Zucchero filato e nuvole

Il profumo dello zucchero filato e delle mandorle dolci, addosso solo la brezza del mare, il tuo nome che scalda in ogni stagione: dove ritorno mentre cavalco i giorni e le notti senza sosta.

Adoro quei momenti in cui mi perdo tra le nuvole perché è lì di solito che mi ritrovo.

1. Dopo 3 settimane ho ricominciato a scrivere per piacere. 2. Una passeggiata ventosa ma rilassante. 3. Persegue la voglia insoddisfatta di capiroska per puntuali imprevisti, ci sarà da rimediare.

Che dire? È tornata la neve, l’aria è fredda, c’è un’inquietudine di fondo che ruggisce. L’odore della passiflora accompagna verso la sera.

1) gli occhi di mio padre in attesa dell’intervento: a volte assenti, a volte persi. 2) fare la spesa con K. E i suoi 10 mesi di saggezza con cui travasa tutto dalle buste 3) la neve sui monti a maggio è innaturale, come il dolore ora.

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Sulle punte

Sulle punte, come se niente altro al mondo esistesse che quell’istante: talvolta è così che certi giorni, nella loro bellezza, nella loro crudeltà, vanno vissuti.

1) buoni propositi di lettura e relax interrotti felicemente da chiacchiere 2) sono riuscita a esprimere un’opinione con istintiva serenità e distacco 3) ho deciso che merito un sonno dignitoso

A volte “all’improvviso” è uno dei modi più belli per sorprendersi.

Ho voglia di perdermi in colori che abbiano la forza del desiderio, la leggerezza del sogno.

Pioggia, freddo inatteso, un sabato tutto da scrivere: il tempo meteoreologico che reinventa il tempo delle ore.

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Desideri e ciliegie

Le ciliegie. Porteranno nel loro morbido gusto tutto il desiderio, tutto il sole, tutta la pioggia di questa volubile primavera. E ricorderemo.

I colori scaldano il cuore, fiorisce la primavera nel sottobosco delle emozioni.

1. Ancora casa ospedale casa: la precarietà incede per minuti, non più per giornate 2. Una bella telefonata che rende gioiosi, comunque 3. Un lavoro da rifare: si impara così, misurandosi altrove.

1) finalmente la spiaggia (che ristora il sonno perduto) 2) essersi ritaglitata due ore di silenzio impegnato per prendere fiato 3) una partita a un gioco che mi fa felice (e non so come si chiama: il disco con l’aria sotto)

Germoglia talvolta rumorosamente quel bisogno di sentirsi desiderabili.

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Acrobazie

A volte anche le acrobate hanno bisogno di una pausa. O forse è solo così, di volo in volo, di sfida in sfida, che possono sentirsi vive?

Poetici pensieri sussurrati tra i capelli fino a farsi con le stesse labbra sentieri umidi sulla pelle salata e inquieta.

Sole, pineta, turisti, maniche corte, risate, fiori e desideri, primavera che sfiora e coccola.

Voglia di profumi chiari, di leggerezza, di respiri profondi e qualche silenzio, voglia di non aver paura.

Ingredienti del risveglio: un po’ di coraggio, qualche goccia di immaginazione, una buona dose di speranza, etti di gratitudine e caffè quanto basta.

Le parole: quelle lette, quelle scambiate, quelle ideate, quelle scritte, quelle sussurrate, le parole che ti fanno compagnia e ti stringono forte, come un abbraccio.

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Tra le righe

Voglia di uno sguardo in cui intravedere la stessa urgenza dell’ultimo giorno, la luce di tutta la vita davanti.

Partire o tornare, la differenza è tutta in ciò e in chi ti aspetta.

“Tra le righe” è un posto bellissimo…

E sotto un cielo incerto guidando in un viale alberato, una canzone lontana ti accende quella voglia dirompente di corpi intrecciati, anime mischiate e “tutto il mondo fuori”.

A conti fatti, mi pento molto più per le parole non dette o trattenute che per quelle pronunciate. Bisogna che me lo ricordi: certi momenti sono fatti di atti unici.

L’alba arriva sempre troppo presto, mi sorprende avvolta nel bozzolo delle coperte quasi mai pronta a spiccare il volo

Il silenzio che riordina le idee.

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Lettere a Milena [Recensione libro]

Lettere a Milena (F. Kafka, Mondadori, 2017)

“la mia paura è la mia essenza e probabilmente la parte migliore di me”.

“Lettere a Milena” raccoglie le epistole scritte dall’autore ceco a Milena Jesenska, una donna per cui Kafka ha provato un amore travolgente e a senso unico.

Sono lettere di passione e di passioni. In questa raccolta infatti emerge tutto l’amore dell’autore per Milena ma anche la passione per la scrittura, per la lettura, per l’osservazione del mondo intorno a sé e del contesto storico.

Il rapporto con Milena emerge come una relazione altalenante fra grandi slanci, utopie, impossibilità di essere ma anche caratterizzato da una profondità intellettuale e emotiva dei due protagonisti.

Un rapporto fatto di pochi incontri e di molta scrittura è quello che si configura nell’epistolario e che trova, in qualche modo, l’essenza di una straordinaria modernità. Milena si troverà a un certo punto davanti al bivio dovendo scegliere tra il marito e Kafka: in questa sua capacità di stare nell’indecisione Kafka ci regala un’urgenza e una resistenza molto femminile nonché un amore straordinario da parte dello scrittore.

In questo senso la scrittura diventa l’algoritmo della parabola sentimentale tra i due personaggi fino a farsi sempre piu’ dolorosa e rarefatta, e arrivare a scomparire. Infatti lo stesso Kafka arriverà a capire che tale grande passione necessita di andare oltre le lettere stesse per poter maturare e farsi esistenza pura. All’impossibilità di questa prospettiva Kafka sceglierà il silenzio.

 

Fuori dalle forme

Ho voglia di colore, di emozioni libere, di strade selvagge, di scoprire nel fondo del pensiero un remoto e intramontabile gemito di felicità.

Un giorno senza pensieri, leggeri come piume, dolci come zucchero filato, un grande silenzio dentro e fuori.

Il momento sospeso tra un passo e l’altro dove può accadere di tutto: rincorrere quel batticuore al di là degli accadimenti.

L’altro mare. I nuovi orizzonti. Le possibilità che ondeggiano.

Chissà quanto si possa ricominciare, in altri luoghi, in altri spazi.

Ogni tanto ancora un brivido che faccia uscire dalla forma dei nostri giorni.

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Pensieri, fatica, leggerezza

Quanta fatica costa sperare: sperare consuma, fa aggrappare a fili sottili, fa correre al fianco dell’illusione e del dolore, eppure non se ne può fare a meno.

Che meraviglia questo mercoledì che sa di venerdì. Che meraviglia l’ultimo giorno di scuola prima delle vacanze: loro, i bambini, rendono tutto più magico.

Le strade della sera, il viaggio, le luci della città in lontananza, le prime stelle, cercarsi senza saperlo, i pensieri urgenti di chi ama.

Si inizia con un bacio e poi ci si stringe, fino a mischiare le anime sulla tavolozza del prendersi: pennellate di colori appassionati brillano nel mattino.

Pensieri verdi che rinascono e si impollinano di giallo.

Sono giorni dove ci si può fermare e permettere alle parole di correre sulle pagine.

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