La terra trema

Per caso ieri ho visto la Chiesa della Madonna delle Grazie di Norcia crollare in diretta tv dinanzi ai miei occhi. Era quasi faticoso nella polvere nebbiosa capire davvero cosa stesse accadendo. Dalle 19 ho seguito con apprensione il susseguirsi delle scosse nelle regioni interessate, pensieri veloci ma intensi, il buono stupore di sapere che quanto meno non ci sono state vittime. La terra trema, gli edifici si sgretolano in un soffio. Ancora devo riordinare le idee. Su quanto accaduto, in termini di intensità e di rischio, di stati d’animo per chi ha trascorso ore di terrore. Sul ruolo primario che soprattutto nelle prime ore i social hanno avuto nel trasmettere immagini e notizie di quanto stava accadendo. Di quanto i bambini, vedendo mio figlio di cinque anni approcciarsi a queste notizie, nonostante quanto si pensi a volte superficialmente, nonostante i bombaramente multimediali a cui sono sottoposti, sappiano benissimo distinguere la fiction dalla non fiction. Tra poco entrerò in classe, penserò all’anno in cui durante il terremoto in Emilia per molti mesi abbiamo avvertito le scosse per cui facevamo frequenti evacuazioi. E penserò guardando i miei alunni alle parole “consapevolezza” e “prevenzione” per questo Paese ancora troppo a rischio.

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Troppo facile così

Troppo facile dai fatti di Parigi scivolare in superficiali e stupidi commenti xenofobi. Troppo facile in un paese dove per anni si sono fatti saltare in aria treni, strade vicino ai musei, piazze e giudici. Terrorismo, mafia tutto “made in casa nostra”. Troppo facile dimenticare il modus dell’esecuzione al Bataclan così vicino alle esecuzioni nazifasciste poco distanti da qui. Troppo facile accontentarsi di essere ignoranti e così prestare il fianco alla paura: è un modo di lavarsene le mani senza guardare in faccia la realtà.

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             (Poesia di E. Szymborska)

Troppo facile così

Troppo facile dai fatti di Parigi scivolare in superficiali e stupidi commenti xenofobi. Troppo facile in un paese dove per anni si sono fatti saltare in aria treni, strade vicino ai musei, piazze e giudici. Terrorismo, mafia tutto “made in casa nostra”. Troppo facile dimenticare il modus dell’esecuzione al Bataclan così vicino alle esecuzioni nazifasciste poco distanti da qui. Troppo facile accontentarsi di essere ignoranti e così prestare il fianco alla paura: è un modo di lavarsene le mani senza guardare in faccia la realtà.

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             (Poesia di E. Szymborska)

Nous sommes #Paris: l’orgoglio della libertà 

Parigi e la sua notte di fuoco scorre in un risveglio dove l’ incubo inizia aprendo gli occhi. Qualcosa di incredibile che riporta indietro nel tempo a quel giorno di fine estate in cui con un telegramma fresco per un posto a tempo indeterminato nella scuola vedevo sconfitta le Torre Gemelli sgretolarsi sotto gli occhi del mondo. A Parigi ho pensato un po’ per caso mercoledì spiegando storia: guardando coi miei alunni di quarta elementare Hammurabi e il suo codice scritto che riceve le leggi da Dio, indagando nella pagina successiva sulla nostra Costituzione, riflettere insieme perché la storia per i miei alunni si fermerà ai Romani, per noi si fermava in quinta elementare con la seconda guerra mondiale. E allora cercare, capire, argomentare insieme: la nostra costituzione non viene dal cielo ma dalla Resistenza così come il concetto di uguaglianza davanti alla legge proviene dalla rivoluzione Francese. Farli scorrere sulla linea del tempo per vedere quanti secoli si son dovuti percorrere dalla legge del taglione a ad allora. I ragazzi al concerto, i tifosi alla partita, qualcuno al ristorante: l’ordinarietà del venerdì in tutto il mondo. Sirene, fuoco e porte che si aprono per accogliere chi cerca riparo, la grande civiltà parigina, l’orgoglio della libertà. Parigi è il cinema, sono i ragazzi che corrono nei corridoi del Louvre, sono i sognatori, le pennellate, le guglie di Notre Dame, il primo interail con gli amici e successivamente la prima vacanza d’Amore, la fisarmonica di un carosello, un giro in motorino con Amelie, le matite di Charlie, i giardini di Belleville raccontati da Pennac, è una città racchiusa nel nome di Benjamin, il mio bambino. Lunedì è voluto tornare a Pisa per vedere la Torre, lui ama le torri. Non è la Torre di quando io studiavo a Pisa, allegra e popolata da studenti. Intorno ci sono militari e controlli: ci vuole coraggio a fare un figlio, a stare coi bambini per raccontare queste cose, per lasciargli un mondo che non è il migliore dei mondi possibili.

Abbattete pure tutta la #Grecia

Abbattete pure tutta la Grecia a una profondità di 100 metri.
Svuotate i musei di tutto il mondo.
Abbattete qualsiasi cosa che sia greca, ovunque nel mondo.
Dopo, eliminate la lingua greca dappertutto.
-Dalla vostra medicina e dalla vostra farmacia.
-Dalla vostra matematica (geometria, algebra).
-Dalla vostra fisica e chimica.
-Dalla vostra astronomia.
-Dalla vostra politica.
-Dalla vostra vita quotidiana.

Eliminate la matematica, eliminate ogni forma, trasformate il triangolo in ottagono, la retta in curva.
Eliminate la geometria dai vostri edifici, dalle vostre strade, dai vostri giochi, dalle vostre macchine.
Eliminate il nome di ogni malattia e di ogni cura, sopprimete la democrazia e la politica.
Rimuovete la forza di gravità, spostate l’alto in basso, cambiate i satelliti in modo che abbiano un’orbita quadrata!
Cancellate dalla vostra vita quotidiana anche ogni parola greca
Cambiate tutti i vostri libri 
Cambiate i Vangeli, cambiate il nome di Cristo: Deriva dal greco e significa colui che ha l’unzione! Modificate la forma di ogni tempio (perché non abbia geometria greca).
Eliminate Alessandro Magno, tutti gli eroi del mito e della storia, cambiate l’istruzione, il nome della storia, i nomi delle università, cancellate la filosofia, cambiate il vostro modo di scrivere, utilizzate l’alfabeto arabo, cancellate, cancellate, cancellate…
Direte “Non si può fare”.
Giusto, non è possibile, perché dopo non potrete neppure costruire una frase!
È impossibile cancellare la Grecia, i greci e il loro contributo a questo pianeta…
La sfida, tuttavia, è stata lanciata…

–Jean Richepin, 1849-1926

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35 volte #Ustica

Io ero nell’estate dell’infanzia con pochi anni e vaghi ricordi. Più precisi quelli successivi fra indagini e il termine “strage” che ricorreva. Un’estate strana, di chi non sa leggere e quindi restano impresse le immagini nella memoria delle prime pagine dei giornali coi disastri di quella stagione: l’aereo caduto, la bomba alla stazione di Bologna. Non capivo ma quelle immagini mi angosciavano. Schegge nella memoria fino a definirsi crescendo come capitoli di studio, curiosità civile e passione. Intorno ai vent’anni incontrai una persona che mi raccontò Ustica in altro modo, oltre la strage. Mi raccontò di un’amica che tornava a Palermo per le vacanze. Poi scoppiò a piangere,  lui uomo del mistero,  della fame di vita, dalle mille ferite. Da allora Ustica non è solo la vergogna di uno Stato, la tragedia degli innocenti e dei loro familiari. È anche una studentessa che senza colpa non ha più fatto ritorno a casa, nè alla vita. È un’assenza ingiusta strappata alla splendida ordinaria normalità, l’assenza di una, di tanti.

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Non basta sai

Da te non si guarisce, da te si può solo sopravvivere.

Non basta sai l’amore, io ci ho provato, ma non basta.

Perchè l’amore non basta: ci sono abissi che riuscchiano incacreniti nei modi di essere che non concedono redenzione.

Le ombre spesso sono più forti dei baci, delle carezze, più forti delle promesse e degli occhi accoglienti e delle parole forgiate di verità

Non basta l’amore per schernire il buio. E’ talvolta inutile, è lieve respiro nell’apnea.

Il male oscuro fa fuggire, e si impara ad abituarsi al dolore, agli equilibri instabilie  persino alla follia. Si spezzano le ginocchia del cuore senza piegarsi.

Non c’è resistenza, ma solo combattimento e veglia e anche se l’amore non basta, si continua ad amare. Perchè…

Si continua ad amare anche negli abissi e nelle ferite perchè è l’unico modo che conosciamo per vivere davvero esistenze senza etichette.

E restiamo coi piedi ben saldi a terra e l’anima in perpetuo volo. E così che poi ci riesce e ci piace vivere.

( Non chiedersi perchè accadiamo in certe vite, ma preoccuparsi del come. Del come non fare male)

Il volo

Vorrei volare con te a cavallo di una stella. Le vertigini non le avrei perchè con te è impossibile sentire paura.
Nel volo non devi chiederti quale sia la pista d’atteraggio. Essa è data dalla sopportazione del tuo cuore.
Nel volo non è importante la velocità con cui si plana, ma il tempo di andare in picchiata cielo-terra AR. Per saper giocare nei confini..

Il volo di una pallottola per paura e che non ti perdonerai. Nella guerra ci vuole indulgenza, anche son se stessi.

Il volo paradossale di un istante nei corpi che si intrecciano e si incastrano. E i brividi sbattono a cuore aperto.
Tu voli tra le stelle, perchè quando mi accarezzi mi lasci polvere dorata sulle labbra, che poi sono sorrisi.
Volo d’aquilone. E sei al contempo vento e filo che mi lega. Mi gonfio di te, e a te mi piego. Senza non spiccherei il volo e mi perderei.
Con te il battito di ali è burroso: si scioglie al tocco: nasce nella seta,muore in leggerezza. Gli istanti del per sempre. Butter_fly
Occhio di falco che conosce il dolore della gabbia e che dall’alto dei cieli in picchiata mi guardi e poi raso terra mi afferri sul collo.
Fly-Night volo di falena in cerca di luce come destino o di pipistrello in cerca di sangue. Ma nei voli di notte tutto può accadere.E lo sai
Ci sono anime abbastanza grandi e sicure per atterrare ed altre gonfie d’aria come paracadute. E quelle poi da indossare come ali.

A volte la cosa più difficile non è volare, ma non volare via.