Preferiresti

…vincere il premio Nobel o essere una rockstar? #648

Decisamente vorrei essere una rockstar per girare il mondo, viaggiare in continuazione, provare l’adrenalina sacra della musica e del pubblico, avere contatti e non legami, vivere in una bolla fuori dalla realtà, ma solo per qualche giorno… poi la vita quotidiana fuori dalle star mi mancherebbe troppo.

 

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Una borsa piena

Se trovassi una borsa piena di banconote…

… mi interrogherei se sia stata smarrita, rubata o abbandonata. Non conterei i soldi, annuserei il profumo della borsa per fantasticare sul proprietario mentre mi reco alla polizia per consegnare il tutto. Vorrei sapere che storia c’è dietro, probabilmente rimarrà sempre un mistero.

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Una brutta situazione

…che poi si è conclusa per il meglio #648

Non capiva che era un addio. Continuava con le sue telefonate, i suoi messaggi, i suoi appostamenti. Non capiva che era una fine decretata per morte naturale, come spesso accade a certi amori. Non capiva nè con le parole tenere nè con quelle dure, e allora ho dovuto alzare il tiro, ricorrere doloramente alla minaccia che avrei chiamato altre persone autorevoli a spiegare tutto, magari in divisa. Allora ha capito, allora ha mollato. Da allora sta alla giusta distanza, solo qualche convenevole augurio per le feste comandate. E così sia.

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La cosa migliore che potrebbe accadere

#648

La cosa migliore? La cosa migliore è vincere. Vincere la lotteria, una casa, un viaggio, un lavoro. Vincere anche facile, perchè non siamo abituati noi a vincere. Vincere profondamente qualcosa, una scommessa, un progetto, un’idea, un cambiamento. Vincere esultando, qualcosa che ti rende felice e ti fa stare bene nel profondo. Vincere anche le piccole cose, quelle di ogni giorno,come i pensieri cattivi che si frappongono fra te e la felicità.

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La cosa peggiore che potrebbe accadere

La cosa peggiroe che potrebbe accadere potrebbe essere la FINE, la fine a cui non segue nessun altro inizio. Certo poi ci sono cose terribili che potrebbero accadere o accadere di nuovo. Non lo senti tu il rumore della violenza? Delle guerre? Dei fantasmi del passato? Delle malattie? Solo il loro eco ci rammento quanto possa essere infernale il girone dei viventi.

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L’istante in cui ti accorgesti di…

…non essere più bambino #648

Non credo sia mai esistito un istante del genere perchè ancora oggi ho continue conferme che non ho mai smesso di essere bambina. Tuttavia esistono istanti in cui mi sono accorta di essere più grande: quando è nata mia sorella, quando ho letto il diario di Anna Frank, quando ho preso il primo voto in prima elementare, quando ho capito che a certe fini non puoi porre rimedio.

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La tua città tra 100 anni

#648

“Tra 100 anni… chi si ricorderà come era Viareggio nel 2020, tra degrado e tentativi di rinascita? Un teschio con raffigurate delle farfalle come emblema degli anni 20, ecco forse resterà questo.” Questo è l’inizio di un articolo datato 28 gennaio 2020. Oggi, nell’anno 2120 non abbiamo più memoria di tutto ciò. Le pinete sono sparite, ormai la spiaggia è ridotta a una striscia larga un metro, i palazzi liberty sono stati demoliti, solo alcuni fregi e frammenti in ferro battuto, silenziosi testimoni della Bella Epoque, sono conservati nel museo. Sul lungomare, da dove il mare è sempre più vicino tanto da poterlo toccare nella piazza che un tempo si chiama Piazza Mazzini, esiste un’enorme fila di container. Dicono che 100 anni ci fossero dei negozi e la gente usciva per fare colazione, per mangiare  o bere, per fare shopping. Dicono che era bellissimo ma forse in quel momento non era questa la percezione. I negozi era uguali, uguali a quelli di altre città sparse per tutto il mondo: stessa insegna, stesse merci, stessi prezzi. Non era così diverso allora entrare e uscire dai negozi che tu fossi a Viareggio, a Firenze, a Padova, a Barcellona. Solo i commessi ovviamente erano diversi ed era un valore importante per quei tempi, ma non si era capito. Oggi le merci sono contenute in questi splendidi container, eleganti e biodegradabili, è una bella soddisfazione aver sconfitto per sempre l’amianto! Da qui la merce, col chip sottocutaneo, arriva direttamente nelle abitazioni delle persone per cui non ci sono più molti motivi per uscire. Cibo, libri, vestiti, medicine arriva tutto a casa: le merci arrivano via mare, vanno dai container e poi direttamente ai consumatori. Non si esce nemmeno per mangiare: ci si guarda attraverso gli schermi, un tempo non si potevano sentire gli odori ma oggi sì: dai cristalli liquidi dei dispositivi è possibile annusarsi e persino toccarsi. Pertanto quella folla colorata che in estate e Carneavale ma anche nei giorni normali animava la città, non c’è più. Al posto delle biciclette monopattini e veicoli volanti sfrecciano nel cielo. L’antica Torre, distrutta da un piano regolatore, è stata sostituita da un oleogramma arancione, viola, rossi e giallo: hanno scelto questi colori per la memoria. La memoria? Dicono, infatti, che 100 anni ci fossero dei tramonti straordinari che viravano nel cielo coi viola, i rossi, i gialli, gli arancioni. Io a volte guardo di notte l’oleogramma e cerco di immaginarmi quei cieli e la vita e le storie che sotto quei colori brulicavano, in qualche modo incosapevole, di pura felicità.e0dd1ff0-3e20-41a7-be2c-5cace20a1bf3_large-1-768x432-1

Allora non sapevo quel che stava succedendo

#648

Quel giorno ero davvero incapace di alzarmi: le vertigini derivate da nausea e virus gastrointestinale mi davano l’impressione di essere con una munuscola barca in mezzo al mare. Il pavimento e l’armadio ruotavano intorno a me. Il campanello ha suonato, ha aperto Ale. Probabilmente era il postino. Dal salotto sentivo provenire la musica della radio, sa che mi rilassa e ha alzato il volume sulla mia canzone preferito. Mi stavo quasi qddormentando dopo una notte insonne e dolorante. Sentivo la febbre scendere e ho iniziato a sognare. Dopo un paio di ore  ho aperto gli occhi: ogni cosa era tornata al suo posto: il pavimento, l’armadio, le mie vertigini. Mi sono alzata, data una sciaquata e lentamente mi sono diretta in cucina: avevo davvero molta sete, le labbra secche, avevo voglia di un tè al limone. Mi sono avvicinata alla piattaia per prendere una tazza: è allora, in quel momento che l’ho visto. Il bicchiere col rossetto. Ale non c’era più, era già uscito per andare a lavorare. Il rossetto, color pervinca per essere precisi, mi fissava dalla trasparenza su cui era impresso. Ho spento la radio, ho scaldato l’acqua nel micronde e mentre il timer scandiva il bollore ho pensato che forse non era il postino, che forse non tutto era tornato al suo posto, per un attimo mi è parso che il pavimento ballasse ancora. 120545578-d4a752cd-347a-4c58-b3bf-b0c500929a3b

Di numeri e di storie

Mi piace a volte sbirciare gli sguardi della gente e intuire cosa c’è dietro. Cosa c’è dietro la donna che canta a squarciagola in auto trasmettendo una grande gioia, cosa c’è dietro ai passi veloci di un ragazzo con la valigia di un colore improbabile o dietro al sorriso della cassiera che ogni giorno batte lo scontrino del puntualissimo caffè. A volte mi chiedo cosa ci sia dietro ai numeri e penso che ci siano titoli di libri bellissimi che hanno dei numeri dentro come “Le 1000 e una notte”, “Ti con zero”, “IQ84”. Altre volte penso che dare numeri sia qualcosa che possa essere esorcizzante, altre volte credo che dare i numeri, in tutt’altro senso, sia molto impegnativo. Perchè in certi casi il numero non è quasi mai un peso specifico ma la copertina di una storia tutta da raccontare. Penso spesso ai numeri, specialmente quando si arriva a questo punto dell’anno scolastico, dove i nostri ragazzi non sono mai numeri e dove nessun numero potrà mai contenerli o raccontarli abbastanza. Sono molto felice e grata quando in certi numeri intuisco e capisco che c’è stato qualcosa di più di un vedere, magari quell’attenzione per capire al di là delle numerazioni ciò che ognuno è e soprattutto cosa può ancora divenire,scoprire. E vedere gli occhi di bambini felici. Come stasera.

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