Fragole e parole 17 anni dopo

In un momento molto particolare e impegnativo dal punto di vista personale risalente a un paio di settimane fa circa, sono stata contattata da un gruppo su Facebook. Il gruppo era costituito da persone frequentanti nel 2000-2001 la chat e i forum di Kataweb. Allora era molto giovane ed a oggi resta la mia prima esperienza di ingresso nei mondi “virtuali”. Ero giovane, preparavo il concorso magistrale, curiosa e affamata di stimoli in un momento di incertezza dal punto di vista delle prospettive lavorative e formative. Ho vissuto quell’esperienza con grande coinvolgimento, la possibilità di confrontarsi con persone di età, provenienze e esperienze diverse per me che stavo in provincia e in un periodo un po’ desolato la trovavo stupenda. L’ho anche vissuta (come ogni cosa che mi piace) in modo profondo e attivo, contribuendo alla gestione/animazione operativa degli strumenti comunicativi (chat, forum tematici sulla letteratura) e partecipando ad alcuni raduni per cui uscire dallo schermo era una cosa nuova. Ho creato legami importanti, ho imparato, bene o male, molto sulle community on line, ho imparato in poche parole un modo interessante su come si sta in rete, sulla comunicazione, la relazionalità etc. Ho scoperto un mezzo per comunicare bello. Poi con il nuovo lavoro e altri cambiamenti della mia vita tutto ciò si è chiuso così il mondo fragoloso di Kataweb. Devo dire che da quel momento la mia vita e i miei interessi si sono sempre intersecati col mondo digitale, sia per questioni personali che professionali. Ho iniziato gestire in prima persona forum di cinema, costruire siti, curare un blog diario. L’esperienza del blog resta nel suo complesso quella più completa, forse perchè per fisionomia favoriva uno scambio più profondo e meno approssimativo fra gli utenti. Poi sono arrivati i social, facebook e twitter in primis, e ho arricchito la mia esperienza in alcuni settori riguardanti soprattutto la didattica, la lettura condivisa, il social reading. Il mio sguardo sui libri è uscito dai miei luoghi virtuali per approdare in alcune testate tematiche e non. Nel frattempo il piano nazionale scuola digitale mi ha permesso di spendere anche nel lavoro esperienze e competenze digitali. Un lungo percorrere il tempo, scandito da cambiamenti per pensare che 17 anni sono davvero tanti ma passano in un soffio, portando con sè piccole grandi rivoluzioni. Nel 2000 quando Kataweb spopolava su internet inviare una foto a uno sconosciuto era molto più complicato dal punto di vista strumentale, i rapporti in rete erano agli albori, oggi con gli smartphone è tutto più semplice, rapido, scontato. In 17 anni succedono tante cose, nel mio caso si trova lavoro, ci si laurea, si cambia casa due volte, si diventa mamma, si aprono orizzonti (dal teatro alla fotografia all’organizzazione di eventi). Mi ha fatto davvero “strano” ritrovare persone di chiacchierate spensierate tanti anni dopo. Tutti più grandi, tutti diversi. I legami forti, quelli non li avevo smarriti, ma l’effetto comunità svanisce ovviamente col chiudersi delle esperienze. E allora, per citare il titolo di un libro che amo, “cosa resta di noi”, di queste esperienze comunitarie on line? Credo da quanto ho visto in questi lunghi anni che restino una serie di competenze, allargamento degli orizzonti (qualora uno si sia messo in gioco davvero) che sono utili sul mondo virtuale ma anche su quello reale (dato che comunque i confini sono sempre più labili). Resta di certo il fattore umano: le relazioni, i legami, i contatti sono ciò che rimane, che spingono la frontiera delle possibilità umane, culturali e lavorative più in là. E’ quello che il tempo non cancella a suon di byte, e credo fermamente che siano ancora tuttoggi quello che piò rendere certe esperienze di valore.

dd9pz4wxcaaq0dq

 

 

Il peso specifico delle relazioni

Questo reale censura talvolta i miei migliori e auspicabili pensieri.
E io che avevo eretto delle muraglie e serrato ogni apertura, purché non tornasse la primavera.
È sera, è freddo e buio ma mi sento come fossi su un prato al sole di Aprile.
Non c’è via di fuga da chi ci sta dentro.
C’è uno spazio rosa che vuole farsi posto tra le nuvole. È la tanacia dei colori, come quelli che tu porti nei tuoi attimi addosso a me.
Eppure non stancarsi di arrivarci una parola dopo l’altra, con leggerezza e una bellezza che non molla.
Ci meritiamo sogni che ci sorridono.
Ci pensiamo da lontano e senza dircelo. Ma lo sentiamo tutto, tutto questo legame che c’è.
C’è solo voglia di sciogliersi e lasciarsi andare davanti a un sole così tenero in un giorno gelato.
Sotto la neve c’è un mondo che sogna primavere, come in certi cuori.

5434

5434, il numero dei followers che viene in mente leggendo all’alba l’ articolo di @fbrancoli su twitter e gli incontri che non sono mai avvenuti. Ho pensato a come in questi due anni e mezzo ci siano su twitter persone che in qualche modo hanno fatto parte della mia storia, con costanza o con incursioni brevi. Un modo originale, a sé, fatto di parole, letture, intuizioni per vari gradi: alcune più profonde, altre meno. Presenze non tangibili ma che lasciano il segno. Ho pensato anche alle volte in cui le parole sono divenute abbraccio. Spesso si è trattato di cene, eventi, manifestazioni in cui ho potuto conoscere persone con cui ho condiviso progetti e percorsi e magari in alcuni casi da quel primo incontro sono nate delle amicizie e la condivisione è andata oltre. Ricordo ancora la prima volta sperduta nelle langhe e la voce del primo “follower” rompere il silenzio e l’afa dalle scale di pietra e chiamarmi per nome. Ci sono stati incontri ravvicinati, con persone che passavano di qui per lavoro, il tempo di una cena o di un caffè: è come un split screen i primi istanti in cui ci si incontra, si sommano le percezioni raccolte fino a quel momento dalle parole e con quelle degli altri sensi, fino a ampliarsi e a fondersi. E fra i più divertenti c’è sicuramente l’incontro casuale, avvenuto sul lungomare durante le vacanze di Natale con le rispettive famiglie: uno sguardo, riconoscersi, vedersi fuori dalle righe, vedersi in famiglia, fuori dalla pic che ci rappresenta, avere la sensazione di essersi già conosciuti. In effetti non ho mai avuto occasione di incontrare appositamente qualcuno nel trapasso da twitter alla realtà. E’ un concetto che rimanda a un decennio fa, quando c’erano i forum, le chat, c’era più tempo, più curiosità e ricordo sempre la particolarità e l’emozione, l’attesa, la paura di deludersi, l’aspettativa. In ogni caso, posso dire, non si perde niente anzi, ci si avvicina di più. L’unica occasione persa sarebbe quella di rimanere accanto, presenti nella quotidianità eppure comunque eterei. Io credo ai contatti umani e credo alle parole che divengono sguardi, voce e abbracci, fatto sta che da un incontro di questo tipo nato sul blog adesso siamo in 5 (cane e gatto compresi). Mi aspetto molto da queste parole in cui ogni giorno vivo un po’ la vita degli altri e mi faccio vivere. Mi aspetto che diventino presenza, soprattutto per dire a voce “grazie”, guardandoci negli occhi.

Quanti passi per un “mi manchi”?

E alla fine anche nella solitudine ci sono barlumi e calore.
Sabato. Lentezza. Profumo di casa. Calore fra le lenzuola. Tenerezza. La mia isola felice.
Prenderò l’ultimo sogno della notte per raggiungerti.
È stata la notte più piena di stelle cadenti del 2014. Ora vorrei vederle realizzate nei vostri occhi.
Il cielo è graffite su cui i miei occhi scrivono pensieri striduli.
Le distanze con sé e con gli altri fanno riscoprire la pienezza delle cose su cui sorvolavamo.
Odori di una domenica: vernici, biscotti, verdure, freddo, musica dolce.
Ci sono giorni in cui mi manchi di più (sospirai). Io non sento la differenza, tu mi manchi tanto e sempre (rispose).
Le persone entrano e escono dai nostri giorni, lasciando a volte uragani. E il silenzio arriva sempre troppo tardi.
Ovviamente rimasi senza parole, sospesa,sorpresa,malinconica.Mi guardai allo specchio cercando come lui mi guardava.
a quelle fasi della vita in cui ogni giorno si ricomincia e a volte più volte al giorno.
Da giorni mi porto una melodia dolce e struggente tra i pensieri, l’ho trovata tra un tasto e l’altro, era il suono delle tue parole.
Le dita tra i tasti e mi chiedo cosa ci sia in quello spazio minimo, nell’intervallo fra due lettere, per indovinare i tuoi pensieri.
Per essere l’intervallo di minima tra i battiti sui tasti, il soffio del coraggio prima della rincorsa, la complicità ad occhi chiusi.
Le fiabe della buonanotte. Ogni tanto bisognerebbe raccontarsele. Ogni tanto bisognerebbe crederci.
Stasera certe stelle ubriacano felicemente la luna sospesa nel blu.
Nel buio le luci risplendono di più.
alle parole che diremo, a quelle che aspetteremo, alle omesse, a quelle per accarezzare, per innamorare
Luci, lieve freddo, minuti che chiedono scusa, gioia sconsiderata per piccole cose, passi intrisi di curiosità e voglia di trovarsi.
Una trama fatta di parole che si fa strada. Quanti passi per ammettere un “mi manchi”?

Il fattore umano

E resto così, nel tepore di una voce che scalda. A giocare con pensieri in libertà.
Luci soffuse, aromi nell’aria, pensieri distesi. A volte penso che non occorra molto per essere felici, come questo momento.
Certe cose capitano senza spiegazioni, si fanno fruscio per un attimo, si confono con l’odore della terra. E poi, è di nuovo silenzio.
#lacittadelledonne sulle curve del desiderio aspetta di farsi esultanza.
Senza contare poi che di tutte le variabili tra gli elementi imponderabili c’è il fattore umano. Con tutta la sua meraviglia e drammaticitá.
È che lo so di non essere facile, di essere complicata, di essere vulcanica, coi sensi all’erta, sensibile, eccessivamente chiara, e blu.
a chi fa compagnia all’alba. Assistere alla nascita di un nuovo giorno significa un po’ crederci.
(Quello che c’è tra parentesi è ciò che di più vero ci lega)
Sapevo che avresti acceso stelle per me. Negli occhi e fra le nuvole.
l’indifferenza, il silenzio come modo di essere costante, i muri sono decisamente più odiosi di qualsiasi verità, anche la più dolorosa.

Il resto è fuoco

La time line è uno schema talvota, di copioni e teatranti.
Senti muoversi in sé un desiderio sconsiderato.
E tutto il resto alla fine, il resto che era la parte importante, non lo disse.
Una notte calda e densa, eppure soffice.
Tutto sta lì tra l’accadersi e lo scegliersi in mezzo a tutto il resto:caffè, pioggia, disincontri, noi.
La vele dei miei desideri spiegate nei tuoi occhi.
Amai certi tramonti, l’odore del vino sulle labbra, una camicia bianca, la lentezza di un orologio, il mare alle spalle.
Perché così posso “amarti di più” invece che “leggerti di più” è di certo un refuso emotivo che chiede udienza.
Che tempesta sei che porti a stringerci con gli occhi aperti per non perdere nemmeno un attimo di noi.
Un giorno ci racconteremo questa storia guardandoci negli occhi e capiremo di essere veri perché ci abbiamo creduto.
Davanti a certi occhi non c’è molto tempo per scegliere. Ci si ritrova lì dentro prima ancora di accorgersene.
Era indubbio che ci fossimo già incontrati, già saputi, già desiderati prima ancora di accaderci. Il resto è fuoco.
E se ancora ti chiedi dove sia il mio sorriso basta che frughi lì, tra le tue parole e i tuoi silenzi.
Ma se poi per un attimo pensi che non ci sia spazio per i sogni, aspettami.Mi farò spazio, tempo,realtà.
E sapremo sceglierci cosa ci dá gusto e a quello dare spazio.
A volte è nel retrogusto che le cose si fanno irrinunciabili.
Credevo che lui abitasse l’inchiostro delle mie scritture, ispirandomi. Invece era il mio stesso sangue.
perchè tu attraversi le mie parole fino a farle tue, come un unico brivido che vibra tra le dita.
Non stare troppo via, troppo lontano. Poi mi perdo nel labirinto dei miei fuochi.
Come se tu fossi la mia stessa pelle.

 

Rapsodia

E i colori dei sogni non sbiadiscono: restano sulla punta delle dita a imbrattare i cieli grigi.
Mi farò alba di dita sulla tua schiena e saranno brividi che sentirari scaldarti tutto il giorno, ovunque.
Tutto potrà essere oblio,ma la tua traccia dentro di me per sempre resterà il solco dove esisto: tu più che memorabile, indelebile.
E dei nostri labirinti mentali farò scale cromatiche come melodie
Non é fame di conquista né d’amore. É bisogno di Te.
Tra i miei passi, e nei colori. Risuoni ancora tu.
I pensieri accelerano sulle strade del tramonto e si colorano di necessità.
E l’acqua scroscierá i resti di questa giornata.
Mani leggere hanno accordato la malinconia e lieve strangola sogni.
Ho parole di sensualità che ruggiscono negli occhi.
Ti sono accaduta e ne ero pienamente cosciente.
Lo scompenso della notte inciampa puntuale nel tuo respiro.
E riempire tutto il tempo che resta di noi, di te e di me, in una cosa sola.
E fra le note una voce struggente: graffia l’anima, accarezza il corpo, e flussi di emozioni sgorgano nella musica.
E quelle sensazioni clandestine, un intermezzo tra la bocca ed il cuore, come un velo di rossetto su un improbabile cotone.
La supplica: il tempo nelle mani spargilo su di me, come curve senza ritorno
E sarò crisalide: germoglierò nella seta dei tuoi accordi. Per volarti dentro l’anima, liberamente.
Succedimi come lo scorrere delle note in una rapsodia, e fallo ad occhi chiusi. Ogni punto è sensibile al tuo passare.
Se io volo è perchè ci sono i tuoi respiri a sostenermi
Di noi che oltrepassiamo la notte anche attraversando il fuoco.
E ci sono risvegli dove si sfogliano impazienti lenzuola come libri di arrendevoli anime e suadenti corpi
E amandosi di spalle gli occhi vedono più spazio, ma io voglio vederlo tutto nei tuoi occhi
La felicità è un viaggio che inizia sottopelle.
Gli abissi sono passati intimi, senza i quali non sarei io.
Il presente impazzisce di luce il futuro è un fuori fuoco Prendici tutto ciò che è stato,Tempo, ma non le nostre risate: quelle sono inafferrabili. Nessuno ce le può strappare.

Pesi specifici

Posso? Solo per un momento nelle tue mani, chiudere gli occhi, sentire le note giuste annusarti. E poi riaprire gli occhi. Sarò migliore.
Sto pensando alle anime che si strofinano sulla pelle e alle mani che si muovono dolci dentro.
Ci sono i fuochi d’artificio e le stelle. Gli occhi nudi sanno distinguerli da lontano : prima dal suono, poi dalla luce.
Il mattino sa di tè verde spalmato con cura dove la pelle brucia. L’aria si inebria di nuovi inizi.
Si dice molto sulla memoria dei pensieri, ma la pelle anche non dimentica. Invisibili esultanze, cicatrici che ogni volta raccontano e segni
La tue parole sono l’alba costante di certe emozioni.
A volte quando dimentico di certe mie corazze, arrivo persino ad amarmi.
Ci sono dei “niente” che hanno un ingombro onestamente schiacciante.
A volte su degli spartiti riesco afare chilometri.Sono quei viaggi in cui sento l’essere autentici perché la musica schiude i silenzi dentro
Non importa che mi cerchi per guardarmi, io esisto già nella luce dei tuoi occhi
Le sedie raccontano l’impazienza di certi istanti che a contenerli occorrono troppi sospiri.
Ho fermato il mondo nei tuoi sorrisi, perchè ci fosse sempre il sole.
Scorri come il sangue nelle vene, incontrollabile e vitale, lasci traccia se fuoriesci dai binari. Dolce amara.
Oggi troppi pensieri inespressi rimasti a fior di labbra ma sanno farsi leggere.
E’ che mi smarrisco facilmente, d’altronde per ago ho un cuore sensibile: so solo che ti leggo come una mappa e che tu sei casa.
Sei terra da viaggio che resta tra nei piedi e sull’anima, nessuna acqua è abbastanza forte: granelli con cui i silenzi fan sempre i conti.
I miei viaggi non sono elenchi perfetti ma canti arrotolati, non vanno spiegati ma distesi per essere indossati ancora.
Per la maggior parte delle persone non ci sono istruzioni per l’uso o indicazioni stradali. Ci si interroga sul sentiero,ma siamo già dentro.
Evaporo perchè mi ribolli in ogni angolo.
Se i tw arrossissero ( che congiuntivo difficile arrossire) come le gote i miei sarebbero technocolor
Certe canzoni sono colpi bassi e dovrebbero essere vietate come atti non regolamentari nei tornei di corteggiamento.
Buonanotte a chi lavora, a chi è insonne, a chi veglia, a chi ama, a chi cerca, a chi chiede, a chi torna, a chi parte, a chi sorseggia. a chi si incontra in sogno, ponte tra le realtà. A tutti mille di questi battiti.alle parti migliori di noi e anche alle peggiori e a chi sa renderle amabili.
Il treno dei sogni viaggia a vapore con costante calore ad alimentarlo.
Benedico questa pioggia che fa venire voglia di stringersi.
Mi salutano due occhi azzurri intensi. Deja vu. E poi rimembranza, non si dimenticano gli sguardi con cui si é lottato, dalla stessa parte.
Quei silenzi che guardano e guardando spogliano, incauti.
Vorrei avere per ogni persona le parole giuste e invece spesso mi sento analfabeta