Accidentalmente ieri è stata una di quelle giornate infinite al lavoro, dalle 9 alle 18 e in svariate cose, non solo alunni. Accidentalmente ci sono giorni in cui non riesco ad avere tempo per essere raggiungibile ( e invece lo vorrei essere) se non per urgenze familiari e mail di lavoro. Così nella giornata di ieri su Fo e Dylan non sono stata presente nelle innumerevoli e variegate parole che la rete “vomita” su fatti del genere e quando ho saputo dei due “eventi” era molto tardi e sono crollata.

All’alba però non potevo non pensare a loro due. E così ho risentito nella memoria la voce di Fo leggermente roca e buffa, come il suo mistero.Sono riconoscente ai miei per quelli spettacoli che in casa passavano di parole strane, incomprensibili eppure affascinanti e ai prof delle superiori che me lo hanno fatto conoscere così.

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“Non ti sei mai girata a guardare la disapprovazione dei giocolieri e dei pagliacci
quando tutti facevano trucchi per te
non hai mai capito che non è bello
non dovresti permettere agli altri di provvedere al tuo divertimento” E di lui? Di lui Dylan cosa dire? Mi sono sempre andate strette le definizioni e categorizzazioni troppo rigide, poesia non poesia, forse per quello la mia grande passione letteraria la vivevo in modo sterile e sono passata a studiare cinema e teatro, mondi più possibilisti a livello di sistematizzazione del sapere. Di lui dirò che l’ho conosciuto da ragazzina grazie a De Gregori, che mi piacciono la sua musica, la sua armonica, i suoi versi e che spesso mi sono vista nelle sue canzoni, e il mio cuore ha tremato.

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