Tè e ossessioni #632ideeperscrivere

Argentina, 1932

Sorseggiava lentamente un tè bianco che Inès le aveva portato direttamente dal viaggio di nozze in China con Gabriel. Era un tè non molto bollente, dall’infusione breve da consumare da solo, magari di pomeriggio. Così le aveva detto Inès. A lei quel tè sembrava bollente, amaro, scuro. Era il tè del ritorno, della definitiva sentenza che Inès e Gabriel erano davvero una cosa sola, almeno sulla carta. Il viaggio non li aveva cambiati. Così come non era cambiato nonostante tutto la sua fissazione per lui. Lo aveva intravisto di ritorno con Ines in un pomeriggio di convenevoli. Lui era ancora visibilmente imbarazzati: una vita segreta insieme non si omette facilmente. Inès aveva ordinato al neosposo di prendere i regali per Clara dalla China, una sciarpa di seta blu che la stessa Inès col piogolio della sua voce le mise sulle spalle. Poi fu la volta di Gabriel: le consegnò il pacchetto col tè bianco direttamente in mano, con gli occhi abbassati, percependo brividi precisi e rapidi nello sfiorarsi. Adesso se lo stava bevendo in una tazza rossa lentamente. Sospirando meditava già come riconquistarlo.

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Niente di personale #642ideeperscrivere

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Il licenziamento

“Non comprendo perchè tanta fretta? Le sarei grata sei Lei mi indicasse gli aspetti in cui sono stata inadempiente…E poi una settimana di lavoro è sufficiente per valutare così drasticamente il mio lavoro?”

“Le ripeto. Si tratta di un semplice errore di valutazione. Lei è competente, preparata, dedita alla nostra causa lavorativa, semplicemente ci siamo accorti che non è la figura professionale di cui abbiamo bisogno”

“Mi scusi se glielo ricordo, ma proprio una settimana, su quella stessa sedia, era Lei a insistere con tanti discorsi motivanti affinchè io firmassi il contratto con la Sua azienda.”

“Sì, ricordo bene, ricordo anche di esseremi arrampicato notevolmente sugli specchi per essere credibile, ma adesso devo fare un passo indietro e Le chiedo cortesemente di non insistere, non tornerò sulle mie decisioni”.

“Io ho creduto in questo lavoro, per scegliere l’occupazione in questa azienda ho tagliato i ponti con rapporti che mi parevano proficui…E oltrettutto ho bisogno di questo lavoro”

“Mi spiace, anche Lei ha fatto un errore di valutazione. Lei è troppo competente, troppo preparata, troppo pronta e non fa al caso nostro. Oltretutto ragiona con la Sua testa, proponendo idee e strategie migliori. Tutto ciò è inaccettabile. La prego di comprendere che di teste pensanti qui non ne abbiamo bisogno. Credevo fosse solo una molto preparata e studiosa, invece ha molta personalità. Ecco, la personalità non ci interessa.”

“Ma come ragiona? È proprio nella personalità messa al servizio delle competenze che il lavoro migliora per tutti e …”

“Per favore, sono costretto a chiamare la guardia. Glielo ripeto, Lei è L-I-C-E-N-Z-I-A-T-A. Può ritirare la pratica nell’ufficio del personale. Buona giornata”

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Scrittura 12 #642ideeperscrivere

  • Descrivi una cosa che desideravi moltissimo e che quando l’hai avuta non hai mai utilizzato. Era un set di penne calligrafiche, bellissimo. I pennini di varie dimensioni, gli inchiostri, un manuale per scrivere come fossero pennelli. Lo vedevo ogni giorno per un intero autunno in vetrina nella libreria cittadina. Sognavo di scriverci nomi, pensieri, diari. Immaginavo la mia mano lasciare i tasti e tornare ad impugnare la penna, definitivamente e con forza. A Natale mi fu regalato il set. Non l’ho mai usato, a malapena scartato e osservato a distanza, sfogliato distrattamente. Come se adesso avessi paura a scrivere nero su bianco nomi, pensieri, diari in un tempo irreversibile.
  • Descrivi un dispositivo elettronico del futuro che non saprai far funzionare. È un piccolo apparecchio da collegare usb direttamente in endovena. Scandaglia i pensieri, funziona, credo come la memoria dei pc. È basato su due operazioni fondamentali: rimozione di file inutili e fotoritocco. Non riguarda solo i ricordi, per quello già ci avevano pensato. Riguarda anche i desideri e i sogni, specialmente ad occhi aperti.
  • Una tempesta distrugge il bungalow uccidendo un bambini. Descrivi il colore del cielo prima che la tempesta si scatenasse. Il cielo un attimo prima aveva il colore della labbra femminili prima di un bacio: era rosa, inondato di tramonto , sfumato da vanture grigie che sembravano innocue e fragili. Era un rosa accecante, simile a quello dei ciliegi in fioritura. Era un colore goloso che metteva fame solo a guardarlo. Nessuno avrebbe mai immaginato che avrebbe messo dopo la desolazione della tempesta solo fame di vita.
  • Racconta quali alberi crescevano dove abitavi da piccolo. Di alberi nel mio palazzo vecchio in pieno centro di Firenze non ce ne erano. Certo, c’erano molte radici che si intrecciavano nelle storie di un quartiere popolare e storico, c’erano molti germogli di chi con il tocco della meraviglia cresceva lì. Ma gli alberi erano altrove. I più vicini erano nel giardino dove andavamo a giocare. Tigli enormi di cui ricordo il verde pastello e lucente e la forma delle foglie, frastagliati cuori pieni di linfa. Platani come mani attraversati da futuri linee del destino. Una linfa che ancora mi scorre là dove i ricordi sono rimasti vergini.

Ti regalo #642ideeperscrivere

*Idee per scrivere: cosa regaleresti al nipote del nipote di tuo nipote e perchè*

Ho pensato a molte cose da regalarti, nipote che non vedrò mai per ovvi motivi di tempo. Mi sono passati dinanzi agli occhi e nel cuore numerosi oggetti per me significativi, e non riuscivo a decidermi. Poi mio figlio, l’altro giorno, mi ha mostrato una piccola pietra che ha preso dal giardino antistante la Villa di Puccini che ha visitato con la scuola “mamma questo me lo sono preso perchè voglio ricordarmi di questa gita”. E mentre me lo raccontava mi è venuta in mente una scatolina di cioccolatini trasparente che è da qualche parte in soffitta e che ha seguito la mia vita e tutti i traslochi che negli anni si sono avvicendati. In quella scatola c’è un pezzettino di mattonella rossa, cotto, avanzo di una vecchia mattonella rossa. È un pezzettino di una mattonella che era nell’ingresso della seconda casa che ho abitato. Era a Firenze, dal portone si vedeva il Duomo, era davanti alle Nuove Poste. Ci sono stata dal 1984 al 1990, gli anni delle elementari e delle medie. Poi decidemmo di cambiare casa, città, amici, vita e nel prendere le cose da portare via insieme ai libri, ai diari, ai giocattoli, alla musica, mi misi nello zaino quella piccola porzione di mattonella. Avrei voluto portarla sempre con me perchè in quella casa stavo davvero bene. Erano gli anni dei nonni, delle feste di compleanno, dello studio che si trasformava in scelte e preferenze, erano gli anni dei primi baci, dei telefoni col filo, dei quadri di mio zio, delle foto di mio padre, della cucina di mia nonna, delle coccole di mia madre. Ecco, vorrei regalarti quel piccolo pezzo di casa, di pavimento nella fattispecie che ne ha visti tanti di passi, di piedi, di camminate, di ritorni e addii, di arrivi e partenze, di feste e dolore, quel piccolo pezzo di pietra in cui possa rintracciare un passato popolare e mitico di una famiglia irregolare e amatissima.

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Me stessa in un libro #642ideeperscrivere

(descrivi te stessa come se fossi il personaggio di un romanzo)

Erika si vestiva sempre delle tonalità del blu, la rassicuravano e le davano sempre una sensazione di leggerezza e profondità al tempo stesso. Aveva gli occhi grandi, scuri, luccicanti incapaci di nascondere i moti dell’animo, le sopracciglia decise, le labbra pronunciate e carnose. Il viso era incorniciato da una folta chioma nera di riccioli ribelli e indomabili. La sua carnagione era scura, bastava poco per colorarsi col sole. Aveva forme morbide, un seno prorompente, fianchi larghi, dita lunghe che colorava in base agli stati d’animo. Era formosa, una inutile guerra contro la bilancia a suon di diete, ma non rinunciava all’amore di sè, alla compiacenza della seduzione, alla bellezza. Aveva un carattere solitamente solare, allegro, ben disposto nei confronti della vita e degli altri. Generosa e altruista, amante della compagnia, non poteva rinunciare a momenti di solitudine, mutevolezza lunatica, dolce malinconia. Nell’avvicendamento di tutti questi stati d’animo le creava un caos primordiale dentro, a volte estenuante, a volte meraviglioso. Viveva la vita con sensualità perchè della vita era, nonostante tutto, profondamente innamorata.

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Sconosciuto #642ideeperscrivere

Sconosciuto che passi e a cui devo taccontare una tradizione familiare importante. Voglio essere banale. Voglio raccontarti il Natale. O meglio l’albero di Natale. In famiglia da semrpe l’albero di natale viene fatto l’8dicembre, solo in casi eccezionali si può anticipare come nei casi dei ponti. L’albero viene fatto tutti insieme, scegliendo di anno in anno gli abbinamenti cromatici: rosso e verde, blu e bianco. Si inzia dal test luci: se le luci vanno di dispongono sui rami, altrimenti bisogna cercarne di nuovo e fermare i lavori. I colori dell’albero dipendono dall’annata: il bianco e blu in genere denotano una buona annata, oppure la speranza che sia migliore l’altra, il rosso e il verde invece sono sintomo di indifferenza, distacco verso la festività. Poi si dispongono le palline: oltre a quelle dei set precostituiti, ci sono le evergrenne ossia le palline che non c’entrano niente, ricordi di infanzia, di scuola che hanno un significato più profondo della decorazione in sè. Infine si mette il puntale e i capelli d’angelo intorno, e si accende. Intorno a lui trascorreremo bilanci, gioie, sorprese, quel momento altrove eppure qui che è il periodo natalizio.

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Nel magazzino #642ideeperscrivere

(Scrivi una scena i cui unici dialoghi sono UHUH, Uhm, URRR, MM-MMM)

Ore 14,00. Il magazzino di un piccolo supermercato di provincia che chiude nella pausa pranzo, presubilmente vuoto. Marco, addetto al taglio carni nel reparto macelleria, e Susanna, dipendente della cooperativa di pulizie, si danno il consueto appuntamento. L’appuntamento della pausa pranzo in mezzo a scatoloni e pancali delle migliori marche di merendine, dentifrici, assorbenti, mangimi per animali. Marco inizia a sbottonare la divisa di Susanna che su una scatola contenente confezioni di spaghetti numero 7 (ottimi per il pesce), inizia a gemere accogliendolo tra le sue braccia e tra le sue gambe. Da fuori si ode un insolito rumore, e gli imprechi di Tobias, l’addetto alla sicurezza sempre a caccia di rom che rubano polli, cotti e crudi. Tobias va avanti e indietro dietro la porta del magazzino, sospettoso dai rumori uditi. Susanna e Marco ne seguono inquieti l’ombra andare e venire dinanzi all’ora: la porta di sicurezza è una cortina di ferro per difendere la loro privacy, che poi è anche intimità, clandestinità, tradimento, aria, ossigeno e mille altre cose ancora. Non si può parlare, non ci si può muovere ma è necessario finire. Marco afferra Susanna per natiche la quale dice tutto in un debole “Uh Uh”,  sente Marco farla sua, entrarle dentro con vigore e silenzio e blaterando qualche “Umm” il paradiso del piacere si spalanca in ogni senso. Da fuori sentono un arrabbiatissimo “Urrrrr”e poi correre: Tobias si allontana all’inseguimento di chissà quale pregiudizio. Susanna sorride, si gira e con un semplice “Mm-mmm” sussurrato ad altezza fianchi prosegue la pausa pranzo, Marco accondiscende, con immenso piacere.Uncooked Italian spaghetti pasta

Un oggetto tutto blu #642ideeperscrivere

Scrivi cosa sta pensando una persona che ha in mano un oggetto tutto blu

Fumava nervosamente con la mano sinistra: aspiro, respiro, fuoriuscita disegnando nel freddo nuvole nell’aria. Nella mano destra aveva una maschera blu. Era una maschera di carnevale. Era una maschera di raso ornato di pailettes. Accarezzava la maschera, ne annusava probabilmente un profumo recente. E pensava…”che fine avrà fatto la ragazza misteriosa che durante il corso mascherato in notturna mi ha abbracciato d’improvviso, nel tempo di due balli? Era vestita di solo blu, un tutù lungo blu in tono con questa maschera. Aveva gli occhi verdi, i capelli sciolti, odorava di agrumi. Mi ha stretto forte prima da dietro poi di fianco, io ero frastornato dal suo profumo, dalla sua presa, dai suoi sguardi, dall’essermi sentito speciale per un momento e d’improvviso. Poi la musica è cambiata, lei è scivolata nella folla e ci siamo smarriti. Ho cercato fra la gente il suo profumo, il suo tulle, senza trovarlo. Solo a tarda notte ho trovato la maschera e la voglia che possa riaccadere, ma come?”Questo pensava l’uomo con in mano un oggetto tutto blu nel tempo di una sigaretta in una notte di luna e coriandoli.

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Lory #642ideeperscrivere

Lory cercava un marito, un modo di fuggire dal suo paese piccolo e ai confini della Terra e qualcosa in cui sentirsi unica. Condivideva l’appartamento con me e un’altra ragazza che invece stava sempre sulle nuvole. Lory non stava sulle nuvole, stava coi piedi ben piantati a terra. Dedicava molto tempo a abbellire. Abbelliva le sue sopraciglia, i suoi riccioli, le tesine da consegnare all’univeristà, la camera. Cercava anche di abbellire gli altri: aveva sempre uno sguardo di rimprovero, parole di giudizio per far sentire inadeguato chi le era vicino e per sentirsi forse più a posto lei. Si sarebbe innnamorata di chiunque, anzi non di chiunque ma del primo che le avesse garantito la parvenza di una bella storia e quella solidità da persona “sistemata” che tanto ambiva. Lory era profondamente sola e in cerca di riscatto, questo spesso però la portava a non avere un autentico affetto verso la vita e le persone in genere. Era tutta una questione di abbellire. Le relazioni, le persone, secondo copioni stampati nella sua testa. Non sempre però i suoi copioni potevano essere condivisi o interessanti per il resto dell’umanità.Fu così che me ne andai una mattina di gennaio dall’appartamento per molto motivi e anche per lei. Non l’ho più rivista. Forse conduce una masseria insieme a quel tipo che bazzicava per casa, tale Antony, figlio di emigranti che sognava di tornare nel Salento. Forse ha trovato quel che cercava o comunque un po’ di felicità.

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Un oggetto smarrito #642ideeperscrivere

Un oggetto smarrito

Era una sciarpa blu petrolio di seta con disegni damascati piccoli colore blu di prussia. Odorava di Faherenheit negli anni in cui tutti gli uomini lo indossavano e malgrado il tempo trascorso nascondeva ancora queste note di fondo per tornare all’improvviso e a tradimento nel presente per giocare con una memoria antica. Me l’aveva regalata un mio ex, il mio primo ragazzo. Più che un regalo era stato uno scambio di sciarpe. Era stata al nostro collo nei primi baci, nelle serate di abbracci rubati, nelle passeggiate colme d’amore e innocenza in mezzo alla sfrontata bellezza di Firenze. Negli anni che vennero cambiai città, scuola, amici, canzoni, passai dalle musicassette ai cd. Tenni sempre un diario per appuntare parole, eventi, poesie, schizzi. La sciarpa era sempre con me, anche se avevo cambiato ragazzo, oltre a tutto il resto. Mi piaceva tenerla con me come un amuleto, come un legame. La portai con me anche all’Università, a Pisa, nella facoltà di lingue dove meravigliosamente non ero nessuno e mi piaceva immergermi nelle teorie letterarie e linguistiche. Il ritmo era scandito da viaggi in treno, pagine da studiare, appelli da pianificare, e una sera di dicembre lasciai la sciarpa sotto al banco in una delle grandi aule. Il lunedì successivo non la trovai più. Ero delusa perchè credevo che fosse impossibile perderla. Non poteva accadere, non con lei. Probabilmente me l’avevano rubata. Probabilmente era tempo di cambiare pagina. L’odore che l’accompagnava invece mi è rimasto a fare da segnalibro nelle mie memorie.20131121151549-dscn3138