Ad alta voce: Rosso Istanbul

Ho imparato che l’amore…

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Nebbia e sospiri

“L’amore è bensì una nebbia sollevata con il fumo dei sospiri e se questa si dissipi è un fuoco che sfavilla negli occhi degli amanti e se sia contrariato non è che un mare nutrito dalle lacrime di quegli stessi amanti. E che cos’altro può mai esser l’amore se non una follia molto segreta, un’amarezza soffocante e una salutare dolcezza.”
“Romeo e Giulietta” di William Shakespeare

Note al margine: ho voglia di bruciarmi

Un'altra Yvonne…la terza…

 

Mi chiamo Yvonne, ho 45 anni. Dipendo dall'insulina, a volte per salvarmi, a volte per attirare/elemosinare l'attenzione.

Vivo in un appartamento con mia sorella Leò, mio marito Georges e il mio amato figlio Michel.

Nonostante le varie stanze gran parte della vita familiare si svolge nella mia camera, piena di disordine, sul bilico tra la malattia, l'isteria e la sopravvivenza, un palcoscenico aperto dove si muovono i nostri drammi borghesi.

Mia sorella Leò è più grande di me di due anni, è più bella, più ordinata, “più” di me in tante cose. Giudica la nostra famiglia un carrozzone che senza di lei sbanderebbe senza meta e senza senso. Lei, dipensatrice di ordine morale e materiale nella nostra casa, regista implicita delle nostre esistenze, non perde occasione per farmi inetta palesemente e sovente in presenza degli altri. Il suo giudizio è una lama con cui ormai non mi scontro più: essa è dentro di me, come un censore che ancora prima di agire e di pensare mi ha già condizionato. Un tempo lei era fidanzata con Georges, dentro di me penso che si amino ancora. Penso tuttavia che lasciarlo a me sia stata una scelta ben studiata e definita. D'altronde da Georges non mi sono mai sentita amata: anche lui come me è un bambino mi cresciuto, non credo mi abbia mai amato , so che mi ha tradito ed è del tutto incapace di comprendermi come del resto io non sono capace né lo sono mai stata di capire lui.

Così negli anni mi sono sentita sempre maggiormente inadeguata, imperfetta, inamata e respinta. Allora mi sono chiusa nella mia torre di egoismo e capricci, un modo disperato per dire che io esisto, che ci sono, un modo illegittimo, lo so, di elemosinare affetto, un modo di esistere a cui non so rinunciare. Tanto che nemmeno io so dove finisca la follia e inizi la mia intenzionalità. Pensare solo a me, essere viziata è l'unico modo che conosco per volermi bene e essere considerata.

In tutto questo il mio Michel mi ha amato di un amore grande, profondo quasi morboso. Ed io non mi sono tirata indietro: l'ho ricambiato con la stessa indecenza edipica, l'ho portato nel mio letto, mi sono fatta chiamare Sophie, come lui desiderava, e mi sono consumata di gelosia per lui. Lui, l'unico che mi faceva sentire indispensabile e oggetto d'amore assoluto.

Poi un giorno è arrivata Madeline, amante di Georges e fidanzata di Michel. Per me è stato tremendo vedere il mio Michel prendere il largo da me, sfuggirmi, perderlo.Madeleine, così razionale, ordinata, così anche lei perfetta.

In un baleno, al buio della mia camera li ho visti tutti dinanzi a me e lontanissimo da me, eppure così vicini tra di loro: Michel, Madeleine, Leò e Georges. Un quadro perfetto e completo, grazie alla mia assenza. Allora ho deciso di renderla vera e tangibile la mia assenza: mi sono uccisa. Come sempre avranno pensato che era un pretesto, una scusa, un episodio ridicolo e raccapricciante per essere al centro dell'attenzione. Invece era vero. Ancora non so se ho fatto di più un favore a loro o a me. So che questo è stato l'estremo gesto d'amore per me e per loro, per essere finalmente tutti liberi. In definitiva forse l'unico atto d'amore che io abbia mai fatto in tutta la mia lurida e raccapricciante esistenza.

( Ispirato a Yvonne di J.CoCteau "I parenti terribili")