Seta blu

Un oggetto che era tuo e che ti è stato rubato

Era una sciarpa di seta blu come delle stampe damascate, un modello da uomo regalatami dal mio primo ragazzino. Quella sciarpa ha fatto con me tutte le medie e tutte le superiori, il ragazzino solo le medie. In quegli anni era impressa del suo profumo, come certe lettere: stavamo molto addosso l’una all’altro e gli indumenti sapevano di noi. Poi il profumo svanì come l’innamoramento, come l’innocenza. Poco prima di Natale, il primo anno in facoltà, me la dimenticai sotto al banco di un’aula austera e immensa. Appena me ne sono accorta sono scesa dal treno, tornata indietro ma la sciarpa era già sparita. Per giorni ho continuato a cercarla. Ancora a ripensarci sento l’odore agrodolce dell’adolescenza e i sorrisi e battiti racchiusi in una trama di seta blu.

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Vivi, ancora

Una pianta da appartamento sta morendo. Spiegale perchè invece deve vivere.

Ormai non puoi arrenderti. Hai resistito tanto e tante ne hai viste. C’è bisogno del tuo ossigeno tra questi pareti, del tuo colore nel cuore invernale. C’è bisogno di te che cerchi l’acqua, che mi ascolti, che aspetti la primavera. E c’è bisogno di me, c’è bisogno di radici e di germogli, di terra nuova, di fioriture, di linfa, non morire, non ora, non qui.2-1030x687

 

La peggiore

La peggior pietanza di Natale che abbia mai assaggiato

Un lungo viaggio in auto: tutta la Liguria, tutta la costa francese, Barcellona, Madrid e finalmente Lisbona. Una casa in collina, la vigilia di Natale. Fame di presenza, di affetti, una notte magica. Ci sediamo intorno al tavolo che ci ospita. E inizia il cenone: un odore di chiodi di garofano, cannella e zenzero di diffonde soavemente nell’aria. Arriva la portata: una purea di patate color carammello, impregnate di zucchero e spezie, dalla consistenza gelatinosa. Come un sogno infrando, una prelibatezza che non conquista. Eppure l’odore di quelle spezie me lo porto addosso ancora, come uno dei migliori Natali trascorsi tra il camino, le spezie, gli affetti più cari.

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In un secondo

Cosa può succedere in un secondo?
– baciare
– guardare intensamente un po’ troppo più a lungo del dovuto
– scoprirsi
– perdere un treno
– prendere un treno, nonostante tutto
– scegliere se voltarsi o lasciare andare
– stringersi
– perdersi
-sbagliare strada
-allacciarsi le cinture
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Come un bacio

La Provenza, il buio presto, le nuvole di qualche giorno fa, i ritorni che ti ricordano chi sei, mentre scorri i pensieri nel giro di un cucchiaino.

Come un bacio all’improvviso che risveglia la notte.

Nel caffè del lunedì ci vanno un sacco di cose: i propositi, le distanza, gli altrovi, le parole che ti aspetti, i “tanto poi ce la fai, sempre”, gli abbracci a quella bambina che eri.

Dialoghi col mare, schiuma d’onda.

In uno spritz a fine giornata con la pioggia leggera ci sono tante parole che ricuciono il tempi, gli occhi che colmano le distanze, il piacere di ritrovarsi.

Dopo un ottobre lungo e austero, persino novembre sembra dolcissimo.
Ma tu ci sei, negli angoli inattesi in mezzo a maschere e colori, con il feroce amore degli anni felici che sono la luce dei miei occhi.
Come un bacio all’improvviso che resta sulla pelle e nella memoria e improvviso ritorna a stupire fra fremiti stupiti.
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Tu ricordi quella sera?

Quella sera in cui muro è crollato, quella sera in cui la frontiera si è schiusa? Una data, 9 Novembre 1989, impressa su uno zaino Invicta, come un tatuaggio dove c’è un prima e un dopo, nella storia del mondo e nella storia personale. Te la ricordi tu, quella sera? Era una sera come tante, una sera come nessun altra sera, intorno correva un anno galoppante di eventi. Nascosti lì c’erano i baci, le strade, i riccioli tra le dita impazienti, e tutta la vita che ci aspettava davanti a noi.

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Le donne, le loro storie

Le donne e le loro storie, le donne quelle che agli sguardi altrui sembrano incontentabili e mai soddisfatte.

Le donne che cercano spesso qualcosa di diverso: un altro amore, un progetto in cui credere, una città nuova da cui cominciare, qualcosa per cui far brillare gli occhi.

Le donne, un po’ streghe un po’ angeli, incerte, indecise, al tempo stesso determinate e forti come un uragano e fragili come un battito di ali.

Le donne che non si arrendono, che cercano sempre qualcosa, che sopportano e rivoluzionano, che comprendono anche quando sembra che non sia così, che parlano anche coi silenzi, con le assenze, con gli occhi.

Le donne che si dividono in mille tra lavoro, casa, amiche, parenti, amori, passioni e lo fanno moltiplicandosi. Forse per questo un po’ si smarriscono, si perdono, camminando talvolta sul crinale degli abissi per poi volare distanti e tornare in punta di piedi.

Le donne che spesso sono tristi ma non lo fanno vedere, nascondono le lacrime dietro rabbia e sorrisi, lottano in tanti modi per ricominciare ancora una volta, sulla curva del cuore morbido tra mille brividi di pioggia.

Le donne che vorrei abbracciare una per una nel momento che precede l’ennessima rinascita regalano al mondo ogni piccolo grande miracolo di ogni giorno.

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Lista dei dieci momenti più felici della mia vita

1) Quando ho abbracciato i miei figli dopo la loro nascita.

2) Il giorno della discussione della mia tesi.

3) Quando ho ricevuto il telegramma per firmare il contratto a tempo indeterminato nella scuola.

4) Ogni vacanza in Francia.

5) Quando ho visto i quadri di Van Gogh dal vivo.

6) Ogni volta che ho baciato qualcuno pensando fosse per sempre, ogni volta che ho baciato qualcuno pensando fosse la prima e l’ultima volta.

7) Attendere con mio padre in auto lo sposo in ritardo il giorno del matrimonio.

8) Ogni volta che ho preso un treno, un aereo, una strada a qualsiasi costo.

9) Quando mi hanno proposto di scrivere per lavoro.

10) Quando ho capito, ancora una volta e una volta ancora che ce l’avrei fatta.

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(La felicità è esserci)

I tappeti di foglie dai colori caldi e dalle pieghe vissute, coperte sotto cui nei passi conserviamo sogni, desideri, meraviglie.

L’amicizia è un po’ di bianco dove scorrono parole e risate con un tocco di vodka.

Anche i silenzi hanno parole.

Le notti bianche, le albe di abbracci, cercare il silenzio per ascoltarsi.

Alle spalle tanta bellezza, davanti ancora meraviglia. (La felicità è esserci)

Colori, parole, tenerezze, carezze sulle cicatrici.

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