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Frederic smarrito nei suoni

D. Lachaud, 66thand2nd

Frederic ha cambiato spesso città, le sue radici sono sparse in mezza Europa, è un ragazzo giovane e con i suoi occhi ci racconta l’ennesimo trasferimento al seguito della famiglia a Tel Aviv. A dire il vero, più che con gli occhi, Frederic ce lo racconta con i suoni: le parole di una nuova lingua che cerca di imparare e le cui parole appunta col dittafono. Un libro drammatico che segue un climax nella tragedia e nel cui percorso si aprono grandi interrogativi e ansie personali e storici. Vengono così messi in luce i rapporti tra Frederic e i suoi familiari in simbiosi con la consapevolezza del corpo che il protagonista fa sua durante la narrazione. Una consapevolezza di corpo come Territorio che ben si adatta agli interrogativi irrisolti del concetto territoriale in Israele e Palestina. Un libro forte, ben scritto e scorrevole, che apre infine le porte sul disagio sociale e psichico come riflesso della schizofrenia di una nazione. Sono molto belli i passaggi puramente linguistici inseriti nella narrazione: la riflessione sull’assenza di presente nei tempi verbali ebraici è solo un esempio per rimarcare come e quanto la lingua sia uno strumento del pensiero e dell’identità, soprattutto per i giovani.

Se è strada viene da lontano, se è strada arriva all’orizzonte. Sono pronto a partire

Più nulla mi separa da me, neppure il mio corpo.

Mio unico territorio è il mio corpo.

La nostra storia è la nostra foza, tutte le nostre storie si sommano per formare la nostra nazione

A ogni vita la sua solitudine. A ogni desiderio la sua libertà. A ogni territorio la sua storia

Il mio occhio sinistro guarda uomini e donne comporre l’umanità.

L’atto di camminare ci ricorda che sappiamo memorizzare ciò che abbiamo imparato al tempo stesso dimenticandolo

Le uniche vere frontiere sono le nostre barriere mentali.

In ebraico essere al presente non esiste. Si può essere al passato, si può essere al futuro

Imparare una lingua mi ha sempre permesso di scoprire come devo guardare il mondo.

Lei vive nel mondo delle parole dette, mentre io vivo nel mondo delle parole scritte.

Ascolto scrupolosamente le onde. Il ritmo della natura mi invade e mi riporta a me stesso

lachaud_suoni_sito

Di sillabari e di stelle

Di sillabari, di stelle, di disastri nelle strade, di compleanni, di cuori altrovi, di corpi avvinghiati. Giornate dalle mille vite.
Io cerco ancora il tuo sguardo che mi veste di gioia mentre mi spoglia
Il tempo passa e cerco di decifrarlo ogni giorno ma tu sei sempre più incomprensibile.
Ci vuole cuore prima di ogni ragionamento, nel bel mezzo di ogni avventura
Le tue parole sono petali di rosa il cui profumo inseguo nelle pagine dei giorni.
Sei l’onda anomala che mi trascina e mi fa ballare, e mi resti come eco di schiuma fra le dita.
Ho una gran fame di te, della tua presenza, della tua comprensione sulla mia vita spesso altalenante.
Esaudirsi, accadersi, avverarsi. Il #buongiorno ha la possibilità sulle labbra.
Ma se poi diventi urgenza allora non resta che corrersi incontro, lasciando alle spalle i destini immaginati e scoprirsi attimo per attimo

Impossibile ritrovare la mia solitudine, dopo che se ne fu andata, o sfuggire al suo strano profumo. #Fante

25 Aprile

Credo che vivere voglia dire essere partigiani.

Fino a scoprire nello scorrere delle ore e dei luoghi, il tocco della tenerezza in ogni giorno
Iniziando fra gli abbracci certe giornate che non hanno voglia di partire si schiude il #buongiorno
Permettendoci la tenerezza, che è un lusso
Io ho solo freddo e per il resto non sento più niente.
Un tremolio tra i pensieri. Era il tuo brivido che a pensarti si accende.
L’odore di caffè nell’aria e sulla pelle quello dei desideri.
Ci vuole delicatezza e coraggio per farsi primavera.

#Imperfetti/06

mi #piaceva la libertà con cui giocando ci appartenevamo
I miei alunni sostenevano che #spiegavo prima con gli occhi poi con le parole ciò che era importante
#lottava fra carne e spirito, cuore e ragione , voglie e coerenza. Ma in ogni caso perdeva sempre. #imperfetti
#Stringevo il tuo petto ogni volta che potevo non preoccuparmi del mondo, perchè c’eri tu con me. #Imperfetti
#Sollevavo lo sguardo dal difficile che stava capitando e vedevo il sole d’improvvso: erano i tuoi occhi.

Volo fragile

alle cose fragili che ci portano in volo.

Per la prima volta i miei ragazzi di terza elementare hanno tirato fuori un argomento di attualità spontaneamente. Abbiamo parlato della tragedia nel canale di Sicilia, provato a spiegare geografie e storie, abbiamo letto alcuni giornali on line. E al di là della difficoltà di capire “perchè” ciò che più li inquietava erano loro…i bambini che erano lì. Una bambina mi ha detto che vedendo il tg della sera si è messa a piangere. Lei, nipote di coloro che arrivarono coi barconi dall’Albania sulle nostre coste pugliesi, piange vedendo chi, come la sua famiglia, cercando un destino migliore,

#‎Toaff‬ testimone della strage di Sant’Anna,si adoperò perchè non fosse oblio nell’armadio della vergogna ‪#‎25AprOnAir‬

Fantasmi dell’al di qua, L. Ricci, La scuola di Pitagora Editore.

“Forse i gesti ci erano mancati più delle parole”

In questa silloge di racconti Luca Ricci ci conduce nel microcosmo familiare dei nostri giorni. Tutte le storie sono ambientate in interni di casa e riguardano nuclei formati da coppie con o senza bambini. Un’indagine nel mondo delle relazioni e dei sentimenti, della complessità dei contesti sociali e personali che Luca ci trasmette col suo ammaliante stile asciutto, preciso, emozionante. Procede per sottrazione l’autore nella narrazione, muovendosi con maestria nel genere del racconto breve di cui si conferma interessante e indiscutibile maestro. La parola di Ricci è una parola ricercata, che mina all’essenza delle cose. Ne escono così personaggi e dinamiche che sanno di “vero”, nella loro dolcezza, nella loro difficoltà. In particolare Ricci ancora una volta dà prova di grande capacità nell’addentrarsi nell’universo femminile e delle sue contraddizioni, offrendoci delle donne di grande impatto: la loro ordinarietà e unicità coesistono come una sinfonia unica capace di stregare il lettore. Si sente la presenza della protagonista di “Mabel dice sì” in queste donne, come trampolino di lancio per superarsi e passare da una definizione quasi fiabesca a una più realista. Un piccolo grande gioiello dalla cifra autoriale netta che si differenzia nel panorama delle recenti pubblicazioni.

 

 

Arte Libera

Immersione nell'arte virtuale

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piccole storie inverosimili da gustarsi in posizione orizzontale.

Il coraggio di osare

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