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Una stanza tutta per me

L’altro giorno le mie alunne, dopoil google su L.M. Alcott, mi hanno chiesto quale fosse la mia piccola donna preferita, anche se probabilmente lo sapevano già. Passione per la scrittura, modi femminili un po’ anticonformisti, lavoro in uno spazio educativo: Jo era delle quattro sorelle March la mia eroina. Grazie a lei e alla lettura (precoce) di Anna Frank in terza elementare mi è presa la passione per la scrittura, la lettura lo era già. In questi giorni ho avuto la possibilità di iniziare curare una rubrica culturale su un quotidiano locale. La proposta mi è piaciuta subito, ho accettato seguendo il mio istinto: scrivere di libri, cultura, spettacoli è una cosa che faccio da anni sul mio blog e prima ancora sui forum:poterlo fare su uno spazio meno personale e più ampio è una grande emozione e soddisfazione. I libri sono viaggi, dentro e fuori di sè, e sono un crocevia di incontri, per questo li amo. Stamattina mentre metabolizzavo cosa stava succedendo ho pensato a perchè mi piaccia tanto scrivere. Sono una di quelle persone che ha cataste di racconti e romanzi chiusi nei cassetti dei files da anni. Ho pensato proprio che per capire come mai mi piace così tanto scrivere avevo bisogno di chiederlo a quella bambina fan di Jo March e Anna Frank: quando leggevo da piccola potevo ritagliarmi un mondo tutto mio, potevo conoscere, spaziare, imparare, rilassarmi, emozionarmi, e negli anni vivere altre vite, capire meglio me e gli altri. E allora ho compreso che amo scrivere perchè leggere può regalare tutto ciò: divertimento, evasione, impegno, leggerezza. E se qualche mia parola può regalare un po’ di tutto questo per qualche secondo sono semplicemente felice. Sono grata al direttore di VersiliaToday Marco Pomella perchè mi ha seguito, mi ha letto e mi ha proposto questa splendida avventura come mesi fa una libraia mi ha suggerito di invitare scrittori a fare delle chiacchierate sui loro libri. Sono belle prove di fiducia, e in un mondo spesso veloce, distratto, competitivo credo che sia davvero importante questa parole che resta in mezzo a tutte le altre, animata da quell’ostinato credere nelle persone, nelle cose e quindi nella Bellezza. Sono felice. E anche quella bambina di molti anni credo che lo sia.

La rubrica…

http://www.versiliatoday.it/2016/12/05/piacere-dei-libri-la-nuova-rubrica-versiliatodat/

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“La verità vi prego sul referendum” Io ho votato “NO” e l’ho fatto in modo consapevole, responsabile e sereno, informandomi, valutando e scegliendo liberamente. L’ho fatto perchè non ho trovato soddisfacente la riforma costituzionale proposta e in fondo nemmeno il metodo. La costituzione è una cosa seria, forse sarebbe servita una nuova assemblea costituente più che un referendum per mettervi mano. Il mio non è stato un voto su questo governo, anche se poi chi ha perso fin dall’inizio l’ha posto in questi termini.Ho già detto nei giorni scorsi che i toni e i contenuti di questa campagna sono stati orripilanti. Quanto a me, come tutti quelli che hanno votato no, per quanti giorni ancora ci diranno “sono cavoli nostri?”. Il leader del PD (che si è rivestito anche del ruolo del leader del Sì puntando a mio avviso su un eccessivo personalismo della questione) ha ammesso la sconfitta in modo saggio, il suo discorso resta notevole. Credo che a questo punto occorra da parte di tutti una seria riflessione, anche da quelli che hanno votato “Sì”: bisogna chiedersi come mai su un tema così importante un intero paese si è mobilitato in termini di affluenza (quanto meno rispetto ai nostri standard), come mai i giovani e gli anziani abbiano fatto delle scelte così nette. Credo che il quesito maggiore tocchi al PD che dovrà fare autocritica e chiedersi come mai il Paese ha votato così e soprattutto interrogarsi su se stesso. E’ innegabile la crisi interna di quello che resta il più grande partito del centro sinistra. Anche a questo dovrebbero/dovremmo pensare. Ho sempre votato a sinistra, da 20 anni faccio parte della FLC CGIL in modo attivo (altro organo che dovrebbe interrogarsi sul suo stato dell’arte), e non nego di essere felice di questo risultato. Non è superficialità, è consapevolezza di aver fatto la scelta giusta. Chi adesso ha votato “Sì” non continui a rinfacciare: si chiama democrazia e Renzi lo ha spiegato benissimo. Niente si fa a cuor leggero, appartengo a una generazione ormai adulta convinta che in cabina elettorale qualcosa si possa ancora cambiare. In tutto ciò non mi vergogno a dire che c’è anche delusione: averci creduto al cambiamento, averlo in parte apprezzato, aver incassato la perdita di un’opportunità grande e non per l’esito del referendum. E’ stato un autogol averlo impostato in questo modo, averne fatto una crociata nei termini e nei modi in cui si è sviluppata. Quindi sì sono felice perchè il referendum, è stata una grande prova di democrazia per il nostro Paese. Spero che della Costituzione il Paese e ogni cittadino che ne ha così animatamente discusso se ne continui a ricordare, ogni giorno. Ogni nuovo inizio fa paura, ma a me fa meno paura sapendo di aver contribuito a tutelare alcuni aspetti della democrazia che la riforma non avrebbe garantito. E adesso non resta che rimboccarsi le maniche, e andare avanti. Il sole è sorto lo stesso, per dirla all’ Obama.

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L’abisso negli occhi

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E quando guardi l’abisso, l’abisso guarda te. F. Nietzsche

“L’abisso negli occhi. Lo sguardo femminile nel mito e nell’arte” (L. Dell’ Osso- B. Carpita, ETS 2016) è un testo incentrato sull’inquietudine dello sguardo femminile attraverso le suggestioni della psichiatria, dell’arte, della letteratura, dell’antropologia. Le due autrici passano in rassegna gli sguardi di donne terribili affondando la ricerca nei miti più frequentato come Medusa fino alle suggestioni artistiche di Klimt e all’icone pop come M. Monroe. La finalità di questo saggio è quella di tracciare le radici culturali che contestualizzano gli sguardi di queste donne terribili. Il modello intrepretativo proposto è la prospettiva psichiatrica, al fine di dimostrare come in questi sguardi risieda spesso l’impatto di un trauma su un’area compromessa nel neurosviluppo.

Le persona danneggiate sono pericolose. Sanno di poter sopravvivere. J. Hart

Una galleria di personaggi anima la lettura dalla Gorgone alla Sfinge, da Lady MacBeth a Mariangela Melato passando per le donne di Klimt e gli occhi di Merilyn si avvicendano in una serie di sguardi diversificati (lo sguardo frainteso, lo sguardo a sostegno della comunicazione non verbale, lo sguardo depresso, quello di vittime e carnefici, gli sguardi dell’autismo) per cercare di superare lo stigma tra normalità e patologia.

“Le icone femminili contemporanee formano costellazioni complesse”

 

E mi innamoro

E’ che mi innamoro, sempre e comunque, di un’idea, di un colore, di una sensazione, di uno sguardo, di una parola, di me.
Dilungarsi tra le lenzuola è uno splendido antidoto a tutto il resto che può accadere in giornata.
Un “che hai stasera” da lontano pieno di premura è una bella coccola.
Friabile e gustoso da lasciare tutto il sapore a fior di pelle e nella memoria. Come certi incontri.

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Il progetto che ho ideato insieme a Elena Tamborrino e Maddalena Santacroce in una prospettiva di lettura sempre attuale. Dal 10 dicembre su Twitter e Betwyll in creative commons con TwLetteratura.

Qui la presentazione del gioco e il calendario di lettura.

https://www.twletteratura.org/2016/11/canto-di-natale/

Nell’articolo su Versilia Today la mia intervista a Piergiorgio Pulixi, vincitore del premio “Garfagnana in giallo”: parliamo di premi, scrittura, lettori, sperimentazioni e serie audio.

Buona lettura;)

http://www.versiliatoday.it/2016/12/01/piergiorgio-pulixi-vince-premio-garfagnana/

Abbandonarsi

A volte ci sono autunni caldi e dolcissimi in cui si rinasce ogni giorno e tutto dentro è in continuo meraviglioso fermento
È rosso il mio pensiero come il sangue, come l’amore, come il vino che porta l’autunno. Cromato di luce che brucia desideri.
tu guardami perché è nei tuoi occhi che io imparo con piccoli passi ad amarmi.
E alla sera abbandonare tutto: domande, orologi, scadenze, lasciarsi andare alla tua dolcissima inquietudine.
Il fatto che ci sia un abbraccio dove riposare rende tutto estremamente e meravigliosamente più leggero.

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Lasciarsi andare

Le foglie d’autunno sono sono come fiori per me con l’aggiunta bellezza di chi osa cambiare e lasciarsi andare.

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Fuori la vita

Smettila di parlare, guardami negli occhi e stringimi, dappertutto.
Negli spazi bianchi tra una parola e l’altra scrivemmo la nostra intimitá fatta di lenzuola impazienti, seduzioni mentali, abbracci serrati.
E adesso è tutto nuovo. Gli inizi, gli slanci, i colori, le distanze, le parole, gli occhi.
“Da te non può che venir fuori la vita.” disse leggendomi gli occhi, le labbra, sfogliandomi l’anima e le curve.
E quell’intrigo di un porto sicuro dove approdare onda dopo onda per perdere ancora l’equilibrio.

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