La centrifuga

Questo mese, così veloce, intenso, ad alta gradazione, è trascorso scrivendomi addosso entusiasmi, congedi, consapevolezze. Ho visto la pioggia scendere rumorosamente ma non per questo la terra era meno assetata. Ho visto mucchi di coriandoli scendere dal cielo e gli occhi della gente guardarli come fossero i desideri delle stelle cadenti. Ho visto partenze e fantasmi, sorsi di amarezza mischiati a effusioni di felicità. E’ stato come stare sul palco del mondo senza volerlo, prendersi un’ubriacatura di vita e desiderare solo il letto di casa. Tuttavia è probabile che il palco del mondo sia solo una grande giostra, e su di giro in giro, una centrifuga chiamata vita. 

Righe e margini

Sei stato sempre fuori dalle righe,
oltre i margini di un esistere
che ansima necessità.
Sei stato sempre oltre
il definibile per
scolpirmi l’anima.
Sei stato sempre dentro di me
e tuttora ci sei:
non mi abiti,
sei ormai
l’essenza di ogni mio respiro.

L’altalena dell’audacia

Le parole dondolano sull’altalena dell’audacia:

ti spogli come il cielo al tramonto

portando rossore tra i miei fremiti.

Sei il cobalto sfuggente delle notti d’estate

nel gelo di un inverno che si fa sentire

sottopelle, nella solitudine che siamo.

L’ignoranza della luna

Che ne sa la luna

dei tuoi respiri sulle curve

capaci di smuovere maree

e schiudere impensabili possibilità,

tra i fianchi  un ultimo pensiero razionale

si discioglie.

E’ tutto in uno sguardo inatteso,

dove le parole si arrendono

e il sangue si rincorre chiamandosi per nome.

 

 

Cenere

Inutile centellinare le sillabe

se quel che resta di un tempo inafferrabile

sono carezze d’assenza.

Si consuma in un fuoco d’assenzio

quel giallo vestito di gioia,

era solo lo stanco lampo

di un’illusione e fece dei sussulti

cenere.

Erika

La suite dei colori

E anche tu mi manchi molto. Riguardo i nostri colori e sembra che piangono. Prendevi i miei desideri e ne facevi Arte. Ora è solo freddo.
Così mettevo la vita nelle parole e tu ne facevi paesaggio. Lieve tocco di acquerelli con tutta l’impeto della seduzione.Ad ogni luogo credevo desse la forma nei suoi schizzi a un qualche suo sogno. Poi ho aperto gli occhi: ad ogni luogo dava la mia forma.Non ho mai capito bene, sai, dove finissero le mie parole e iniziassero i tuoi disegni. Ma sapevo che era un viaggio l’uno dentro l’altro.Mi ritrovavo nelle curve che la sua matite tracciava tra colline e selciati di spezie. La strada disegnata era il mio fianco.Non era importante il dettaglio ma l’impatto di tutti tuoi colori su di me. Era il grido della tua voglia di vivere.
Le mie parole, i tuoi disegni scivolavano naturalmente gli uni dentro gli altri, era percorrersi a pelle, era come farsi l’amore.