“Cosa resta di noi”, G. Simi, Sellerio 2015

Come se niente fosse successo, anche se era bello che fosse successo.

Il noir di Simi è un romanzo sfaccettato e profondo, capace di coinvolgere e stravolgere il lettore nella giostra di eventi e dinamiche pagina dopo pagina. Al centro della vicenda ci sono i coniugi Edo e Guia nello spazio limbico che è l’impossibilità di avere figli. Guia, scrittrice e donna determinata, riversa tutto il suo dramma di “morte al contrario” (così definisce la sua mancata maternità) nel romanzo che tenta di proporre alle stampe. Edo, che è anche il narratore, si occupa dello stabilimento balneare a Viareggio e ne segue direttamente la ristrutturazione. La crisi matrimoniale dei due si acuisce con l’entrata in scena di Anna, presenza fuori dagli schemi e elemento di svolta narrativa. Con il suo ingresso la trama si intensifica nel ritmo, nell’accedere degli eventi, nelle ambientazioni sempre più spietate e grottesche che ben ricalcano il mondo della tv, dell’informazione, delle relazioni, dello spettacolo, dei social. In questa dimensione ampliata dalla scomparsa di Anna la coppia si disintegra, cadono le ultime roccaforti del precario equilibrio e nuovi inattesi cambiamenti prendono spazio. Edo è un personaggio di impatto come la scrittura che racconta la sua storia: misurata eppure spontanea, leggera ma profondissima, lieve e acuta, burrascosa e penetrante. Suscita l’empatia del lettore perchè è anche il punto d’osservazione priveligiato di relazioni e accadimenti che hanno molti ancoraggi con gli episodi di cronaca negli ultimi anni relativi alle donne scomparse. Il testo di Simi ha il grande dono di restituirci una Versilia autentica fatta ad esempio di locali da ballo in cui da ragazzini siamo stati esattamente con la classificazione dei giovani contenuta nel romanzo, una Versilia autentica e caratterizzata che Simi ha saputo raccontare rendendola finalmente universale. E’ anche un gioco col lettore sul senso stesso della narrazione: alla fine il romanzo che non viene pubblicato perchè inadatto ai gusti del pubblico e all’esigenze dell’editoria diventa una storia che comunque ci arriva attraverso le parole di Edo. E’ un romanzo in cui gli abissi personali, la casualità, si mischiano in modo alchemico e casuale con il palinsesto televisivo e le sue assurde regole, con la solitudine e con lo stato sociale di donna ancora oggi eccessivamente legato sotto certi aspetti all’idea di moglie e madre come condizioni fondamentali. E’ un storia sulla necessità di scrivere come atto dovuto a chi non ha più voce. Il finale è un topos classico: la cura del viaggio per comprendere se stessi e gli altri, per fare ritorno alla propria terra e vederla finalmente con la distanza opportuna per ritrovare quanto meno l’amore di sè. Un libro intenso, scorrevole, coinvolgente e al tempo stesso estremamente intimo, capace di sfiorare corde profonde per restarci.

Ma niente brilla come brillano i miraggi

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