Per caso ieri ho visto la Chiesa della Madonna delle Grazie di Norcia crollare in diretta tv dinanzi ai miei occhi. Era quasi faticoso nella polvere nebbiosa capire davvero cosa stesse accadendo. Dalle 19 ho seguito con apprensione il susseguirsi delle scosse nelle regioni interessate, pensieri veloci ma intensi, il buono stupore di sapere che quanto meno non ci sono state vittime. La terra trema, gli edifici si sgretolano in un soffio. Ancora devo riordinare le idee. Su quanto accaduto, in termini di intensità e di rischio, di stati d’animo per chi ha trascorso ore di terrore. Sul ruolo primario che soprattutto nelle prime ore i social hanno avuto nel trasmettere immagini e notizie di quanto stava accadendo. Di quanto i bambini, vedendo mio figlio di cinque anni approcciarsi a queste notizie, nonostante quanto si pensi a volte superficialmente, nonostante i bombaramente multimediali a cui sono sottoposti, sappiano benissimo distinguere la fiction dalla non fiction. Tra poco entrerò in classe, penserò all’anno in cui durante il terremoto in Emilia per molti mesi abbiamo avvertito le scosse per cui facevamo frequenti evacuazioi. E penserò guardando i miei alunni alle parole “consapevolezza” e “prevenzione” per questo Paese ancora troppo a rischio.

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