalto la femminilità e l’autoderminazione delle donne, dall’infanzia fino all’Università e a modo mio ho cercato di essere anche io, modulando con tempi e generazioni diverse, questo aspetto. Io non ho mai desiderato di essere un uomo, perchè amo profondamente l’universo femminile: mi piace ascolarlo, scriverlo, impararlo e soprattutto viverlo. E credo di essere lunatica, passionale, determinata, coraggiosa, infinita come ogni donna lo è. In tutto ciò per educazione e convinzione non sono mai stata una fissata col matrimonio e la famiglia come realizzazione massima del sè. Un po’ per vicessitudini un po’ per convinzione ho imparato a bastarmi da sola, a volte a caro prezzo. Non ho mai sognato il principe azzurro nè tanto meno aspettato, ma ho sempre dato tutta me stessa in ogni relazione, senza risparmiarmi minimamente, così nello studio, nel lavoro, nelle (tante) cose che amo. Ammetto di aver vissuto sempre pienamente il mio essere donna ma ammetto anche che donne si diventa, giorno per giorno. E in questo senso non sarò mai abbastanza grata a mio figlio per la donna che sta diventando. E’ qualcosa che si comprende solo dopo qualche tempo. E’ facile sentirsi dire che i figli ti cambiano, nel mio caso diventare mamma ha significato prendermi o riprendermi delle mie parti di donna che ancora non avevo esplorato o che avevo messo da parte nel nome delle convenzioni, del quieto vivere. Essere mamma mi ha rimesso in gioco, a volte faticosamente perchè mi ha fatto capire le cose davvero importanti, le cose a cui tengo ma soprattutto mi spogliato di armature e bei ricami per tornare all’essenza di me, mi ha fatto guardare allo specchio, mi ha dato il coraggio di guardare nel mio bagaglio dell’anima e provare a usare strumenti nuovi come a viaggiare senza bussola. Non credo di essere poi così tanto cambiata, credo solo di aver trovato grazie a mio figlio il coraggio di essere ciò che sono. E oggi che sono 5 anni lo voglio ricordare così. Grazie piccolo grande uomo.

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