Don Milani: le parole, la massa

Una professoressa mi prestò in terza magistrale “Lettera a una professoressa” di don Milani. Oggi la rivedo quando viene in libreria ad ascoltare storie. Le sono molto grata per quel prestito che mi fece e che in qualche modo ha influenzato il mio fare scuola e l’importanza delle parole.

“La cultura vera,quella che ancora non ha posseduto nessun uomo,è fatta di due cose,appartenere alla massa e possedere le parole” Don Milani

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Si avvicina il #FFdG14 !

Ho avuto la fortuna di nascere e crescere in una famiglia numerosa, dove convivere quotidianamente fra generazioni diverse l’ho sempre sentito e, col tempo, considerato un’autentica ricchezza. Sono insegnante di scuola primaria ed il lavoro per cui ho studiato e che ho la fortuna di svolgere è un altro modo in cui quotidianamente trovo conferma di come insieme, di generazione in generazione, si possa crescere insieme in tempi che risultano essere veloci, complessi e spesso difficili. Il Festival delle Generazioni di Firenze è ormai alle porte, il 2 Ottobre aprirà i suoi battenti con un programma di notevole spessore,  sono certa che sarà un’occasione importante per incontrarsi, incoraggiarsi per credere davvero, in una fase così delicata del nostro Paese, che la chiave sia superare le etichette e riappropiarsi intimamente e collettivamente dell’essere prima di tutto “cittadini”. Un confronto importante con artisti, scrittori, esperti della comunicazione e del mercato, al fine di rinnovare la consapevolezza che il futuro è nelle nostre mani, nel rispetto dei bisogni e delle aspettative reciproche. Saranno tre giorni densi e fantastici, emozionanti e significativi. Sarà un piacere anche cercare di trasmettere le belle sensazioni che ci accompagneranno attraverso le parole. Buon Festival a tutti!

http://www.festivaldellegenerazioni.it/index.aspx

Pussy Riot e Forte dei Marmi

Per S. Ermete, patrono di Forte dei Marmi, la parrocchia paesana con il benestare del comune esporrà un immagine di San Nicola, patrono della Russia, in omaggio ai numerosi russi che d’ estate invadono la Versilia. Ringraziando i villeggianti russi della loro scelta e della loro presenza sulla nostra costa, cogliamo l’ occasione per ricordare sia a loro che all’ amministrazione i gravi fatti che avvengono in Russia con la guida di Putin. In particolare ci riferiamo alla vicenda delle Pussy Riot, gruppo punk condannato a due anni di carcere per aver intonato un brano di protesta all’ interno di una chiesa ortodossa di Mosca.  Visto il legame profondo tra il sindaco Buratti e la comunità russa, dimostrati anche in passato con il festival del cinema russo e l’ esposizione di bandiera russe nel centro storico del paese, chiediamo una presa di posizione del consiglio comunale atta al rilascio delle componenti del gruppo punk. Crediamo importante che un comune di livello internazionale come quello di Forte dei Marmi si faccia promotore di una richiesta alle autorità preposte di rilascio immediato e senza condizioni delle ragazze recluse, così come richiesto anche da Amnesty International. Siamo, infatti, di fronte ad una palese ingiustizia che viola il diritto di espressione degli individui e trasforma in un reato quello che in realtà è un semplice atto di protesta pacifica.   Mario Navari Portavove Federazione della Sinistra (Prc-Pdci)

3 Mesi.

Tre mesi sono tanti, bastano per cambiare casa, amore, città.
Tre mesi sono tanti, sono la durata delle vacanze estive,  di uno stage, sono lo svanire di un innamoramento, è una commedia in un atto unico.
Tre mesi sono tanti, sono novanta giorni e novanta notti, un quarto di un anno, un trimestre di valutazioni, una vita che prende forma.
Ma tre mesi sono pochi, pochissimi. Tre mesi non bastano per dimenticare, per avere giustizia, per guarire dal dolore, per essere strumentalizzati da spot politici.
Tre mesi non si riempiono le assenze assolute, anzi il vuoto diventa voragine.
Tre mesi non cancellano la storia in fiamme impressa sulla corteccia degli alberi
Tre mesi non cancellano  il silenzio dagli scheletri di case colorate di nero.
Tre mesi è la durata di una melodia triste che stana le paure, passa le fibre dell’anima per restare appiccicata sulle pareti più segrete.
Tre mesi sono tempo puro e doloroso che mischia lacrime e speranze, rabbia e amore.
Tre mesi iniziano a essere un’attesa per la voglia di cambiare.
(29/06/09-29/09/09)

Almeno

 

Almeno un Paese abbia il coraggio di dire ‘partecipiamo ad un’occupazione militaré e si prenda la responsabilità, e non spacciamo l’attività dei militari per peacekeeping o umanitaria. Perché se dovessimo prendere per buone queste bugie, quanto meno verrebbe da dire che sono una massa di cretini visto che, per distribuire due caramelle, spendono 20 milioni di euro". Gino Strada

Un mese fa.

Un mese fa era un giorno qualsiasi, anzi a dire il vero un po’ speciale. La mattina avrei sostenuto un esame, abbastanza formale, sul mio anno di prova alla scuola elementare. Quindi sono uscita di casa, sono andata in centro alla mia scuola, e, sebbene molto serena, un po’ emozionata per quel che rappresentava per me quel momento ho vissuto una mattinata accaldata e felice. Si concludeva un anno in cui mi ero rimessa in gioco cambiando un po’ lavoro e posto di lavoro, e poi io sono fatta così: volevo finire, perchè non finisco gli impegni non libero la mente. La mattinata è stata soddisfacente, col calore delle colleghe, i fiori delle congratulazioni, i pasticcini e poi pomeriggio al mare. Quel lunedì era un po’ speciale. A casa nostra erano ospiti i genitori del mio ragazzo provenienti da Forlì: avrebbero trascorso la giornata in giro per la Garfagnana. A cena ci siamo riuniti tutti per una gustosa grigliata nel mini giardino. La sera saremmo usciti, io, il mio compagno e Maya per andare in passeggiata a far conoscere la canina a mia cugina che da Firenze era qua in vacanza da mia madre. Indossavo una maglio blu china, una gonna di lino nera ed ero felice. Abbiamo passeggiata sul lungomare, e per autocongratularmi ho fatto scorta di libri e, approfittando di un 3×2 che alla cultura non guasta, ho comprato dei libri per la nostra classe da far leggere ai bambini. Abbiamo preso un gelato, ho salutato i miei e ci siam separati. Abbiamo pensato di tornare a casa, anche se era presto, perchè il divano letto degli ospiti è nel salotto di passaggio così almeno i suoceri potevano andare a letto. Siamo tornati alla macchina, abbiamo fatto Via Mazzini, la stazione e poi verso Torre del Lago. Arrivati a casa ho guardato l’orologio, quello un po’ alla Dalì che mi ha regalato Glenda quando abbiamo messo su casa due anni fa: le 23.30. Presto. Ho pensato. Ho fatto un giro su internet e sono andata a letto. La mattina alle 7 Maya ci è venuta a svegliare, ho guardato l’ora e ho visto il cellulare pieno di messaggi. Ho letto il primo di mia sorella e mi è bastato "Viareggio brucia tutta, ho paura". Loro abitano accanto alla stazione. Ho acceso la Tv, ho visto la mia città bruciare, ho iniziato  a piangere. Tutto sarebbe cambiato. Tutto. Tutto il resto poi è l’inferno dei viventi.

L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme.Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.

Italo Calvino, Le città invisibili

Notti…

"Perché se abbiamo già sperimentato quanto faccia male una dittatura militare, non sappiamo ancora quanto possa far male la dittatura della stupidità. "(Gaber)

Notti come questa non si dimenticano: emozioni e pensieri intensi, che restano cuciti addosso senza possibilità di oblio.

Non solo carbone….

Viene, viene la Befana

scopa marrone e veste viola,

vola, vola, vola

sopra i tetti della Scuola.

Quest’anno la Scuola

in vacanza non è andata

bambini e genitori

l’hanno visitata.

Nelle aule colorate

ci si ferma a parlare,

si disegnano preoccupazioni

e speranze con le migliori intenzioni,

poi tutti in strada a gridare:

“La scuola è nostra,

la dobbiamo salvare!”

Non vogliamo una scuola

dove non si impara a volare,

una gabbia dove non si può

né parlare, né liberamente pensare.

Non vogliamo una scuola

con i cancelli,

ma aperta e libera,

senza chiavistelli.

Vogliamo una scuola per bambini

italiani e marocchini,

francesi e africani,

indiani e pachistani

una scuola colorata,

da tante voci abitata,

una scuola di vera democrazia

dove nessuno si manda via.

Non vogliamo la scuola

di Tremonti e della Gelmini

che non fa crescere i bambini,

una scuola triste e vuota,

dove ogni cosa è già nota,

una scuola con bambini misurati, classificati,

cronometrati.

Non vogliamo una scuola

con maestri tuttofare,

UNICI a parlare e valutare,

senza tempo per ascoltare.

Vogliamo una scuola – comunità

dove da soli niente si fa,

una scuola al plurale,

che non conosce il singolare.

Vogliamo una scuola sicura

che ci protegge e ci rassicura,

dove si insegna a collaborare

e non certo a consumare.

Vogliamo una scuola dove

si impara a sognare,

creare e immaginare,

una scuola ricca e forte

che apra sempre le sue porte.

Noi sappiamo, Cara Befana,

che tu riempi sempre la calza di lana,

ti fermi a casa di ogni bambino,

la lasci in fondo al camino,

quest’anno ti chiediamo

di metterci dentro un dono speciale

con un augurio molto particolare:

“Difendi la tua scuola,

fa’ che rimanga pubblica e statale”

La Befana vola, vola, vola …

Collettivi scuole contro la Riforma Gelmini

Pietrasanta – Seravezza – Stazzema