Qualcosa di selvaggio

Ho pensato a qualcosa di selvaggio, qualcosa che a che fare con la tua mano. La tua mano che già mi accarezzava parola dopo parola, farsi pelle affamata tra le mie pieghe. Ho pensato a qualcosa di molto libero, dove tu ancora scrivevi ma senza inchiostro e tasti se non con lo stato liquido delle mie emozioni e gli angoli dove gli impulsi facevano eco e vibrazioni. Ho pensato che finalmente stringendoti si annullava ogni parola, disgregandosi nell’immensità divoratrice del momento. Come un falò, come uno specchio, come una redenzione dove bruciando tutto si consuma per prendere il volo: tu, ogni emozione nasce nuova e rinomina la vita.

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Custodire

Verbi che amo: custodire (prendersi cura, proteggere, provvedere alle necessità). Si custodiscono parole, desideri, sguardi, incontri, amori
Ci sono silenzi che sono risposte ed angoli che si imparano a memoria per sbatterci il cuore senza frantumarlo.
L’aria fresca del mattino, il profumo del primo caffè, un grande silenzio, il setaccio di ciò che vale davvero la pena.
Riprendere il filo del discorso dopo molto tempo, dopo molti eventi e fare prove di naturalezza abbassando gli occhi.

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Le prossime rotte

Il caldo, il silenzio inusuale, le prossime rotte, immagini di futuri, sogni che ricorrono, il sale e le parole sulla pelle
Voglia di dolcezza e calore fra i petali e il nettare di una bella estate.
Ci sono cose che amo, come ad esempio rovesciare il punto di vista e quindi camminare sulle nuvole, accogliere la luce invece di proteggersi
Poche parole di un amico che non senti da tempo per ricordarti chi sei, come tuffarsi nella vita ad occhi aperti.
Il suo sguardo addosso mi faceva essere pura luce:mi percorreva, mi accompagnava, uno sguardo che cullava la mia allegria, la mia paura.

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Un bagno di verità

Nel silenzio le tue parole si prendono tutto lo spazio che chiedono, suadenti e soavi mi smarriscono.
Sono sveglia da un’ora. Mi interrogo sui massimi sistemi dell’universo ma anche sugli universi che dentro di me si animano.
Come i volti e gli abbracci che misteriosamente ritornano nei sogni e cerchi di decifrare.
Oggi è la seconda volta che nasco. Nel giorno in cui sono diventata mamma ho apprezzato e capito meglio la meraviglia della vita.
C’è quel momento del viaggio dove coi km scorrono paure, dubbi, attese, attrazioni, un bagno di verità con se stessi.

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Ogni istante era una festa

A volte anche tra gli sguardi le cose migliori sono tra le righe.
Oggi penso a te. A quanto da vicino hai viaggiato con me, standomi dentro ma non soffocandomi, aiutandomi ad essere la donna che sono.
baci dati, che ci aspettano, quelli di cui ci pentiremo, indelebili parte di ciò che si è, sospesi, fatti di musica e parole.
Ogni istante era una festa. Negli occhi lucenti, nelle parole che promettevano mondi, nelle mani che trascendevano il desiderio.
Che bella l’aria fresca dell’alba che si insinua ovunque fino a accarezzare le spalle e risvegliare il ricordo di un brivido.

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Ci vuole

Di quei pomeriggi lunghi, silenti e densi, dove le possibilità bussano ai desideri e i volti irrompono nei sogni gioiosamente.
Il punto erano gli spazi bianchi tra le parole:lími fermavo a pensarti, riempivo quei vuoti di te:era più di un luogo, era tempo e mancanza.
Ci vuole amore. Sulle labbra, fra i pensieri, nei silenzi, addosso e in ogni piccola cosa.
Leggero come una piuma, forte come il vento: così certe parole si fanno sottili per entrare a fondo e restare sulla pelle.
Quante volte inciampi nei miei respiri quando leggendoti ti spoglio?

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La dolce vibrazione

Luglio, il mese che più mi somiglia. Calore, colori, profuma di lavanda e splende di girasoli, ebbro di dolci frutti e tempeste improvvise.
E come la terra ricominciamo più volte in ogni stagione.
Ad esempio svegliarsi con la voglia di Nutella è un ottimo parametro per la rilevazione del calo temperature.
L’odore della terra, del vento e della mancanza che accarezza le corde del cuore in una dolce vibrazione.
Tra le righe abbiamo corso il rischio di scivolarsi l’uno dentro l’altra e fare di ogni parola un nodo d’abbraccio.

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Le estati

Le estati per i bambini sono i momenti di stacco, dove il tempo si sospende in modo apparente per poi procedere ancora più veloce sciogliendosi di sole e ghiaccioli. E’ il momento in cui si ritrovano gli amici, anno dopo anno, al mare, quello stesso mare che li vede  crescere. L’avventura predomina sulla routine, la scoperta e l’inatteso hanno la meglio sulle cose programmate, l’esplorazione degli occhi e dell’anima scandiscono gli istanti che in tempo reale si fanno già ricordo. In fondo è così anche per noi grandi che ci concediamo il lusso dell’ozio, della scottature sulle spalle, dei pensieri leggeri, della voglia di smarrirsi in un blu che sia sguardo e onda, di una spuma bionda che anche da lontano fa pensare a qualcuno di speciale annullando ogni distanza.

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Fragole e parole 17 anni dopo

In un momento molto particolare e impegnativo dal punto di vista personale risalente a un paio di settimane fa circa, sono stata contattata da un gruppo su Facebook. Il gruppo era costituito da persone frequentanti nel 2000-2001 la chat e i forum di Kataweb. Allora era molto giovane ed a oggi resta la mia prima esperienza di ingresso nei mondi “virtuali”. Ero giovane, preparavo il concorso magistrale, curiosa e affamata di stimoli in un momento di incertezza dal punto di vista delle prospettive lavorative e formative. Ho vissuto quell’esperienza con grande coinvolgimento, la possibilità di confrontarsi con persone di età, provenienze e esperienze diverse per me che stavo in provincia e in un periodo un po’ desolato la trovavo stupenda. L’ho anche vissuta (come ogni cosa che mi piace) in modo profondo e attivo, contribuendo alla gestione/animazione operativa degli strumenti comunicativi (chat, forum tematici sulla letteratura) e partecipando ad alcuni raduni per cui uscire dallo schermo era una cosa nuova. Ho creato legami importanti, ho imparato, bene o male, molto sulle community on line, ho imparato in poche parole un modo interessante su come si sta in rete, sulla comunicazione, la relazionalità etc. Ho scoperto un mezzo per comunicare bello. Poi con il nuovo lavoro e altri cambiamenti della mia vita tutto ciò si è chiuso così il mondo fragoloso di Kataweb. Devo dire che da quel momento la mia vita e i miei interessi si sono sempre intersecati col mondo digitale, sia per questioni personali che professionali. Ho iniziato gestire in prima persona forum di cinema, costruire siti, curare un blog diario. L’esperienza del blog resta nel suo complesso quella più completa, forse perchè per fisionomia favoriva uno scambio più profondo e meno approssimativo fra gli utenti. Poi sono arrivati i social, facebook e twitter in primis, e ho arricchito la mia esperienza in alcuni settori riguardanti soprattutto la didattica, la lettura condivisa, il social reading. Il mio sguardo sui libri è uscito dai miei luoghi virtuali per approdare in alcune testate tematiche e non. Nel frattempo il piano nazionale scuola digitale mi ha permesso di spendere anche nel lavoro esperienze e competenze digitali. Un lungo percorrere il tempo, scandito da cambiamenti per pensare che 17 anni sono davvero tanti ma passano in un soffio, portando con sè piccole grandi rivoluzioni. Nel 2000 quando Kataweb spopolava su internet inviare una foto a uno sconosciuto era molto più complicato dal punto di vista strumentale, i rapporti in rete erano agli albori, oggi con gli smartphone è tutto più semplice, rapido, scontato. In 17 anni succedono tante cose, nel mio caso si trova lavoro, ci si laurea, si cambia casa due volte, si diventa mamma, si aprono orizzonti (dal teatro alla fotografia all’organizzazione di eventi). Mi ha fatto davvero “strano” ritrovare persone di chiacchierate spensierate tanti anni dopo. Tutti più grandi, tutti diversi. I legami forti, quelli non li avevo smarriti, ma l’effetto comunità svanisce ovviamente col chiudersi delle esperienze. E allora, per citare il titolo di un libro che amo, “cosa resta di noi”, di queste esperienze comunitarie on line? Credo da quanto ho visto in questi lunghi anni che restino una serie di competenze, allargamento degli orizzonti (qualora uno si sia messo in gioco davvero) che sono utili sul mondo virtuale ma anche su quello reale (dato che comunque i confini sono sempre più labili). Resta di certo il fattore umano: le relazioni, i legami, i contatti sono ciò che rimane, che spingono la frontiera delle possibilità umane, culturali e lavorative più in là. E’ quello che il tempo non cancella a suon di byte, e credo fermamente che siano ancora tuttoggi quello che piò rendere certe esperienze di valore.

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Ruote e Nuvole

Come certe cose che scosse dalla tempesta restano appese al cielo chiedendo di non essere dimenticate.
È bello svegliarsi e sapere che ci sono degli epiloghi, per poi ricominciare…diversamente.
La pianura in una notte d’estate: silenzio, fresco, profumo di terra, colori che nel buio si immaginano.

Di quei fili invisibili che le parole e i silenzi silenziosamente tessono fino ad accorciare distanze e ritrovarsi nudi l’uno davanti all’altro.

Come un giro di giostra quando arrivi nei miei pensieri ed apro gli occhi perchè tu sì che sei vero.

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