Una lettera

E dopo 5 anni finisce così: molti abbracci, qualche lacrima, “ti voglio bene” sussurrati e “ciao maestra”

Carissime alunne e carissimi alunni,

questa mia lettera è per ringraziarvi degli straordinari anni trascorsi insieme, ben cinque! Sono davvero felice e soddisfatta di questo tempo condiviso, un tempo gioioso, impegnato, pieno di cose belle e di altre difficili, nella vita fra i banchi e fuori dai banchi e che abbiamo affrontato insieme. Vi sono grata per tutti i momenti trascorsi, per le parole che ci siamo detti e per quelle che abbiamo ascoltato, per la forza dei vostri sorrisi e dei vostri dubbi. Da voi ho imparato tantissimo come maestra, come donna e come mamma: mi avete insegnato molto giorno dopo giorno, con le nostre lezioni, con le nostre conversazioni. Tutto ciò mi ha estremamente arricchito come persona e come docente. Ve ne sono grata, dal profondo del cuore.

Mi sono sentita veramente a casa con voi, pur mantenendo il ruolo di “regia didattica” in un ambiente di apprendimento che ho cercato di rendere stimolante, affettivo, volto solo a due obbiettivi: farvi stare bene e fare in modo che ognuno di voi potesse tirare fuori il meglio come persona e come studente. Ogni cosa è perfettibile, ricordatevelo! Certe cose si potevano fare meglio o diversamente, ma oggi vi guardo muovere i passi nel mondo e sono orgogliosa di voi e del lavoro fatto insieme.

È sempre strano quando arriviamo a salutarci dopo un’avventura così preziosa ma so che niente e nessuno si perde: se avete bisogno, sapete dove trovarmi, potete scrivermi, cercarmi io ci sarò sempre. Chi si incontra non si perde mai perché quando le relazioni sono così ricche ogni persona diventa parte di noi, di quel che siamo.

Vi aspetta un futuro nuovo, pieno di strade importanti, di sfide belle, di nuove conoscenze: godetevelo pienamente, non arrendetevi, coltivate l’affetto e la gentilezza, date spazio alla voglia di sapere, applicatevi nel praticare i vostri doveri e nella difesa dei vostri diritti, sempre e con chiunque. E ricordatevi che insieme è meglio che da soli, come avete sperimentato ogni giorno qui, nella nostra aula.

Vi chiedo e vi auguro di mantenere sempre, e sottolineo, sempre queste tre cose che hanno fatto di voi una classe eccezionale: siate curiosi, rispettosi e innamorati della vita.

Vi abbraccio e non smetterò di farlo nemmeno da lontano.

Con grande affetto per voi e per le vostre famiglie

Torre del Lago, Giugno 2017

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Impertinenze

L’odore del bucato, il sole impertinente, i colori sfrontati dei fiori,gli occhi addormentati dei bambini…somma di “ce la posso/devo fare”
Stringersi. Come approdare reciprocamente fra una tempesta e l’altra
Sono giorni così. Dove i sorrisi sbocciano con poco, dove gli occhi si annacquano rapidi.
Le carezze del vento caldo sulla pelle in un venerdì di musica dentro e silenzio fuori.
La notte a volte non porta consiglio e le parole, gli sguardi, i gesti di emozioni intraducibili restano sospesi.
A volte non occorrono troppi ragionamenti celebrali, a volte basta solo viversi.

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Arrivi

0dori della sera: estate che arriva, pomodori a cuocere, borotalco delle tenerezze.
Di tanti passi fatti che nudamente sanno arrivare a te.
Blu mattino #Viareggio sapore di sale, il sole addosso, il vento caldo tra i vestiti leggeri, assedio di pensieri felici.
Pause pranzo. Pause vita. Pause pensiero. Pause, elemento musicale.
È tutto così rapido: lo sguardo, le parole, l’indisponibilità reciproca.

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Il passaggio delle nuvole

L’odore dell’erba, il passaggio delle nuvole, le emozioni che vibrano. (Teatro en plein air)
Che poi forse eravamo davvero così: un accordo di passaggio in un tempo distratto fra corde che risuonano.
Voci che hanno la potenza del suono capace di avvolgere e sconvolgere portandoti altrove e allo stesso tempo nel profondo dell’intimo.
Poi la primavera esplose lentamente, rassegnata, letale. Ed era già troppo tardi.

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Soffi di Bohéme

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Nel soffio di una candela aspettando

/01 un’opera rivoluzionaria, una grande dichiarazione d’amore per l’arte e il suo messaggio universale. (Folon, studio scenografie)

Rodolfo e Mimì,due personalità eclettiche e anticonformiste, di una sensibilità che reciprocamente colgono. /01

Gli odori del quartiere latini: dolci, panna, latte di cocco, crostata, datteri e aranci evocati nei colori del Momus di /02

Le stagioni dell’amore: ci lasceremo alla stagione dei fiori.

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Istinto

La notte. E certi eventi in sospeso nei conti aperti con noi stessi e col resto del mondo
All’alba si spogliano le paure, si accende la voglia di fiducia. Per questo forse le conversazioni si riempiono di confidenze creative.
Ansia preventiva o sesto senso. Comunque la parte istintiva merita ascolto.
Dondolo tra incertezza e stupore, ostinazione e decanto, si può solo continuare.
Tè bianco, riflessioni e pensieri profumati di desiderio e nostalgia.

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Claustrofobia sentimentale

Non ci si può fermare a pensare, chè di consapevolezza ce ne è già troppo. Si può solo continuare a continuare. (foto di un respiro corto)
Solo procedendo si comprende che certe tappe sono un passaggio e non un arrivo finale. Tuttavia il cammino ne è valso la pena.
C’è un legame indissolubile con chi attraversando ha acceso i nostri sguardi illuminando la notte.
Sotto la pelle un cuore scalpita.Inutile difenderlo,si espone sempre in prima linea.Non conosce altro modo di stare al mondo.
Desideri concentrici che si intersecano all’infinito:voglia di luci,di odore di pane, di musiche e violini, di pensieri bianchi da scrivere.

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Credere nei propri sogni?

Tutto quell’universo, tutte le emozioni, tutti i sogni che sfiorando le labbra in un bacio ci portiamo via, addosso.
In 8,50 minuti di telefonata riassumere 5 anni e due mesi, 2 continenti, qualche storia e capirsi al volo. Empatiche amicizie.
E nonostante tutto la pioggia scriveva sui vetri quelle strade invisibili e trasparenti che confondevi con la lucidità delle lacrime.
Una grande voglia di credere nei propri sogni fa risplendere persino la malinconia della pioggia.
Pioggia, passi, soffi. Riassunto del pomeriggio.

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