Atlante degli amori che non passano

ci sono persone che passano dal cuore, e altre che ci restano malgrado il tempo, gli eventi e la loro logica. A volte leggi per caso la parola “amore” in una pagina, e due occhi verdi  si sovrappongono al testo scritto, fino a confonderti e quei caratteri sulla pagina divengono abbracci, strade, viaggi. Tutto accade naturalmente e con innocenza, persino con una buona dose di casualità. Certi amori non passano mai, restano lì tra noi e i tempi con cui coniughiamo la vita, come un chiodo fisso, una spina nel cuore, un Eden di un vergine sentire. Senza contare gli amori incompiuti, fragili e sfumati, e quelli che sarebbero potuti essere e non saranno mai, come sospiri che si rincorrono, come vivere sempre a bordo di un aereo e in volo, senza mai scendere davvero per terra. Sono gli amori le cui rotte non occorre ripassarle nei breviari delle nostre mappautre: sono già inscritti nei solchi dei nostri occhi. E poi ci sono gli amori in sospeso, quelli che vivono a un passo dall’esitare e a un passo dall’osare. Si nutrono di un aspettarsi che non avrà mai compimento, fanno voli acrobatici di fantasie e quando atterrano è un grande botto. Infine, ci sono gli amori vissuti e che non torneranno, quelli a cui, per amore, abbiamo deciso di non dare altre chance. A modo loro, con grande testardaggine, tornano quando meno te lo aspetti, e resti a guardarli con tenerezza, a volte può persino mancare il fiato perchè suscitano sempre una strana dolce bellezza. “l’atlante degli amori che non passano” ha una caratteristica: contiene rotte e non luoghi poichè il cuore è altrove.

Annunci

Parole ed Atti: E.

E così ci troviamo in questa forchetta a forma di E, impigliati tra estasi ed effusione. Affondo allora la vocale nelle sue aperture, nelle sue chiusure penetrandola nell’epidermide segreta dell’anima, sfiorandone l’essenza. Parole ed atti come Essere. Essere per te la freschezza del mattino e l’abbraccio della notte, il polline che tu rendi primavera tra un brivido e l’altro,  la lama che fruga nelle declinazioni di tutti i modi di essere per provare che solo insieme si è qualcosa di meglio. Essere è l’ecografia a cuore aperto dove non c’è eco che tenga al cospetto della tua voce. Essere  come scegliersi di attimo in attimo, al di là delle etichette. E tutto questo tempo benedica l’essersi trovati, e tutto il resto del tempo benedica il tenersi, come una congiunzione, indivisibili. Essere non solo al tuo fianco ma il tuo fianco stesso dove le notti si fanno danza tribale, quel fianco pulsante a volte triste e pensoso dove io posso essere senza artifici, completamente me stessa folle d’amore per te.

 

L’odore della scrittura

L’odore di menta e limone dai giardini in quelle sere dove la luna sembra più grande e vicina e sembra che qualcosa di speciale accadrà.
Il profumo intrigante del gelsomino, come gesto sensuale fra i capelli. E se poi si spezza sono lacrime di latte la scia sulla mano.
Parole che leggendo arrivano come sussurri fra sè e sè: non arriveranno mai al legittimo destinatario e appese alle stelle decantano.
Il profumo di miele disciolto che resta tra le labbra e le dita per essere un preludio ad altri sapori.
L’odore dei propri nonni non c’è tempo che lo cancelli: resta impresso nella memoria come abbraccio a cui tornare.
#scrivoperchè è troppo breve il tempo per starsene chiusi in se stessi.

Atlante degli incontri

Di certi incontri, che avvengono dopo lunga attesa e paziente scolpitare del tempo, desiderati e preziosi, e finalmente raggiunti.

Quelli incontri speciali, e rari, dove già “eravamo ” prima di trovarci.

Di altri incontri, quelli che non ci aspettavamo ma che sono accaduti come una sopresa in un giorno che non era per niente festa.

E di altri incontri, che avremmo voluto evitare, ma ineluttabili si sono avverati sulla nostra strada, fino a farci aggrottare le sopracciglia.

Di quelli incontri che a distanza di tempo ricordi ossessivamente in ogni minimo dettagli e odorano ancora sulla pelle al solo rievocarli.

E di altri incontri avvenuti mille e più volte nei pensieri della testa, con un copione sempre uguale o variazioni del momento.

E di incontri che arrivano in sogno, inattesi e sereni come una rivelazione, e di altri che si fanno legame e spaventano.

Di incontri di una bellezza tale da spogliarci, e di altri incontri che invece succhiano l’anima e non la si richiede mai tutta indietro.

Degli incontri non calcolati, su cui ci si inciampa senza rimedio fra sbucciature e sorrisi.

Di incontri così coinvolgenti da durare tutta la vita nel loro rinnovarsi quotidiano e di altri che invano vorremmo cancellare.

Di incontri dove il passare da annusarsi ad appartenersi fu così rapido che ancora non si spiega ma sono la fiamma di un ardere splendente.

O di quelli incontri che poi sfiorandosi si mutarono in disincontri, dove si resta impigliati o ancora di salvataggio.

Siamo la somma di tutti gli incontri che son stati vissuti, immaginati, desiderati, evitati, maledetti e amati.

E così vago per le strade fredde di sera, con l’aria cristallina a incontrare  nel profumo della pelle, nel calore degli occhi, nel tono di una risata percepisco tutti gli incontri che ognuno di noi è.

Allo specchio tutti gli incontri in fila, un appello del cuore prima ancora della memoria e alla fine mi sembrano la meraviglia della vita.

Rugiade d’agosto

Il bacio è la rugiada di certe appartenenze
Più vicini ma i cm si fanno infinito senza volontà e desiderio. O per troppa volontà e desiderio.
I cavalloni hanno un certo ritmo. Il cuore lo sa perché beve le loro onde.
le lacrime sanno di sale come il mare. Non solo insaporiscono. Curano, e conservano.
Dalle labbra seppure assetate e arse, sanno uscire parole morbide che si fanno baci. La schiena lo sa.
Di quell’invisibile palpabile che alza ogni marea. E abbassa le difese.
Sassi che scottano rotolano in acque trasparenti: voli liberi, rugiade lucide come i piaceri degli amanti.
Il tuo roboante attacco di accordi imponenti scioglie le resistenze: con le spalle al muro, io tuo perpetuo spartito.
Sei l’aria di festa che improvvisa scuote corde inattese e commossa l’anima ti balla.
Sere in cui ovunque sia la mia anima sa dove sedersi: sulla panchina dei tuoi pensieri. Sanno di limone ed altri colori.
Mi hai promesso le vertigini e le stelle. Non occorre sfiorare il cielo: io le costellazioni le disegno sul tuo corpo.
Il grado successivo alla mancanza é voglia. Anche voglia di viversi.
Senza parole. Poco importa. Tutto il resto sta imbastendo dialoghi spettacolari. Il comprendersi pienamente di intenti e gesti sussultori.
Il sasso grigio ha una linea bianca:scia di nave di aereo ferita orizzonte riga. Come te quando stendi emozioni sul mio corpo.
Si fa eco la somma dei giorni che indossano il tuo nome: dolce ostinazione da cui farsi mai toccare.
Il.bisogno di te é la chiave che fa del sogno necessitá.
Eravamo scie. Di via lattea da far rimanere addosso.
Non vado cercando assi nelle maniche ma avverbi per rendere questa giornata unica.
Ti scorro fra le dita come pellicola ed é al tuo calore che i miei fermoimmagine divengono nitide emozioni.
Ispirami. Il tuo ossigeno é l’inchiostro per la mia scrittura e per le acque dei miei mari.
Un biglietto di solo andata. Per dove? Via, via dai tuoi sogni.
Via le difese, entrare in ogni capillare, scavare,farsi spazio nell’anima, accogliere, e esultare.Intimità più profonda della carne stessa.
Morsi di fame, morsi d’amore. Linee e punti concerti di toccate fughe di parole. Alfabeti morse.tornarsi quasi un canone inverso. Dalla fine all’inizio.Pause su pause é il tempo dell’ immaginazione. Una chiave di So. E di Si.di quelle improvvisazioni sai. Sapore di rapsodia magari blu. Oppure in un soffio che respira jazz. il trillo di Farfalla Fantasticherie Fare : amore e bellezza. Piccole sincopi come chiari di luna o inattesi capricci.
Cambia il paesaggio,cambiano le persone. Scattare istantanee come se fossero le ultime. Rubare l’anima al Tempo. E farne spazio.
Di quelle parole sparse che sulla tua bocca divennero arse.
Il desiderio invece é infrangibile, eppure tagliente.

I luoghi e il nome

Senza di te é come se a questa città mancasse il nome.
Non si é mai visto un’alba trattenersi. Questo i grandi amori lo sanno.Per questo non temono di bruciarsi neppure al loro inizio
Mi aspetti. Solo il tuo parlare basta a farmi arrivare.
Il cielo si apre di lampi. Sono ombre rispetto ai bagliori di te dentro ai miei occhi
Essere il controtempo dei tuoi battiti. Perché musica sia.
L’odore di terra bagnata una pioggia inattesa che ha soddisfatto desideri.
Silenzio odore di pioggia battiti di ali e qualche nascondiglio nel cuore.
Quando tornerai sarà comunque sempre troppo tardi per la mancanza che ho.
Perchè mentre tu mi scopri, io. Mi conosco.
Ho fatto delle primavere che mi susciti una melodia. Perché possa restarti addosso ogni volta che vuoi.
Il ricciolo del violino che attende, della A sulla punta stilografica, dell’uva che sarà succo, quello che tu sposterai dalle mie labbra.
Il silenzio di queste ore di mezzo é tutto spazio che odora di pini, e pensieri molli.
In ogni mia fossetta.
Le anime calde per non spegnersi necessitano di ossigeno.
La tua trasparenza mi fa bella.
Sulle spalle nude scivola un vento di mandorle. E dal primo accordo riconosco: sei tu.
Di noi persi nel blu che ci facemmo estate nel cuore dell’ inverno, fino ad avere sulla lingua sapore di more mature.
Baciami le spalle. Leccami l’anima.
E perché tu faccia del tumulto di sguardi pioggia calda d’estate .
M’alletti di desideri, m’attingi trasparenza.
Ma anche se qualche passo della danza é sbagliato, non preoccuparti. La musica procede, non smettere di sentirla.
A volte si scava ostinatamente per trovare l’acqua. E poi c’é uno splendido mare che ci aspetta. A due passi.
Nessun luogo é lontano se ci sei tu. E senon ci sei? Sarà occasione per la realtà di farsi fantasia

Il museo delle nuvole

A conti fatti restano: 2 libri, 2 film, 2 canzoni. O forse3. E altri dettagli, alcuni invisibili, che sono gli avverbi del viversi.Una vita.In realtà è molto difficile costruire un museo dell nuvole per il semplice fatto che sono inafferrabili e mutevoli.  Ma ho solo le nuvole come testimonianza di ciò che è stato. La memoria chiede un luogo. Magari un museo all’aperto:conservare e liberare.

Erano le musiche che si susseguono di silenzio in silenzio per aprire abissi come solo il bisturi dell’arendevolezza amorosa sa fare.

Erano costellazioni come mappature di viaggi in cieli orfani ma non vuoti, in corpi sconosciuti ma ardenti e desiderati.

Lascio foto di profili in bianco e nero: ho combattuto molte volte fianco a fianco, sullo stesso fianco dove molte volte ho bruciato il mio desiderio.

Lascio, nel museo delle nuvole, un dizionario con pagine bianche perchè ho imparato che viversi è ridare il nome alle cose.

Espongo gli archi: per scoccare frecce che inseguono sogni e per far vibrare di musica le notti.E con le corde ci lego i passi proibiti.

Metto anche delle teche vuote, trasparenti. Sono lì per le cose di aria. Quelle invisibili che danno ossigeno e scompigliano.

Le lacrime gioia dolore compassione come soffrire insieme raccolte in un prisma: provoca arcobaleni nella luce di chi guarda con coraggio.

E delle notti incendiate, dei baci non dati ma immaginati, di quello starsi dentro senza etichette resta una voglia di vivere più grande.

Potrei allestirti tutto il mio cuore come museo, ma non servirebbe a niente.

Sarebbe un passatempo per raccogliere tracce e pezzi di puzzle, ma non ti renderebbe.

So che ogni volta che vedrò le stelle nei miei occhi e lo zucchero delle nuvole nel cielo tu ci sei. E io non sarò mai sola.

(E allora facciamo come se fosse una sera a caso: finestre socchiuse, aria tremula e una musica consumata che non si stanca di abbracciarci.)

Ritrovo il mondo

(nei tramonti dentro ai tuoi occhi)

Il mondo lo ritrovo ogni volta che dopo il silenzio fai esplodere musica nuda su tutto il mio essere. anima pelle e pensieri.
Il mondo lo ritrovo nelle tue mani che tengono il mio viso per un bacio così sussultante da fermare i battiti del tempo.
Il mondo lo ritrovo nei passi che faccio sulle orme che tu lasci, lì dove io mi sento protetta, e al sicuro.
Ritrovo il mondo ogni volta che l’amore lo dici, e lo fai, guardandomi negli occhi.
Il mondo lo ritrovo ogni volta che dopo il silenzio fai esplodere musica nuda su tutto il mio essere. anima pelle e pensieri
Ritrovo il mondo ogni volta che sui miei vestiti sento iltuo profumo. E mi ossigeno di te.
quando racconti la normalità di ogni giorno e sai renderla magica con le tue emozioni.
quando tiri su le lenzuola su di noi per proteggere ogni nostro sogno continuando a crederci.E ogni volta che mi fido di te.
Ritrovo il mondo,infine,ogni volta che suoniamo la nostra melodia con archi:ormai imparata ma pernoi è come se fosse sempre la prima volta.

(Non) lineare

(Atlante della linearità)

Lineare é il discorso il tempo la strada i confini lecancellature.Poi Tu e sono vortici spirali contrattempi adorabili sbagli sfumature.

Lineare la tensione della corda degli equilibristi il respiro a riposo la colonna dei conti e delle vertebre.

E poi tu: oscillazioni le linee spezzate dei respiri ansimanti la schiena piegata i calcoli che si buttano all’aria per improvvisare.

Lineare una dizione composta,la scala diatonica e la gradazione di codici colore.E tu che mi spezzi la voce mischi colori mi suoni come jazz.

Lineare la curva del cuore e arricciato invece il suo battito. Lineare la scia della barca e confluenti invece gli abissi.

Lineare è la coerenza la certezza la trasparenza tempestose sono l’audacia il blu e il coraggio di essere se stessi.

Lineare la linea dei sospiri umidi dal collo sulla linea alfa dell’ombelico, convulse e compenetranti le conseguenze.

(perchè tu sei la linea su cui appoggio i segni dei miei giorni per spiccare il volo)

Non lo sai, vero? Che in un luogo affollato i miei occhi cercheranno sempre te

 

 

Atlante delle mancanze

E’ la punta di diamante che taglia l’anima in due. La linea di confine che separa le luci dalle ombre, nettamente. Il morso allo stomaco che fa piegare e lascia senza respiro. Gli attimi clandestini che sanno farsi spazio fino a divenire quotidianità. Il baccaano delle nuvole che si può solo sfiorare. Gli occhi che si spaventano per troppa bellezza. Il primo accordo in giro armonico che resta segnato dalle corde sui polpastrelli. Il rimbalzo prima del fuorigioco. La malattia da cui non si vuol guarire e il letto in cui si sudano emozioni segrete. Il portone dei silenzi per il  coraggio mancato. La veglia e il sogno e lo stupore e l’intervallo e il sovrapporsi fra di essi. Questo enorme stare bene, questo enorme stare male.Atlante delle mancanze. Quel piccolo assaggio, forse audace e libero. E poi. Esserci completamente dentro. Il dolcissimo perdersi, il vero del trovarsi. Atlante delle mancanze. Quel girotondo dove chiarimente ci sei, dove chiaramente evapori. Ritornare, e svanire, e venire di nuovo.La forza del credere, e dell’incantesimo e il graffio del disincanto, l’intreccio della favola. Nelle mani che si stringono inventami chiamami cercami. E’ li che ci troviamo, lì dove ci manchiamo.