Sto leggendo “E la felicità, prof?” un testo amabile sulla scuola e anche sul primo giorno di scuola. Ho passato rapidamente in rassegna i miei primi giorni di scuola, perchè con la mania naturale della memoria che ho li ricordo molto, molto bene. Non sono evanescenze ma flash netti e in qualche modo ancora palpitanti. La rassegna dei miei primi giorni di scuola come alunna non avrebbe certo garantito una carriera scolastica come lavoro: è sempre stato un giorno abbastanza difficile. All’asilo un giorno di lacrime, alle elementari un giorno di paura, alle medie un giorno di incertezza: il senso di abbandono, di distacco e successivamente di inadeguatezza, prevalevano sulla curiosità, la scoperta, la meraviglia che invece avrebbero puntualmente caratterizzato i giorni successivi coltivando quell’amore per la scuola come luogo in cui possono accadere cose belle. Escluso un primo giorno di scuola da alunna in una nuova città e in un liceo antico e elitario, per cui dall’appello la prof di matematica mi fece capire che in quel nuovo contesto non ero assolutamente nessuno, gli altri primi giorni delle superiori (dopo aver cambiato scuola) li ricordo con molta solarità perchè c’era la complicità di ritrovarsi con gli amici  e anche con prof originali ed accoglienti. E poi in facoltà con l’adulta consapevolezza, o illusione, di poter scegliere come e dove poter iniziare il nuovo anno. Certo poi il gioco si è ribaltato e sono finita dietro la cattedra. Il primo giorno di scuola da maestra a 24 anni in mezzo ai bambini dell’asilo da sola è indelebile. Una bimba mi si è avvicinata e mi ha detto “voglio la mamma” e avrei voluto risponderle “Anch’io”. Certo questa “empatia” mi accompagna tutt’ora. Il primo giorno di scuola è carico di aspettative, paure, desideri che poi si sciolgono nella quotidianità dei giorni successivi. Per questo ogni anno cerco sempre di regalare un primo giorno speciale ai miei alunni, sia quando è un incontro come in prima elementare che il ritrovarsi nei giorni successivi. Un primo giorno che sia una festa, intima, tra di noi, per ritrovarsi come persone e magari rimanere tali prima dei numeri, dei programmi, dei voti,di tutte quelle cose che poi non definiscono il nostro lavoro se prima di tutto non c’è una preziosa umanità condivisa, ogni giorno. E a quell’umanità dare spazio da subito, dal principio perchè il viaggio abbia inizio. Ovunque siate, davanti o dietro la cattedra, che sia un bel giorno, principio di una bella annata dove nel setaccio della memoria resteranno le meraviglie dell’essersi incontrati e vissuti.

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