Il cambio

Niente buoni propositi, non li ho mai fatti, nè tanto meno bilanci, la mia coscienza non dorme mai e setaccia gli attimi giorno per giorno senza aspettare date sul calendario. Niente aspettative, niente sogni da rincorrere col cuore in gola. Eppure l’anima è stracolma, di gratitudine, di poesia e bellezza. Ci sono annate in cui le piccole grandi sfide che la vita, spesso inaspettatamente, ci riserva hanno il sapore del miracolo, dell’imprevisto. Allora non resta che abbandonarsi a tutto ciò, godersi la luminosità di quei momento e augurare per sè e per gli altri nel nuovo anno di meravigliarsi e soprendersi con gratitudine e coraggio.

drn-ghjw4aal9ar

Annunci

Napoli velata

Napoli velata ( F. Ozpetek, 2017)

locandina

Ozpetek propone in “Napoli velata” un mistery che ruota intorno alla figura di Adriana,  patologa interpretata da Giovanna Mezzogiorno, e alla notte di passione che trascorre col giovane e affascinante Andrea (A. Borghi). Il delitto che avvia la trama ci conduce così nelle profondità più intime della protagonista, in conflitto tra le ombre di un’infanzia traumatica e quelle di un presente sfuggente, inafferrabile, caratterizzato da solitudine e fame d’amore. Ruotano intorno ai due personaggi principali, un cast preparato e convincente dove spiccano le inquietanti L. Sastri e I. Ferrari, insieme a L. Ranieri e B. Barra. Protagonista assoluta è Napoli, di cui il regista ci offre sguardi e prospettive inedite rispetto alle esperienze filmiche che hanno avuto questa città come location. Lontano dai rumori di Gomorra, la Napoli di Ozpetek è ancestrale, materna, accogliente, misteriosa, dove il realismo, talvolta carnale e sanguigno, si intreccia armonicamente con gli aspetti esoterici e soprannaturali della città. Talvolta per la ridondanza dei salotti alto borghesi che le sequenze propongono, si percepisce il lontano influsso de “La grande bellezza”. Tuttavia, accanto a queste ambientazioni, si alternano riti antichi e popolari, come la tombola e la figliata, che scostano il velo su una Napoli inconsueta e poco presente nella filmografia classica. La città sovrasta la trama: l’indagine poliziesca, seppure presente con la centralità del poliziotto, lascia spazio all’introspezione psicologica sul labile confine tra normalità e patologia. L’opera è di certo imponente per la bravura degli attori e lo sforzo notevole nella costruzione di un prodotto filmico innovativo e coinvolgente che si propone anche come esperienza estetica per i continui rimandi al bello e all’arte che sono palpabili, ben oltre la semplice funzione di sfondo. Il ritmo del thriller è spezzato dagli intarsi che l’autore propone sulla città e sui pensieri spesso sfuggenti dei personaggi. La recitazione, volutamente distaccata degli attori, risulta vincente e ben si amalgama con l’accoglienza magmatica di Napoli che trasuda in ogni inquadratura. L’eros ad esempio ha un ruolo centrale e, sebbene a mio avviso presente in modo eccessivo rispetto all’economia della narrazione, ha il grande pregio di protare sullo schermo una sessualità femminile inedita e audace, al di là degli stereotipi comuni. In questo elemento il regista ha saputo cogliere tutta la passione femminile delle donne quando iniziano a divenire consapevoli del proprio fascino e del proprio erotismo. Numerosi i riferimenti alla storia del cinema che unito a un linguaggio filmico cristallino confermano il sapiente uso che Ozpetek sa fare del linguaggio filmico: la prima inquadratura della tromba elittica della scala rimanda al classico “la donna che visse due volte”, suggestione che ritroviamo anche nella presenza del gemello Luca. Ancora una volta il regista ci propone riflessioni e stimoli sulla perdita e la sua elaborazione, nonchè sul valore della memoria: la scena delle serata del passato nel lussuoso salotto dove si sentono solo le voci è quasi un’autocitazione de “La finestra di fronte”. Gli emblemi della visione stessa sono continuamente presenti nelle inquadrature: giochi ottici, specchi, cecità e occhi vuoti costellano la narrazione. Come sempre grande cura è stata data alla colonna sonora che esplode in una stupenda interpretazione di “Vasame”. Un’opera complessa che racchiude lo sforzo del regista in cerca di nuovi territori da esplorare, raccontare e condividere anche se il ritmo talvolta spezzato della storia e il finale senza scioglimento del “sortilegio” lasciano di certo lo spettatore smarrito nel ricostruire i pezzi della storia. Tuttavia è innegabile quanto questo possa ricalcare la realtà: tutti i personaggi hanno a loro modo delle differenze che li porta splendidamente “fuori” dai canoni così come non tutta la realtà e le cose che capitano sono razionalmente comprensibili  nel profondo.

 

Vibrante magia

Natale è quel periodo di aria festosa fatta di partenze e ritorni, di luci e parole, di ricordi da frugare nelle scatole degli addobbi, come Benjamin che ogni anno cerca la decorazione del suo primo Natale. Al di là del significato spirituale che ognuno sceglie di dare, è il momento dei conti da chiudere e degli orizzonti che si aprono, del ritrovarsi ma anche delle assenze che a tradimento mancano di più, dei desideri che si fanno più forti. Superata la magia del momento dell’infanzia, può sembrare tutto molto buonista, consumistico e poco autentico. Solo con il tempo si riesce talvolta a goderselo nuovamente, come un momento per fermarsi e essere grati di tutto ciò che c’è e di tutta la voglia che si ha di avventurarsi nei giorni che verranno e lasciarsi andare fino a risentire vibrare il tocco di quella antica magia.

Specchi

Il caffè è il primo specchio del mattino dove si riflettono intenti luminosi e ombre
Caldo, sole, frutti maturi, una lunga estate che continua a baciarci.
E poi arriva la sera dove basta stringersi di più per ritrovare un soffio di luce, di coraggio, di vicinanza.
Il sonno di chi si ama è quel momento in cui estasiati si osserva, provando a entrare nei suoi sogni.
Per spogliare l’anima, invece, occorre un’ alchemia di stupore, avventura, coraggio e dolcezza, solo così la pelle risuona.

dmfa9_xwsauamtg

Controvento

Negli abissi degli occhi ci sono storie e emozioni che poche anime sono in grando di decifrare
Freddo addosso. Freddo che non si toglie. Freddo improvviso. Freddo che accende la voglia di calore e ferma i pensieri per essere guardati.
Ma che ne sa poi la ragione delle carezze controvento che inattese scuotono le emozioni in un lieve sfiorarsi?

dlomcu0xuaebnsw

Cristalli e memorie

Il caffè del primo pomeriggio, quello in cui si diradano storie lette, sognate, ascoltate e lette negli sguardi attraversati.
La musica di sera avvolge e fa stare bene, fra un tasto e l’altro delle troppe distanze.
La domenica e il tempo della dolcezza, degli spazi ritrovati, della luminosità speciale di chi ci sta accanto, ovunque sia.
Ormai ho imparato a memoria le parole con cui pensavo di aver cristallizzato quel momento di noi. Eppure scalpitano come ali ribelli.
Abitare in certe mani, ricordarsi cosa davvero conta e chi siamo, fare delle lenzuola pagine da scrivere con la trasparenza delle emozioni.

dlfwloqx0aex2fr

L’amore e la dignità

C’è il non arrendersi, ci sono il cuore e la ragione e poi c’è l’onestà intellettuale.
C’è la pioggia inattesa col suo battito ancestrale a far ricominciare giorni di punti a capo e epiloghi.
Estrema gratitudine a chi risveglia l’amore e la dignità per se stessi.
Istanti come fotografie da sfogliare nei ricordi o da immaginare come desideri.

dlzvr5gwaaapwos

 

Ali e vortici

Nel vortice degli eventi spalancare le ali, sopraelevarsi e respirare libertà.
Si sarebbe lasciata scrivere addosso ogni respiro pur di abitare in quelle mani dove era completamente se stessa.
Stato dell’arte: piedi in cerca di baci dove fermare i passi.
Bastano occhi accoglienti e penetranti per prendere il volo sulla curva del cuore.
Svegliarsi con l’intenso profumo di vaniglia che dai sogni porta alla realtà e abitare i desideri sparsi nei cinque sensi.

dlwm53bx0aaxtwo