In principio era la tua voglia di vivere: effervescente, affilata, gioiosa capace di scandagliare le mie profondità e trasformarle in leggerezza. Furono la tua allegria, il tuo rossore sulle gote, la tua fiducia nel mondo a sciogliere gli stalattiti dei miei giorni. In un momento i tuoi occhi furono le stelle nelle mie notti senza nome. Non hai fatto assolutamente niente per turbinare la mia vita, ho fatto tutto da solo. In principio erano le tue parole che sapevano incantare e dare ossigeno a chi della corsa si ricorda solo la fatica, poi ho annusato la tua vita: sapeva di sogni, di treni da non perdere, odorava di buono, di uno stupore che planava tra passione e leggerezza.

Ti ho cercato.

Ti ho inseguito.

Ti ho voluto.

A piccoli passi mi hai lasciato entrare, in una danza sinuosa di ritmi difficili dove a ogni mia esitazione corrispondeva una tua marcia in più. Dubitavo e ti desideravo, ti prendevo e mi eclissavo, ti inseguivo e ti facevi trovare. Hai sempre assecondato i miei tempi, i miei verbi, con stupore e qualcosa che se non era ancora amore di certo era lì, in quei paraggi di definizioni. Travolgnete, ecco cosa sei stata. Dalle tue parole sono passato alle tue labbra per farmi incendiare di baci, fino a gustarsi sulla punta del piacere, leccandosi di sogni e orgasmi. Io così preciso, ermetico, inquadrato, mai un fuori tempo, mai una sincope, mai un’eccezione nel mio tempio di regole ho scelto di essere travolto dal tuo eros. Un eros non tanto fisico, sarebbe stato più facile uscirne, ma mentale: un intrigo di pensieri, la seduzione del tuo modo di essere e di stare al mondo che a volte ho persino invidiato, quel tuo camminare nei sogni e appassionarti fino a farli divenire realtà. Mi sono lasciato stregare per mia libera scelta mentre tutto il resto della mia vita ordinaria e apparentemente appagata scorreva come l’orologio di un tribunale. Dici che ti faccio stare bene, che ho tirato fuori da te tutta la bellezza che aspettava solo di viversi e di farsi guardare. A volte non ci credo. Tu basti a te stessa, vorrei divorarti invece io. Io vorrei divorarti ogni giorno, ogni momento sfamarmi di te, della tua essenza, della tua pelle. Eppure resto qui sul baratro, incollato ai miei “dovrei”, nel cono d’ombra del mio senso di colpa. Solo un lieve fruscio muove l’aria pesante intorno. Il battito delle tue ali mentre prendi il volo.

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