Qualcosa di selvaggio

Ho pensato a qualcosa di selvaggio, qualcosa che a che fare con la tua mano. La tua mano che già mi accarezzava parola dopo parola, farsi pelle affamata tra le mie pieghe. Ho pensato a qualcosa di molto libero, dove tu ancora scrivevi ma senza inchiostro e tasti se non con lo stato liquido delle mie emozioni e gli angoli dove gli impulsi facevano eco e vibrazioni. Ho pensato che finalmente stringendoti si annullava ogni parola, disgregandosi nell’immensità divoratrice del momento. Come un falò, come uno specchio, come una redenzione dove bruciando tutto si consuma per prendere il volo: tu, ogni emozione nasce nuova e rinomina la vita.

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Dalla platea

E poi ci furono applausi scroscianti, qualcuno in piedi ad acclamare, gli artisti a inchinarsi. Le luci soffuse iniziavano a farsi, i drappi rossi a stendersi ma nei pensieri restavano ancora tra le pieghe battiti su quanto dal palco mi era arrivato dritto come un tuono nello stomaco. La calca rumorosa di spettatori si avviava chiassosa all’uscita, di fronte a me sul palco ogni elemento era in rapido disastellimento ed io restavo a guardare lo spazio farsi rapidamente vuoto fino a ritrovarmi tra le poltrone blu. Mi alzai leggera e curiosa, arrivai al palco nudo, annusai l’odore di legno e un vento di nostalgia mi scosse l’anima, lo accarezzai come si sfiora una cicatrice. Mi annodai la sciarpa e lentamente mi avviai all’uscita quando sulla sinistra notai un barlume, gli andai incontro arrivando così alla cabina del suono dove il tecnico stava riponendo via cavetti e strumenti. Si voltò, mi guardò con gli occhi colmi di luce, due scintille nel buio. Avevo la strana sensazione che fossero occhi familiari e al tempo stesso nuovi. Mi sussurrò un” ciao” abbastanza ravvicinato da sciogliermi pur continuando a fissarlo. Mi prese il polso e disegnò piccoli brividi sulla pelle, entrambi ci chiedevamo in quale altro luogo ci eravamo già capitati. Mi tirò a sè e io affondai la mia lingua nella sua bocca, bagnai il suo collo delle mia saliva e del mio desiderio. Le sue mani correvano sotto la mia gonna, le mie dita tra i suoi denti, attraverso i collant sentivo le sue dita in cerca di un’onda perfetta tra le mie gambe. Rapidamente mi sbottonò la camicetta e io infilai le mani nei suoi jeans. I suoi denti succhiarono le mie punte turgide, sangue e saliva si miscolarono in baci e morsi fino a cedere tra cavetti e microfoni e nella sua mano farmi tempesta. Echeggiai il suo nome nell’impeto del piacere e per un istante il teatro risuonò di noi due. Poco prima dell’alba ci rivestimmo di maglioni, intimità, ordinaria quotidianità con dei segni addosso che avremmo ripassato nei giorni successivi con un sussulto di complice intensità.

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Intrisi

A  volte il fresco della Sera erano brividi. Allora accordava i fianchi del mio violino e il movimento delle corde bastava a scaldarci.
Le tue mani dettano i tempi.
La schiena è solo una partitura di battere e levare.
Per le anime della notte è molto più veritiero il buio. Affina i sensi e prevale l’istinto come negli animali. Si fanno le scelte migliori.
notte a te che sai far sognare con tutti i sensi aperti.
a noi che la notte la guardiamo negli occhi fino a farla splendere:)
Sotto le lenzuola bisbigliano i baci schiusi a ripassare geografie.
L’arte dell’incontro è roba per pochi ci vuole coraggio.Di accogliere senza riserve e darsi senza sovrastrutture. Allora ci si attraversa.
Nel giardino il mirto racconta di un abbraccio che non conosce ore: decisa la stretta, molle l’anima, l’accoglienza reciproca si fa poesia.
Le teorie contrapposte o complementari? L’anima ha una pelle sensibile, e i pensieri. I pensieri hanno carne che sente.
Era uno spirito che in grado di stregare senza saperlo. Libertá mentale, pensieri puliti, contraddizioni di continuo cercare, e onestá. Lui.
A volte gli innamorati pur mantenendo la loro identità, non capiscono dove uno finisce e l’altro inizia. Non confondersi, ma alchemia.
L’odore di basilico fresco tra le mani come canto Mediterraneo.
Un profumo non si può trattenere, si può ricordare cercare ma non fermare.
Sere in cui tutti davanti al telo bianco e babbo faceva scorrere le diapositive.Ogni tanto lo faccio anche ora coi miei stati di necessità.
Negli occhi di molti siamo solo di passaggio, è indubbio. Traiettoria che dura meno di un battito di ciglia, eppure scuote nel profondo.
Volgere lo sguardo intorno sulla terra, riempirsi gli occhi eppure avere tutta la voglia delle stelle. E sorridere.
Non con gli occhi ritrai, ma con le mani dando agli istanti forma di me.
Essere tutto ciò di cui non hai bisogno ma che scegli ogni giorno di avere nella tua vita.
Per quelle strade che portano a noi. Un odore di sogno così forte da imporsi sul vero
Perdersi e ritrovarsi significa scegliersi esattamente sul bordo dove è ‘l’ orizzonte degli eventi’
Il pensiero di certe persone non nella memoria va cercato, ma sul palato. Ancora.
Intrisi l’uno dell’altra senza rimedio. Il corpo addosso lo racconta.
Portami il sole del mattino perché nel riflesso delle onde possa sentire il tuo sguardo che mi fruga sulla riva bagnata.
Indicibile è fare a meno di te, significherebbe non amarsi abbastanza. Non amare sè.
Certi tw hanno dei respiri lunghi che, in certi occhi, si accelerano

Imprevisti ed antidoti

Si arrotolano le voglie non per accantonarle ma per dare un corso ai respiri, fino a farli risuonare come canto.
“Se anche esistesse un antidoto al tuo sangue che fa ribollire il mio,non pronunciarlo. Chè di certe passioni la non guarigione è la cura”
Risuona malinconia il bordo del bicchiere senza le tue labbra che raccolgono lacrime di gusto.
E dei baci che son rimasti a fior di labbra per rabbia paura tempi inesatti cosa resta? Il sapore amaro di labbra che si cercheranno sempre.
Che sapore hai? 30 secondi di baci ad aprire le spezie del mio cuore.
I mirtilli diranno di quanto le tue mani, cogliendoli, avevano in mente tutte le emozioni del mondo sulle mie labbra.
Le mie parole ti spogliano l’anima, ma gli occhi ti vestiranno di abbracci e calore.
La gioia creativa che sei nella mia vita, in ogni mio mondo.
E poi, per non farle volare via, fece dei baci la ceralacca sulle mie parole.
Era il tempo in cui le parole emozionate restavano sul palmo della mano, a sciogliere vie lattee.
Nell’aria fresca della sera il cocco si confonde con la vaniglia. L’ultima domenica di agosto porta giá i sensi di settembre nel grembo.
Ti imbrigliano ti accarezzano ti annodano ti scaldano ti ballano ti sorridono ti guardano: ecco cosa fanno i miei pensieri con te.
A difesa da quei demoni indicibili che silenziosi soffocano il cuore c’è l’amore forte e incondizionato di chi combatte con te.
Ho passeggiato nei tuoi sogni, e di quel vero dei tuoi occhi che ho contemplato ne ho fatto gesti al risveglio.
Gli imprevisti con un nome proprio. Sono la curva incalcolata e distratta dei giorni che sui binari corrono dandogli brividi inattesi.

#WinterTale/06: anni dopo

Anni dopo ci siamo ritrovati, molti anni dopo. Giorni trascorsi rapidi e spietati a segnarci le linee sul viso e le ferite nell’anima fino a fare del nostro essere un’inconsueta e irrisolta mappa dove destini e destinazioni si sorprendono. Anni dopo trovarti così vicino e non sapere se quel che davvero pesa di più è ciò che si è vissuto insieme oppure ciò che distanti ognuno per la sua strada ha intrapreso. Giorni pieni di affanni, di viaggi, di figli, di lutti, di improvvisazioni, di spiegazioni assolte dalla rassegnazione. È ora tu davanti a me, con la luce negli occhi che conosco, le mani frementi tra le corde del violino, come se questi quindici anni fossero volati in una pausa caffè.

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#WinterTale/02

Sai tutto di me, sei lo specchio attraverso mi guardo rivelandomi segreti e percorsi di me che all’intero mondo lascio nel nascondiglio del mio cuore. Sai tutto di me: sono state confidenze tirate via nelle notti fredde e nell’arsura delle belle stagioni, hai raccolto lacrime e sorrisi, mi hai fatto sentire sempre e in ogni caso la terra che può portare buoni frutti, anche se spesso ho avuto il sospetto che la mia primavera fossi tu. Sai tutto di me, niente ti sanno tacere le mie labbra, sono trasparenti i miei deisideri e tu li attraversi con leggerezza e poesia. Ciò che le labbra non dicono me lo leggi negli occhi e in piccoli certi brividi che si muovono sulla pelle. Sai tutto di me e non c’è cosa più scalpitante e rischio più imponderabile che farsi leggere da te, dalle tue mani, dai tuoi sospiri, dalla tua lingua per divenire alfabeto svelato al mondo.  

 

#WinterTale/01: l’amore è una cosa semplice

Indossare il profumo della tua pelle e farsi viaggiare dalle tue mani: l’amore è una cosa semplice. 

Non finiremo mai di stupirci di tutto questo cercarci sottinteso ed estenuante, dei pensieri densi che prendono forma tra inquietudini e brividi. Ogni volta che inciampo nei tuoi occhi mi disarmano, mi spogliano e io posso solo arrendermi per quella naturale predilezione che ci attrae l’un l’altro. Le tue parole mi tolgono il respiro, il mio corpo si affida a te come se fosse un ritorno a casa, i tuoi gesti sono i miei sorrisi. Pericolosamente mi perdo in te, come una belva in cerca di libertà sul tuo corpo scrivo la mia passione a fior di labbra.

                                         

Spettinate parole

“E’ un bel po’ che non vado a letto con le parole. Continuo a servirmene, come fai tu e come tutti, ma le spazzolo moltissimo prima di mettermele”.

(Julio Cortazar)

 Invece io mi scordo sempre di stirarle e pettinarle, me le metto a pelle. Sarà per questo che ho i brividi se ho caldo, sarà per questo che a volte mi scotto senza protezione.

Confessioni prima del temporale

(Aspetterò la pioggia per ascoltare quelle promesse che con le labbra sui corpi esplosero come temporali.)

Confesso che ho tenuto il pensiero di te addosso tutto il giorno. L’ho sentito insinuarsi tra la stoffa e la pelle, mentre raccontandomi e chiamandoti per nome, ogni angolo ubbidiva all’onda del piacere che mi suscitavi. Confesso che il desiderio si è fatto voglia e restavo tra le tue labbra come la sigaretta che consuma il tempo, la parola che racchiude brividi, i battiti nella tua bocca. Confesso che mi arrivavi tra un incontro, un caffè e un giro fra le strade affollate, mi risuonavi come eco e fra le nuvole ti facevi spazio nei miei pensieri. Confesso che rimango qui, con l’acqua che scivola addosso, la schiena sulla parete, il rumore della doccia, la mia mano in cerca di te.