Il nostro colore delle cose

Il colore nascosto delle cose me lo ha insegnato mia nonna che non ci vedeva fin dalla nascita e viveva con noi. Accanto a lei ho imparato a raccontare ciò che c’era intorno a noi (espressioni delle persone, ciò che ci circondava, quello che accadeva in tv nei momenti senza dialogo) ma anche a leggere oltre l’apparenza e a fidarmi dell’istinto. Non ho mai capito come facesse a intuire il colore delle stoffe solo toccandole senza vederle. E sebbene siano tanti anni che non è più qui con noi, mi manca molto il suo sguardo soprattutto in certe cose: era capace di andare oltre le apparenze e al tempo stesso, con la sua ironia, di dissacrare positivamente. E parafrasando Montale (questa poesia sembra scritta per lei) mi ricordo di aver sceso dandole il braccio milioni di scale, non perché con quattr’occhi forse si vede di più. Con lei le ho scese perché sapevo che di noi due le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate, erano le sue.

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Arrivederci, mare ciao

Arrivederci, mare ciao. Ciao a quest’estate che mi ha fatto l’enorme dono di trascorrere tanto tempo spensierato e colmo di Bellezza con le persone più care, ciao alla stagione degli incontri, dei sogni che diventano progetti, della bici senza ruotine e delle immersioni, di affetti veri, di amici e persone care passate di qua, di buona musica, di voli e di traversate, come quando pensi di arrivare all’orizzonte e invece stai ripartendo di nuovo.

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Diario di #Barcelona/03

Casa Battlò, #Barcelona ovvero di quella volta in cui ho pienamente compreso e apprezzato la realtà aumentata. Confesso che da almeno due anni ho sentito parlare di realtà aumentata in numerosi convegni e corsi inerenti la didattica senza mai afferarla pienamente e considerandola un’evoluzione digitale del vecchio ipertesto. A Casa Battlò funziona così. Ogni visitatore viene munito di cuffie e smartphone. Dispositivi forse meno fantascientifici dei mega occhiali da realtà aumentata che si vedono nelle fiere ma a mio avviso molto più funzionali. Tutti quanti, dai bambini ai più grandi sanno maneggiare uno smartphone e sanno inquadrare aggirando l’inibizione di un dispositivo meno familiare. Lungo la visita nella Casa, la guida digitale racconta Gaudí, le scelte estetiche, tante notizie come un’audioguida classica. Contemporaneamente il visitatore può inquadrare le varie stanze alla ricerca di dettagli che si “animano”: animali che prendono forma, modelli in 3d che si sovrappongono, ricostruzioni di arredi e ambienti. Tutto ciò non ha solo la funzione di aumentare il numero di “informazioni” ma di rendere il visitatore protagonista attivo della visita. I supporti iconici rinforzano le informazioni audio, dando così ai “turisti” la possibilità di un percorso maggiormente consapevole. Strumenti utili che applicati al campo artistico rivelano tutta la loro portata al passo coi tempi ma soprattutto con i cambiamenti neurologici di percezione e rielaborazione delle informazioni. Il costo del biglietto 22€ (lo stesso prezzo degli Uffizi) ne vale la pena.

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Diario di #Barcelona/02

El Born, Barcelona, noto anche come il quartiere de “La Ribera” tra il quartiere gotico e il mare. Un crocevia di vicoli e strade che fra locali alla moda e pietre antiche conserva il fascino di mercanti, pescatori, artisti e viaggiatori. Di certe città come Barcellona e certamente anche Parigi, apprezzo la capacità di riqualificare senza dimenticare, osando anche strade audaci, come in questo caso. La struttura del vecchio mercato che animava il quartiere non è stata trasformata nell’ennesimo centro commerciale ma in uno spazioso centro culturale. Lo spazio stesso e la sua predisposizione ne sottolineano l’identità: un luogo fisico e metaforico dove la memoria si fa narrazione per raccontare il presente. All’interno sono visibili i resti della città vecchia con le cassette originali delle merci e le foto del mercato. Sulle cassette sono scritte merci e provenienze, “termini” che contengono la Storia e le storie. In questo spazio tra il mare e le cattedrali, si organizzano incontri e conferenze. In poche parole si reinventa una città diversa, senza tradire ciò che è stata.

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Il sonno

Il sonno non può essere un rifugio per i propri silenzi che vanno affrontati. E se si affrontano nel modo naturale che si sente, scrivendoli allora  le parole divengono uno specchio. E bisognerà trovare lì quella leggerezza necessaria per sentirsi liberi e volare.

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Silenzio…

A chi è al lavoro, a chi in vacanza, a chi fra le nuvole, nel letto o in cammino, a chi sta combattendo la propria battaglia.
Viva la musica che ti fa ballare e ritrovare la parte più vera di te.
Pomeriggi lunghi colmi di leggerezza, si prende il volo per dare il giusto peso alle cose.
Non tutti sempre, potrebbe essere la coniugazione del verbo “scegliere” applicato alle quotidianità di un cuore perennemente in gioco.
E a volte ho bisogno di un po’ di silenzio e di solitudine per risalire dagli abissi e respirare più profondamente

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Fatalità

Ammollo. Stato gioioso di abbandono in uno stato liquido e refrigerante il cui piacere è direttamente proporzionale all’afa esterna.
Scoperte dell’estate: la lentezza che fa assaporare le cose
Ci sono luoghi in cui si va ogni giorno col pensiero ad incontrarsi, in silenzio e con passione: fra le nuvole.
Pensieri dolci, freschi, colorati, pace di anime inquiete.
Per quanto ci adoperiamo nel dare ai giorni sceneggiature perfette, il destino ha sempre l’ultima parola: fatalità.

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