Charles Bukowski al cinema. Storie di sbronze e di pop corn. [Recensione libro]

Ho letto questo libro a cura di Michele Nardini edito da Giovane Holden nel 2015 con grande interesse, perchè raramento si riscontra un ritratto obiettivo e e efficace di uno scrittore indiscutibilmente protagonista del romanzo mondiale. Nardini ci offre inizialmente uno spaccato sulla vicenda esistenziale e narrativa di Bukowski, con uno stile scorrevole, familiare, accurato nella ricerca. Solo dopo aver abbozzato il ritratto dello scrittore americano, ci accompagna nella restituzione che il cinema ha fatto delle sue opere e del suo personaggio. Se della prima parte si apprezza molto l’agilità narrativa e la trasparenza nel portare nelle pagine l’incontenibile Buk, è nella seconda parte dedicata al cinema che lo spirito critico e visionario di Nardini viene maggiormente fuori. Principali opere di Bukowski tradotte in film sono state Storie di ordinaria follia, BarflyFactotum rispettivamente da Marco Ferreri, Barbet Schroeder e Bent Hamer.

Nardini offre un’analisi acuta dei film in rapporto alle opere, alla poetica, alla vita di Bukowski e coglie l’occasione per portarci nei mondi in cui l’autore transitava quotidianamente e nelle fasi della sua vita. Nardini inoltre attraverso l’analisi comparata dei film con la scrittura, ci offre anche una visione densa e interessante dell’American dream e della sua frantumazione.

Un libro da leggere per avvicinarsi a uno dei più importanti autori di fine secolo ma anche per un approccio diverso alle arti cinematografiche e letterarie che emergono nella narrazione analitica di Nardini.

 

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Lettere a Milena [Recensione libro]

Lettere a Milena (F. Kafka, Mondadori, 2017)

“la mia paura è la mia essenza e probabilmente la parte migliore di me”.

“Lettere a Milena” raccoglie le epistole scritte dall’autore ceco a Milena Jesenska, una donna per cui Kafka ha provato un amore travolgente e a senso unico.

Sono lettere di passione e di passioni. In questa raccolta infatti emerge tutto l’amore dell’autore per Milena ma anche la passione per la scrittura, per la lettura, per l’osservazione del mondo intorno a sé e del contesto storico.

Il rapporto con Milena emerge come una relazione altalenante fra grandi slanci, utopie, impossibilità di essere ma anche caratterizzato da una profondità intellettuale e emotiva dei due protagonisti.

Un rapporto fatto di pochi incontri e di molta scrittura è quello che si configura nell’epistolario e che trova, in qualche modo, l’essenza di una straordinaria modernità. Milena si troverà a un certo punto davanti al bivio dovendo scegliere tra il marito e Kafka: in questa sua capacità di stare nell’indecisione Kafka ci regala un’urgenza e una resistenza molto femminile nonché un amore straordinario da parte dello scrittore.

In questo senso la scrittura diventa l’algoritmo della parabola sentimentale tra i due personaggi fino a farsi sempre piu’ dolorosa e rarefatta, e arrivare a scomparire. Infatti lo stesso Kafka arriverà a capire che tale grande passione necessita di andare oltre le lettere stesse per poter maturare e farsi esistenza pura. All’impossibilità di questa prospettiva Kafka sceglierà il silenzio.

 

“Non dirmi che hai paura” [Recensione libro]

“Non dirmi che hai paura” ( G. Catozzella, 2014, Feltrinelli)

Quel giorno invece all’improvviso quegli altri siamo diventati noi, e la morte si è ripresa tutto il suo valore.

Questo romanzo amaro, coinvolgente, profondo mi è stato consigliato da una mia amica adolescente, 13 anni e lo sguardo appassionato e sincero. Mi ha colpito come una storia così dove sport, diritti umani e dolore si intrecciano potesse colpire una ragazzina.

Catozzella racconta la vicenda di Samia, ragazzina di Mogadiscio, atleta indiscussa nella corsa. Sogna grandi orizzonti insieme all’amico Alì che diviene il suo allenatore. La sua corsa è decisa, faticosa, determinata, è una sorta di riscatto personale e di un intero popolo e parte del mondo. Non manca il confronto spesso serrato con gli integralisti, i cambiamenti socio politici del suo Paese, malgrado i quali riesce a candidarsi alle Olimpiadi di Pechino. Arriva ultima, ma il piazzamento non è importante: agli occhi del mondo nelle sue gambe hanno corso simbolicamente tutte le donne musulmane. I sogni però non sono ancora al traguardo: Samia vuole arrivare a Londra 2012 per vincere. Ormai i diritti fondamentali nel proprio paese sono calpestati e allora Samia tenta di andarsene intraprendendo quel viaggio comune e doloroso, noto e sempre attuale:passa dal deserto per arrivare dalla Libia via mare in Italia incontro a un destino a fatale.

Catozzella ha avuto la capacità di restituire una storia vera intrecciandola con dolcezza e autenticità: senza rinunciare al dramma insito nella biografia di Samia, sa vicolare attraverso una narrazione fresca e coraggiosa emozioni, episodi, questioni struggenti.

E’ un libro importante e il fatto che possa piacere agli adolescenti ci conferma come l’attualità possa essere narrata senza fare sconti accendendo nei più giovani la consapevolezza e la voglia di cambiamento. Sarebbe bello se tutto ciò potesse capitare anche ai grandi: una storia di grande sport e umanità, una storia su uno dei più grandi delitti dell’Occidente contemporaneo, gli sbarchi. Questioni ancora aperte che accendono dibattiti sterili, facendo spesso perdere di vista l’umanità che Catozzella ci rende in modo esemplare.

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Rione serra venerdì [Recensione libro]

Rione serra venerdì [M. Venezia, EInaudi]

Imma Tataranni, pm della procura di Matera, torna al centro di un nuovo giallo trovandosi a indagare sulla misteriosa uccisione di una sua ex compagna di liceo.

In questo salto temporale fra presente e passato, si delineano tutte le sfumature che caratterizzano la Basilicata come una terra di confine. Un passato agreste, misterioso, povero fa da controcanto a un presente dove la capitale della cultura europea si offre a un turismo sempre più famelico. L’indagine prosegue con ritmo serrato, avvincente tra bambini di ieri e di oggi, rievocazioni di una immigrazione crudele e necessaria. La vera forza del romanzo sta nella protagonista, una quarantenne spregiudicata, autentica, forte, che associa alle difficoltà del proprio lavoro, la quotidianità di una quarantenne madre di adolescente, moglie di Pietro, attratta da un maresciallo sempre più risoluto. Lotta senza rinunciare mai a se stessa nell’ambiente difficile e competitivo della procura. È un personaggio femminile, empatico, in cui si riflette la forza primordiale delle donne, la continua sfida di affermazione che le caratterizza e la fedeltà a se stessi.

Un romanzo intenso, incalzante, con un personaggio convincente capace di reggere la trama, gli eventi e i percorsi emozionali che si diramano fuori dagli stereotipi di genere e, per questo, molto vicino a chi legge.

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“Le tre del mattino” [Recensione libro]

Le tre del mattino” (G. Carofiglio, Einaudi 2017)

Se la gente crede che la matematica non sia semplice, è soltanto perchè non si rende conto di quanto complicata sia la vita” J. V. Neumann

Inizio anni ottanta, un padre e un figlio si ritrovano forzatamente a trascorrere un paio di giorni a Marsiglia, dovendo restare sempre svegli: ecco “Le tre del mattino”, una lettura immersiva nei rapporti più complessi.

Nel tempo che si dilata dalla necessità impellente, emergono lentamente quesiti, risposte, punti di vista rimasti appannati fino a quel momento. E’ un tempo vissuto in maniera piena, sullo sfondo vivace, realista, gioioso e brillante della costa francese, con venature sinistre di malinconia e di jazz.

Padre e figlio gradualmente si riscoprono e avviano in tal modo, lungo un dialogo serrato e vivace, una nuova scoperta e accoglienza dell’altro. In questo processo anche la figura materna è evocata, presente e centrale come paramentro di confronto per emozioni, ricordi e fatti.

Il romanzo di Carofiglio procede con l’intensità di un’opera scultorea, ossia sottraendo per arrivare all’autenticità e alla realtà delle cose. I due personaggi sanno catturare l’attenzione del lettore, con la loro spiccata personalità costellata di umane imperfezioni.

E’ quindi un romanzo sulla necessità di scavare nei legami più profondi come prima tappa per conoscere e riabilitare se stessi. Come negli altri lavori di Carofiglio, la parola è ricercata, esatta, chirurgica, in grado così di comunicare tutta la portata della storia e dei sentimenti conturbanti che la animano. Grandiosa risulta la resa di Marsiglia, colta nella sua interezza, al di là del trascorrere del tempo: una città fiera, lucente, vitale, con angoli più nostalgici e inquietanti. E’ anche un romanzo sull’importanza del talento, sull’urgenza di riconoscerlo e di coltivarlo. Ed è, effettivamente, un romanzo sul tempo, tempo che in fuga ci sprona a vivere profondamente i rapporti nel momento e a rimediare qualora non sia accaduto.

Una bella prova per Carofiglio che conferma di sapersi muovere con maestria anche fuori dal giallo, genere a lui congeniale, offrendo un romanzo capace di soddisfare il lettore e portarlo nei meandri dei rapporti familiari.

«Nella vera notte buia dell’anima sono sempre le tre del mattino» F. S. Fitzgerlad

L’autore

Gianrico Carofiglio (Bari, 1961), in precedenza magistrato, è autore di saggi, romanzi e racconti divenuti best seller tradotti in tutto il mondo. Con “Testimone inconsapevole” ha aperto la strada del thriller legale italiano.

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Il mio 2018 in libri

Con grande ritardo, ho raccolto i libri letti in questo 2018. Ho letto dei libri interessanti, alcuni molto, molto particolari, tutti mi hanno lasciato qualche segno.

Est (Ricuperati, Tunuè), Una donna (S. Aleramo, Feltrinelli), Nata per te (Trapanese-Mercadante, Einaudi), La storia di Viareggio (Pomella, Typimedia), Carnaio (Cavalli, Fandango), Sono solo mascheroni (Cinquini, Pezzini), Istruzioni per diventare fascisti (Murgia, Einaudi), Mio fratello (Pennac, Feltrinelli), La parte migliore (Raimo, Einaudi), Gli scellerati (Dard, Garzanti), Ogni ricordo un fiore (Lo Cascio, Feltrinelli), L’animale femmina (Canepa, Einaudi), Abbiamo toccato le stelle (Gazzaniga, Rizzoli), Come distinguere gli amici dalle scimmie (Cuppy, Add editore), La fisica dell’amore (Monteleone, les Flaneurs), Sabbia nera (Cassar Scalia, Einaudi), La festa nera (Bellocchio, Chiare lettere), I cani romantici (Bolano, Sur), La strega delle bizze (Bonuccelli, Topferr), A mano disarmata (Angeli, BaldinieCastoldi), Come una famiglia (Simi, Sellerio), Notti in bianco, baci a colazione (Bussola, Einaudi), Lo stupore della notte (Pulixi, Rizzoli), Polvere (Pandiani, Rizzoli), L’uomo che dorme (Paola Ciregia, Eretica edizioni), Una frase un rigo appena (Puig, Sur), Una donna (Ernaux, L’orma), Colpisci il tuo cuore (Nothomb, Voland), Scene da un matrimonio (Updike, Clichy), 108 metri (Prunetti, Laterza), Le case del malcontento (Naspini, E/O), Il libro del mare (Stroksnes, Iperborea), A misura d’uomo (Camurri, NN editore), Clessidra (Dani Shapiro, ed. Clichy), L’impero del sogno (Santoni, Mondadori), Firenze mare (Innocenti, Perrone), A livello del mare (Del Monte, Maison Nouvelle Vague), Le assaggiatrici (Pastorino, Feltrinelli), Mrs. Palfrey all’Hotel Claremont” ( E. Taylor, Astoria), Grandangolo ( S. Somekh, Giuntina), Kabukicho (D.Sylvain, 66th & 2), La nemica ( B. Schisa, Neri Pozza), Sono puri i loro sogni (Bussola, Einaudi), Mandami tanta vita (Di Paolo, Feltrinelli), Il ladro e i cani (Mahfuz, CDS), A libro aperto (Recalcati, Feltrinelli), Il figlio maschio (Torregrossa, Garzanti), Sono io la tua sposa marina (Borghesi, Iguana), Gli anni al contrario (Terranova, EInaudi), L’uomo che trema (Pomella, EInaudi), Gli autunnali  (Ricci, Teseo), Come fermare il tempo (Haig, EO), Psicoanalisi immaginaria di F.Khalo (Palermo-Dalle Luche, Mimesis)-

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“Addio fantasmi” [Recensione libro]

Addio fantasmi, N. Terranova, Einaudi 2017

“La memoria è un atto creativo: sceglie, costruisce, decide, esclude; il romanzo della memoria è il gioco più importante che abbiamo”.

Un felice ritorno quello di Nadia Terranova con “Addio fantasmi”, scrittrice siciliana che ha rapidamente e giustamente catturato l’attenzione del grande pubblico con il suo primo romanzo “Gli anni al contrario”.

Nadia ritorna ai temi familiari e relazionali, alla memoria e all’infanzia e lo fa con la grande maestria già dimostrata nell’esordio. La giovane Ida ritorna nella casa materna di Messina per aiutarla in un trasloco. L’avento sarà l’occasione per ripensare con grande dolore e sofferenza all’assenza del padre, malato di depressione e scomparso quando Ida era adolescente. Negli oggetti e nei luoghi che spiano la protagonista con crudeltà, la donna guarda da dentro ricordi, paure e ferite, con autenticità e appropriandosi delle parole per dare il nome alle proprie inquietudini.

Il libro “Addio fantasmi” colpisce per la schiettezza che la protagonista narratrice regala a se stessa e che, in qualche modo, pur nella difficoltà, sarà il “farmaco” per una liberazione intima. Il libro è da “sorseggiare”: pur essendo travolgente per il lettore, richiede di essere gustato sia per il piacere della lettura introspettiva che offre, sia per i temi con cui scolpisce le emozioni e i pensieri di chi legge. Il rapporto col corpo, con la madre, l’amicizia, i primi amori e gli amori a distanza, sono narrati con abilità e grande empatia. Ancora una volta Nadia Terranova fa centro con un romanzo complesso capace di ritagliarsi un posto ben definito nella narrativa italiana contemporanea.

Noi non conservavamo per ricordare, ma per sperare; tutti gli oggetti ricoprivano un ruolo e avviavano un ricatto, e ora sono intorno a me a guardarmidxd2z0wwwautc4m

“La vita agra” [Recensione libro]

La vita agra” (Bianciardi, Feltrinelli)

“succede sempre, in tempi di guerre e rivoluzioni, che un uomo e una donna si amino subito, senza le usuali trafile del corteggiamento.”

In pieno boom economico, Bianciardi propone nel 1962 il romanzo “La vita agra”. La storia di un giovane intellettuale che lascia la famiglia, moglie e figlio, per andare dalla Maremma a Milano, con lo scopo di riscattare con una bomba nell’edificio dell’azienda proprietaria i morti sul lavoro in una miniera.

Il riferimento storico è infatti l’incidente nelle miniere di Ribolla del 1954 dove persero la vita 43 lavoratori. Il romanzo è largamente autobiografico e segna la diffusione presso il grande pubblico di Luciano Bianciardi che già aveva focalizzato l’attenzione sul lavoro come nell’opera “Il lavoro culturale”. Il giovane intellettuale infatti tenta di affermarsi in diversi lavori editoriali legati al giornalismo in un mondo di arido arrivismo. Instaura una relazione libera con Anna, pur dovendo mantenere la famiglia lontana. Si ritrova così egli stesso a essere parte di un sistema economico contraddittorio con ampie ripercussioni sul piano personale e lavorativo.

Il libro offre in maniera diretta e lampante un’acuta analisi e critica del mondo del lavoro durante gli anni del miracolo italiano e si ritaglia un posto unico nel panorama letterario proprio per la cifra stilistica.

Bianciardi persegue una narrativa fortemente autobiografica e legata al vero, dove la voce narrante del protagonista incarna spietato gli aspetti più realistici e crudeli del nuovo capitalismo milanese.

L’opera di Bianciardi resta una pietra miliare per la proposta di una narrativa forte, autentica e onesta, estremamente moderna nei contenuti e nella forma.

Uno dei temi più importati che emergono nella storia de “La vita agra” è la disumunizzazione dei rapporti personali dovuta all’ansia produttiva sul posto di lavoro, un nodo irrisolto che si è riproposto senza soluzione fino ai nostri giorni.

Nell’atteggiamento del protagonista che si oppone silenziosamente ai meccanismi di un’etica legata al benessere, risiede probabilmente la piccola grande esemplare rivoluzione.

Tutto quello che c’è di medio, è aumentato dicono contenti. E quelli che lo negano propongono però anche loro di far aumentare, e non a chiacchiere, le medie; prelievo fiscale medio, la scuola media e i ceti medi. Faranno insorgere bisogni mai sentiti prima. (…) A tutti. Purché tutti lavorino, purché siano pronti a scarpinare, a fare polvere, a pestare i piedi, a tafanarsi l’un con l’altro dalla mattina alla sera.”

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