R. Gazzaniga, Einaudi 2016

crhvljcwgae9kfxEstate, adolescenti, bosco. Nel suo secondo libro Gazzaniga ci riporta negli anni ’90, fra un gruppo di ragazzi che echeggiano S. King nel trapasso definitivo nell’adolescenza. Ambientato a Lamon, un paese fra le montagne Venete, il giovanissimo Luca attraverso vicissitudini familiari e relazionali tra amicizia e primi innamoramenti, arriva a una nuova conoscenza di sè con uno sguardo che rapidamente matura. I toni scansonati dei primi capitoli in cui predomina l’atmosfera della formazione individuale e di gruppo lasciano rapidamente il passo a eventi più complessi a metà tra il giallo e il thriller dove antiche verità familiari si intrecciano con suggestioni del luogo tra leggenda e realtà. Il “bosco” pertanto non è solamente l’altrove in cui confluiscono immaginario, paure e sfide col proprio sè, è anche un luogo collettivo dove una comunità si rispecchia così come il tempo del romanzo, anno 1989, non rispecchia solo il tempo dei ragazzini ma anche il tempo della società. In questo senso i vari riferimenti generazionali di quel momento (le scarpe Reebok, Bon Jovi, Holly e Benji, Drive In, Vialli e Mancini, Sabrina Salerno, i fatti di piazza Tienanmen e molti altri simboli delicati e non invasivi rispetto alla narrazione) creano una sorta di museo virtuale dei ricordi per chi in quegli anni aveva l’età del protagonista. Nel punto drammatico del romanzo c’è una famiglia che si sgretola, un gruppo di amici che entra in crisi, un punto di rottura fra prima e dopo, l’esatto momento in cui le cose non sono più come sembrano che coincide con la coscienza che “con lacerante certezza che, quel giorno, tutto sarebbe cambiato”. Il romanzo è un viaggio fatto di scoperte: della propria sessualità, del primo bacio finto e del primo bacio vero, di sguardi che si posano con pulsioni incontrollabili sui decoltè delle amiche. E’ molto tenero e crudelmente realistico il tono con cui Gazzaniga traccia il rapporto tra l’adolescenza e la scoperta del proprio corpo: lo fa con sincerità e quindi con poesia. E’ anche un romanzo di ri-scoperte come quella del legame fraterno fra Luca e Giorgio, una complicità che si fa protezione. Il finale inatteso e cruento svela definitivamente la realtà, se stessi e gli altri, la linea d’ombra che separa dall’adolescenza in un climax rapido fra un paio di colpi di scena e un inseguimento. L’autore utilizza il linguaggio in modo magistrale: dialetto e lingua italiana si intersecano in un bel gioco di suoni che contestualizzano la storia così come certi nomi degli anni ’90 (in fondo tutti quanti chiamavamo all’inizio “rampichino” le mountain bike). Gazzaniga regala ai lettori un libro dolce e amaro come è quell’età e lo regala soprattutto alla nostra generazione che trova finalmente una voce d’impatto e sincera a raccontare la storia di uno, le emozioni di tanti.

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