Inquadrare significa scegliere

“Inquadrare significa scegliere” così affermava un mio carissimo insegnante di storia e critica del cinema all’Università di Pisa. Questo vale non solo per i grandi registi e il film system ma anche per la quotidianità spicciola di ognuno di noi. Ad esempio le foto, oggetto medium stradiffuso grazie al digitale e ai social. È appurato che i selfie, al di là del lato maniaco compulsivo che possano avere, siano fondamentalmente una narrazione di sè. Un fermare nel tempo lo sguardo e al tempo stesso guardarsi. Tuttavia c’è tutto un mondo che preme sui margini stessi della fotografia. C’è il mondo tagliato fuori. I nostri volti intensi e spesso sorridenti sono solo una minima parte della battaglia che ciascuno sta sicuramente combattendo. A volte mi fermo a immaginare cosa ci sia oltre i confini di una porzione di vita, di spazio, di tempo che conoscenti e amici condividono on line. Ho fatto una prova con me stessa. Ho cercato una foto di due anni fa. Una foto che a suo tempo aveva raccolto molti “consensi”. Un sorriso accennato, gli occhi nell’obiettivo, una mano sotto al cuore, un vestito rosso estivo, senza smalto, senza trucco, un primo piano rovesciato. Io so ad esempio che dietro quella foto pacifica e solare, la mia vita stessa era rovesciata. Era un momento di grande dolore, di sofferenza, di incomprensione (e guerra) col destino che in un mese mi aveva fatto un dono meraviglioso (quello di sentirmi due volte mamma) per poi riprenderelo beffardamente. Il rosso del sangue, lo sguardo malinconico, la mano a cercare qualcosa che non c’è più, i pensieri altrove a chiedersi dove quell’entità sfiorata per un attimo fosse adesso. E il sorriso, ineluttuabile. Per forza. Ci sono momenti nella vita che si può solo continuare ad andare avanti, momenti in cui la vita non si può fermare se non in quell’istante di un fotogramma. Non un fotogramma bugiardo e ipocrita, ma parziale che resta lì a ricordarti tutta la vita fuori dai margini che nessuno magari potrà mai immaginare.

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#Bietenoogst125

In #Bietenoogst125 si osserva con 5 personaggi da 5 punti di vista diversi e dalla quarta parete dello spettatatore.
Alla donna con la mano alla bocca è data la comunicazione di dolore e di fragilità senza maschere
Nel dipinto prevalgono colori freddi eccetto le barbabietole col giallo caldo, simbolo della fatica e della sopravvivenza.
L’umanità in un angolo opposta ai mezzi (il carro) e intorno la natura:composizione asimmetrica che cattura attenzione
n primo piano le barbabietole,poi gli uomini in posture piegate e graduali: l’umanità inginocchiata alla terra e al lavoro