La dolce vibrazione

Luglio, il mese che più mi somiglia. Calore, colori, profuma di lavanda e splende di girasoli, ebbro di dolci frutti e tempeste improvvise.
E come la terra ricominciamo più volte in ogni stagione.
Ad esempio svegliarsi con la voglia di Nutella è un ottimo parametro per la rilevazione del calo temperature.
L’odore della terra, del vento e della mancanza che accarezza le corde del cuore in una dolce vibrazione.
Tra le righe abbiamo corso il rischio di scivolarsi l’uno dentro l’altra e fare di ogni parola un nodo d’abbraccio.

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Le estati

Le estati per i bambini sono i momenti di stacco, dove il tempo si sospende in modo apparente per poi procedere ancora più veloce sciogliendosi di sole e ghiaccioli. E’ il momento in cui si ritrovano gli amici, anno dopo anno, al mare, quello stesso mare che li vede  crescere. L’avventura predomina sulla routine, la scoperta e l’inatteso hanno la meglio sulle cose programmate, l’esplorazione degli occhi e dell’anima scandiscono gli istanti che in tempo reale si fanno già ricordo. In fondo è così anche per noi grandi che ci concediamo il lusso dell’ozio, della scottature sulle spalle, dei pensieri leggeri, della voglia di smarrirsi in un blu che sia sguardo e onda, di una spuma bionda che anche da lontano fa pensare a qualcuno di speciale annullando ogni distanza.

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Fragole e parole 17 anni dopo

In un momento molto particolare e impegnativo dal punto di vista personale risalente a un paio di settimane fa circa, sono stata contattata da un gruppo su Facebook. Il gruppo era costituito da persone frequentanti nel 2000-2001 la chat e i forum di Kataweb. Allora era molto giovane ed a oggi resta la mia prima esperienza di ingresso nei mondi “virtuali”. Ero giovane, preparavo il concorso magistrale, curiosa e affamata di stimoli in un momento di incertezza dal punto di vista delle prospettive lavorative e formative. Ho vissuto quell’esperienza con grande coinvolgimento, la possibilità di confrontarsi con persone di età, provenienze e esperienze diverse per me che stavo in provincia e in un periodo un po’ desolato la trovavo stupenda. L’ho anche vissuta (come ogni cosa che mi piace) in modo profondo e attivo, contribuendo alla gestione/animazione operativa degli strumenti comunicativi (chat, forum tematici sulla letteratura) e partecipando ad alcuni raduni per cui uscire dallo schermo era una cosa nuova. Ho creato legami importanti, ho imparato, bene o male, molto sulle community on line, ho imparato in poche parole un modo interessante su come si sta in rete, sulla comunicazione, la relazionalità etc. Ho scoperto un mezzo per comunicare bello. Poi con il nuovo lavoro e altri cambiamenti della mia vita tutto ciò si è chiuso così il mondo fragoloso di Kataweb. Devo dire che da quel momento la mia vita e i miei interessi si sono sempre intersecati col mondo digitale, sia per questioni personali che professionali. Ho iniziato gestire in prima persona forum di cinema, costruire siti, curare un blog diario. L’esperienza del blog resta nel suo complesso quella più completa, forse perchè per fisionomia favoriva uno scambio più profondo e meno approssimativo fra gli utenti. Poi sono arrivati i social, facebook e twitter in primis, e ho arricchito la mia esperienza in alcuni settori riguardanti soprattutto la didattica, la lettura condivisa, il social reading. Il mio sguardo sui libri è uscito dai miei luoghi virtuali per approdare in alcune testate tematiche e non. Nel frattempo il piano nazionale scuola digitale mi ha permesso di spendere anche nel lavoro esperienze e competenze digitali. Un lungo percorrere il tempo, scandito da cambiamenti per pensare che 17 anni sono davvero tanti ma passano in un soffio, portando con sè piccole grandi rivoluzioni. Nel 2000 quando Kataweb spopolava su internet inviare una foto a uno sconosciuto era molto più complicato dal punto di vista strumentale, i rapporti in rete erano agli albori, oggi con gli smartphone è tutto più semplice, rapido, scontato. In 17 anni succedono tante cose, nel mio caso si trova lavoro, ci si laurea, si cambia casa due volte, si diventa mamma, si aprono orizzonti (dal teatro alla fotografia all’organizzazione di eventi). Mi ha fatto davvero “strano” ritrovare persone di chiacchierate spensierate tanti anni dopo. Tutti più grandi, tutti diversi. I legami forti, quelli non li avevo smarriti, ma l’effetto comunità svanisce ovviamente col chiudersi delle esperienze. E allora, per citare il titolo di un libro che amo, “cosa resta di noi”, di queste esperienze comunitarie on line? Credo da quanto ho visto in questi lunghi anni che restino una serie di competenze, allargamento degli orizzonti (qualora uno si sia messo in gioco davvero) che sono utili sul mondo virtuale ma anche su quello reale (dato che comunque i confini sono sempre più labili). Resta di certo il fattore umano: le relazioni, i legami, i contatti sono ciò che rimane, che spingono la frontiera delle possibilità umane, culturali e lavorative più in là. E’ quello che il tempo non cancella a suon di byte, e credo fermamente che siano ancora tuttoggi quello che piò rendere certe esperienze di valore.

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Ruote e Nuvole

Come certe cose che scosse dalla tempesta restano appese al cielo chiedendo di non essere dimenticate.
È bello svegliarsi e sapere che ci sono degli epiloghi, per poi ricominciare…diversamente.
La pianura in una notte d’estate: silenzio, fresco, profumo di terra, colori che nel buio si immaginano.

Di quei fili invisibili che le parole e i silenzi silenziosamente tessono fino ad accorciare distanze e ritrovarsi nudi l’uno davanti all’altro.

Come un giro di giostra quando arrivi nei miei pensieri ed apro gli occhi perchè tu sì che sei vero.

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La corazzata Potemkin: visioni e revisioni

Cinema, musica e teatro. Il primo esame di storia e critica del cinema comprendeva la visione di 7 vhs da 240 min. l’ una, più la visione integrale di una ventina di pellicole, tra cui la corazzata Potëmkin. Allora lavoravo fuori provincia, ero anche una studentessa fuori sede, ero una pendolare a 360 gradi nel lavoro, nello studio, nelle relazioni amorose. Pertanto i film per gli esami li guardavo la notte (quindi se c’è qualcuno che ha subito la corazzata è mia sorella che divideva la camera con me;). Quel film mi ha insegnato a guardare il cinema: lì è nato il montaggio alternato, l’estetica e la tecnica al servizio di un messaggio contingente e universale sulla ribellione sociale, la fratellanza, la solidarietà. La sequenza del massacro di Odessa ne è un esempio e sugli occhiali spaccati nel primissimo piano femminile come emblema della visione il mio prof. Cuccu fu straordinario. Erano primi piani di un’umanitá senza tempo. Poi mentre lo guardavo per la prima volta ci fu un effetto proustiano: la scena della carrozzina l’avevo già vista, 15 anni prima, in un altro film quando iniziarono a diffondersi le videoteche e i miei ci facevano vedere un paio di film la settimana come “Gli intoccabili”. Per me adolescente era un film strabiliante, di un certo Brian de Palma, con un tale K.Costner con cui avrei tappezzato mesi dopo la mia camera. In questo ricordo durante la visione della Corazzata ebbi la conferma che il cinema era davvero un’avventura senza fine, un mondo che somigliava al mio modo di sentire. Questa è un’altra storia. Per la corazzata, Bologna e Villaggio invece è utile leggere qui.

http://www.wumingfoundation.com/giap/2017/07/potemkin/

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Sole

Niente è più magico dell’avere cura, niente è più sexy dell’inatteso.
Come la trasparenza di certi sguardi che ti spoglia la pelle e l’anima.
Parole che amo: “rapimento” quando una parola, uno sguardo, un respiro, una carezza ti portano via da tutto il resto.
Frastuono, come tuoni nel tumulto dei battiti.
Infiniti che potrebbero fare bene: farsi un massaggio ai piedi.

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Ombre crepuscolari

Più che i fantasmi del passato son quelli del presente che rendono complessa la comprensione autentica d certi eventi.
È la vita che è fuori tempo. Gli incontri sono le improvvisazioni tra un battito e l’altro
Tra quiete e tempesta, il viaggio nei giorni per un approdo di lontananza da tutto.
Ci sono giorni così pieni di incontri, di sguardi, di improvvisazioni che sembra di vivere il doppio di ogni istante.
Finalmente. Finalmente è il tempo di respirare, di fermarsi, di prendersi attimi per sè, di riallacciare trame.

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Incontro all’allegria

Notti calde, piene di voglia di schiudersi.
Certe carezze bastano a fermare l’istante sul viso.
Pensieri che si sporcano di bassamarea per prendere il largo.
Notte prima degli esami. Che poi saranno tanti gli esami nella vita e non sempre si è debitamente pronti.Con tutto il gusto di volare oltre.
Ho voglia di andare incontro all’allegria, alla luce, alla voglia di essere felici.
La gratitudine per tutto l’affetto, per ogni piccolo miracolo, ogni gentilezza, ogni stupore che i giorni ci riservano.

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Appesa alle stelle

Pisa nelle sere di giugno è la musica delle chitarre dalle piazze piene di studenti e birra. Sono i baci degli innamorati a cavalcioni sulle rive dell’Arno. Sono un uomo e una donna che si ritrovano andandosi incontro e abbracciandosi. Sono due bicchieri di vino, la voglia di fare festa, gli esami vicini, l’estate poco lontana, l’odore del mare che accarezza il corpo in un alito di vento. Sono i bambini che si rincorrono tra le fontane, il profumo di gelato, le vetrine che luccicano, la vita che aspetta di essere sognata appesa alle stelle.

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Don Milani: le parole, la massa

Una professoressa mi prestò in terza magistrale “Lettera a una professoressa” di don Milani. Oggi la rivedo quando viene in libreria ad ascoltare storie. Le sono molto grata per quel prestito che mi fece e che in qualche modo ha influenzato il mio fare scuola e l’importanza delle parole.

“La cultura vera,quella che ancora non ha posseduto nessun uomo,è fatta di due cose,appartenere alla massa e possedere le parole” Don Milani

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