La fine del mondo

“La fine del mondo” è una mostra ospitata nel rinnovato museo d’arte contemporanea di Prato “Pecci”. Un viaggio indescrivibile la mostra  che ci proietta per vedere a distanza il nostro presente. Un mostra multisensoriale e dal respiro internazionale per contenuti e artisti dove si alternano percorsi motori, videoinstallazioni, esibizioni e quadri alternati a elementi classici dell’arte  contemporanea come le opere di Fontana, Duchamps, Boccioni. Suggestiva l’Avana riportata sul pavimento come se fosse una costellazione e il percorso indietro nel tempo dalle case moderne agli alberi. Una proposta provocatoria che mira alla riflessione sulla riconquista dell’umanità che cannabalizzandosi ha smarrito i propri tratti distintivi. Emblematica a riguardo l’opera di Cai Guo-Qiang  “99 lupi”un branco di lupi  sintetizza la forza della collettività deleteria se mal indirizzata.  Visitabile fino al 19/03.

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Scriversi addosso

a veder fuori la pioggia fa venire voglia di farsi scrivere addosso
Sono ubriaca di sonno, malinconica eppur sorridente, stanca ma comunque vibrante
Requiem per il dare spazio alle scintille che incendiano
ai granelli di zucchero che sommati fan la differenza. Come i dettagli
ricamatori di sogni. Fate piano con gli aghi: passano la pelle di chi coinvolgete.
La musica giusta arriva inattesa, si riconosce tra mille rumori, mi riporta sempre e solo a noi.Quella in cui ballo solo per te.
Il silenzio è la pausa dove tutto si può scrivere, è la rincorsa prima del salto, l’attesa, e il decantar della tempesta
a tutti i sogni che, spogliati del piumone, cercano un tocco di realtà.
ai momenti morbidi. Quelli che anche se non si comprende tutto si sta bene, indubbiamente.
Il mio treno della notte è passato anche stasera. Quello delle lettere non scritte, delle telefonate rimandate e dei disincontri perfetti.
La pioggia scrive malinconie ma il canto dei gabbiani all’uscita di casa l’odore giallo della mimosa gridan voglia di primavere
Scrivi pure sulle mie gote i tuoi sguardi, così che sia palese l’effetto di questi istanti.
Da questo letto osservo.il soffitto azzurro e comprendo che lasciare andare a volte significhi tornare liberi
Cullami. Senza chiedere niente nè aspettarti niente. Cullami: si per me il mare ed io la schiuma che non teme la vita.

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Di una furtiva dolcezza

ai sogni arditi che non han bisogno di coperte ma solo di aria per incendiarsi.
a chi parte, a chi ritorna, a chi sceglie, a chi inventa la giornate e a chi le giornate le chiama per nome, come gliabbracci.
Ma l’alba si schiude solo in un abbraccio che turgidamente porta via ogni notte.
E quindi come il cioccolato a sciogliersi resta sulla lingua, così i baci che ci restano oltre.
Decodificare le nuvole.Noi provammo a viverle in un atlante:ad oggi sono tutte, tutte volate via,con lui a lasciaresolo voglia di pioggia.
agli occhi stropicciati che continuano a vedere magia anche da svegli, a chi ama senza morbosità, a chi abbraccia con serenità.
a chi parte, a chi ritorna, a chi sceglie, a chi inventa la giornate e a chi le giornate le chiama per nome, come gli abbracci.
alle braci che, divertite, bisbigliano.
Voglio vestirmi solo della tua furtiva dolcezza.
Il timing è l’anima dell’armonia testuale: senza ritmo non c’è musica
La seduzione è una questione che a volte capita senza molte spiegazioni. E quando si definisce siamo già presi.
Quell’ inquietudine della bellezza che smarrisce e fa vibrare ogni corda in ogni cm.
Tu che ti fai primavera in ogni angolo di me ed io che cogliendo la tua rugiada brillo sulle labbra.
Ma l’alba si schiude solo in un abbraccio che turgidamente porta via ogni notte.
E quindi come il cioccolato a sciogliersi resta sulla lingua, così i baci che ci restano oltre.
Non importa a lungo, importa forte D’abbracciarci.
Ma questo vento odora di primavere e accarezza come fossero le tue mani, le tue parole: schiudendo rugiade.
Mi scivolerai tra le dita come sabbia che sai e i momenti saranno granelli di un tempo denso in cui divenimmo noi.
Sulla nuca dissolvimi di baci, senza fretta ché a coltivare emozioni ci vuole calore.
Hai sfiorato il mio mondo e ora i miei fianchi ti cercano.
Anche per essere poeti bisogna sporcarsi di terra:affondare negli abissi per scrivere nell’aria.E far grondare versi di ogni liquido vitale.
a chi sa colorare gli istanti altrui, a chi ne fa dolcezza, a chi sa scioglierle con le dita la pelle in emozione.
Ma se ai miei pensieri chiedo la bellezza delle emozioni che susciti, perché risponde la pelle?
Vorrei farmi dipingere col pennello delle tue labbra proprio su fianco delle mie debolezze.
Ma io ti tengo nel fianco come una spina, una carezza, dita che affondano, lingua che scrive.
Invece la distanza tra il cuore e la ragione non ha una misura ma un nome, il tuo.

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Persone come motivi

Ci sono persone che sono motivi. E quindi le scelte son facili. A unire certi pensieri mi vengono costellazioni più che labirinti. Ci sono dei “noi due” costituiti da parti diseguali. (Es. Io 70% tu 30%) Non è male “viaggiare” da sola. La compagnia nei pensieri non manca, e poi qualcuno si incontra, qualcosa accade. Tipo i castelli di carte…a soffiarci si rimescola tutto. E inizia un’altra storia. Tipo. A forza di ascoltare ti si consuma la membrana uditiva del cuore. E poi non hai più difese. Di tutte queste confidenze intime, questo piantarsi per un attimo in vite sconosciute che ti raccontano,restano poi solo gli spazi bianchi. Ma tu ti innamori ogni volta e di continuo. Cerchi l’inesistente e nel frattempo ti perdi dove intravedi riflessi di te. Mi piacciono le sorprese e chi ha l’arte di stupire.( E anche i piccoli regali inattesi ) Ma nel cuore abbiamo sempre una primavera a farci colore. Ci sarebbe da chiedersi perchè così veloce, perchè così intensamente, ma è meglio non chiederselo. La time line è uno schema talvota, di copioni e teatranti. Senti muoversi in sé un desiderio sconsiderato. E tutto il resto alla fine, il resto che era la parte importante, non lo disse. Una notte calda e densa, eppure soffice. Tutto sta lì tra l’accadersi e lo scegliersi in mezzo a tutto il resto:caffè, pioggia, disincontri, noi. La vele dei miei desideri spiegate nei tuoi occhi. Amai certi tramonti, l’odore del vino sulle labbra, una camicia bianca, la lentezza di un orologio, il mare alle spalle. Perché così posso “amarti di più” invece che “leggerti di più” è di certo un refuso emotivo che chiede udienza. Che tempesta sei che porti a stringerci con gli occhi aperti per non perdere nemmeno un attimo di noi. Un giorno ci racconteremo questa storia guardandoci negli occhi e capiremo di essere veri perché ci abbiamo creduto. Davanti a certi occhi non c’è molto tempo per scegliere. Ci si ritrova lì dentro prima ancora di accorgersene. Era indubbio che ci fossimo già incontrati, già saputi, già desiderati prima ancora di accaderci. Il resto è fuoco. E se ancora ti chiedi dove sia il mio sorriso basta che frughi lì, tra le tue parole e i tuoi silenzi. Ma se poi per un attimo pensi che non ci sia spazio per i sogni, aspettami.Mi farò spazio, tempo,realtà. E sapremo sceglierci cosa ci dá gusto e a quello dare spazio. A volte è nel retrogusto che le cose si fanno irrinunciabili. Credevo che lui abitasse l’inchiostro delle mie scritture, ispirandomi. Invece era il mio stesso sangue. perchè tu attraversi le mie parole fino a farle tue, come un unico brivido che vibra tra le dita. Non stare troppo via, troppo lontano. Poi mi perdo nel labirinto dei miei fuochi. Come se tu fossi la mia stessa pelle

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Esperar

Io mi sveglio, ma ho ancora lo splendore delle stelle coi loro desideri addosso.
È bello “esperar” perché in fondo aspettare è sempre sperare.
Appartenersi è una delle libertà migliori.
Stamani c’è un tocco di benessere di fondo, qualche briciola di paura e un sorriso negli occhi. (Foto di me con pezzi di puzzle in mano)
Ormai vivo più nei sogni a occhi chiusi che altrove (pertanto questi risvegli non sono graditi)
Il sapore del giovedì è quello di chi sta per riprendersi il respiro e la leggerezza.
Desiderare è un lusso che di venerdì è più facile concedersi.

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In un soffio di desideri

In un soffio desideri, baci, scampoli di cielo, abbracci che restano addosso.
C’è sempre qualche frammento di sè sparso altrove a renderci certi istanti mancanza.
Si ricomincia tenendo in mano ciò che è prezioso: il calore dei propri cari, qualche sogno, l’onestà.
Legati nell’attimo del presente che di fa “per sempre”
Mi piace sentirti scivolare nella mia essenza e pensare che per un attimo questo folle mondo si fermi.
È l’intensità del sentirci che ci meraviglia, ci accarezza, ci fa paura.
Finalmente un pomeriggio lento. Mi mancava tantissimo.

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